Quando si può ricorrere contro la sospensione della patente? Come fare?

// Diritto Civile  

Quando si infrange il codice della strada sono previste diverse sanzioni. Per alcune violazioni, ritenute maggiormente gravi dalla legge, il codice prevede sanzioni accessorie particolarmente afflittive come, ad esempio, la sospensione della patente.

1. La sospensione della patente

Esempio di sanzione accessoria è la sospensione della patente: in questo caso si deve rinunciare, per un periodo di tempo la cui durata varia a seconda del tipo di violazione, al titolo che abilita ed autorizza a circolare su di un automezzo.

La sospensione ha natura sanzionatoria e cautelare: è volta ad evitare che chi ha già infranto il codice della strada, le regole amministrative o commesso un illecito penale reiteri la propria condotta lesiva dell’incolumità altrui.

Essa si applica soltanto nei casi tassativamente previsti dalla legge, tra i motivi più importanti vi rientrano la guida in stato d’ebbrezza (con tasso alcolemico oltre i limiti consentiti) e il superamento dei limiti di velocità.

Esistono quattro tipologie di sospensione:

- Sospensione come sanzione accessoria a seguito di illecito amministrativo: in tal caso si ha una violazione del codice della strada (es. eccesso di velocità). La sospensione “avviene già su strada”. Ovvero la patente viene ritirata dall’agente accertatore (es. polizia stradale), all’atto di redazione del verbale, il quale provvede a trasmetterla al prefetto entro cinque giorni. Nei quindici giorni successivi, il provvedimento sarà adottato dal prefetto mediante ordinanza con la quale si decreterà e si stabilirà la durata della sanzione. La decisione sarà poi comunicata dalla prefettura all’interessato.

- Sospensione come sanzione accessoria a seguito di reato: in tal caso si tratta di reati per i quali il codice della strada prevede la sospensione della patente (es. guida in stato di ebbrezza dovuto a alcool o stupefacenti, rifiuto di sottoporsi ad alcool test, gare di velocità non autorizzate ecc.). La patente viene immediatamente ritirata dall’agente accertatore e sarà poi il giudice penale a confermare la sospensione, che sarà del tutto autonoma rispetto alla pena inflitta per il reato commesso. Presupposto per la condanna sarà dunque una pronuncia di condanna del giudice.

- Sospensione come misura cautelare amministrativa: in tal caso vengono meno alcuni presupposti essenziali della patente stessa (es. perdita dei requisiti psicofisici necessari per poter guidare). Pertanto potrà essere la stessa Motorizzazione Civile a disporre la sospensione qualora, in sede di accertamento sanitario per la conferma del titolo, accerti la perdita dei requisiti psicofisici.

- Sospensione come misura cautelare amministrativa in caso di reatoche derivi dalla violazione del codice della strada: (per esempio in caso di lesioni colpose a seguito di incidente stradale): essa viene applicata dal Prefetto qualora esistano fondati elementi di evidente responsabilità del conducente e sempre che non sia decorso troppo tempo dalla commissione del fatto (altrimenti si perde l’esigenza cautelare).

Durante il periodo di sospensione non sarà possibile guidare, ove vi fosse una trasgressione il cittadino incorrerebbe nella sanzione della revoca della patente, del fermo amministrativo per tre mesi e naturalmente di una multa di grande entità.

Al termine di tale periodo la patente sarà restituita, l’interessato potrà ritirarla presso la Prefettura o presso un organo di polizia nelle vicinanze della sua residenza (se richiesto appositamente).

2. Il ricorso avverso la sospensione della patente

Il cittadino che ritenga illegittima la sospensione della patente può presentare opposizione nei confronti del relativo provvedimento.

Nel caso di sospensione come sanzione accessoria a seguito di illecito amministrativo, sarà possibile presentare ricorso al giudice di pace territorialmente competente. Questi è quello del luogo in cui è stata commessa la violazione. Il termine per proporre il ricorso sarà di trenta giorni dalla notifica del provvedimento di sospensione.

In caso di sospensione come sanzione accessoria a seguito di reato, sarà possibile impugnare la sentenza penale che ha disposto anche la sospensione (ricorso in Appello o in Cassazione).

Qualora venga disposta la sospensione come misura cautelare amministrativa (perdita dei requisiti psicofisici), sarà possibile presentare ricorso al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti o ricorso al T.A.R. entro 60 giorni dalla notifica del provvedimento.

Viceversa, nella situazione in cui si verifichi la sospensione come misura cautelare amministrativa che derivi dalla violazione del codice della strada (incidente con omicidio o lesioni colpose), si dovrà presentare ricorso al giudice di pace entro trenta giorni dalla notifica del provvedimento di sospensione.

Qualora il periodo di sospensione sia breve (30/45 giorni) non vale la pena fare alcuna opposizione, considerando “i tempi” della giustizia. In tal caso sarà logico impugnare la sanzione principale chiedendo la sospensione della sanzione accessoria.

La gravità della sospensione è molto sentita se a subirla è una persona abituata “a lavorare con la patente” (es. agenti di commercio, autotrasportatori). Pertanto, nei soli casi di sospensione relativi ad un illecito amministrativo, l’interessato potrà chiedere al Prefetto un permesso per motivi di lavoro. Ovvero si potrà richiedere l’autorizzazione alla guida laddove la patente sia necessaria per svolgere un mestiere o per raggiungere il luogo di lavoro.

L’istanza, motivata e documentata, deve essere presentata entro cinque giorni dalla notifica del provvedimento. Il Prefetto può autorizzare la guida in determinate fasce orarie per motivi di lavoro e in ogni caso non oltre tre ore al giorno (es. se è impossibile o estremamente gravoso raggiungere il posto di lavoro con altri mezzi, neppure quelli pubblici).

Fonti Normative

- Lgs 150/11

- Legge n. 41/16

- Cassazione Sezioni Unite Penali, sentenza n. 17/00

- Cassazione Civile, sezione IV, sentenza n. 35922/12

- Cassazione Penale, sezione IV, sentenza n. 31/13

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