La definizione di “avvocato antistatario” è desumibile dall’art. 93 c.p.c. laddove si prevede che l’avvocato, che abbia ricevuto mandato per la lite e il quale dichiari di aver prestato assistenza al proprio cliente senza, peraltro, aver riscosso a tale titolo gli onorari che gli sarebbero spettati e anticipando, tra l’altro, le spese necessarie ai fini dell’istruzione del giudizio, può chiedere al magistrato che in caso di esito vittorioso per il suo cliente la controparte sia condannata a pagare le spese legali direttamente in suo favore.

Differenza tra avvocato antistatario e distrattario

La fisiologica conclusione di un giudizio civile è quella secondo cui il giudice che si è occupato dell’istruttoria dello stesso pronunci sentenza. Quest’ultima consiste nell’atto conclusivo del processo con il quale il magistrato decide nel merito della controversia, statuendo quale sia la parte che, sulla base delle prove che gli sono state fornite e che ha liberamente valutato, deve ritenersi vittoriosa.

Di norma, nella medesima sentenza con la quale decide le sorti del giudizio il giudice decide anche sulla condanna alle spese processuali, in ossequio al principio della soccombenza. In tal modo al pagamento delle spese è tenuta a provvedere la parte che ha perso il giudizio e vi provvede versando quanto dovuto nelle mani della controparte.

Se quella appena delineata è la regola generale in materia di condanna alle spese del giudizio bisogna, tuttavia, considerare che esistono delle eccezioni, ossia delle ipotesi in cui la condanna alle spese viene assoggettata a regole differenti.

Si tratta dei casi in cui l’avvocato che ha assistito una delle parti in giudizio si sia dichiarato antistatario ovvero in cui si faccia luogo a distrazione delle spese. Nel paragrafo seguente ci si propone di analizzare quando ricorrono le situazioni prospettate, quali sono le peculiarità e cosa le caratterizzano.

Che differenza c’è tra avvocato antistatario e avvocato distrattario?

La definizione di “avvocato antistatario” è desumibile dall’art. 93 c.p.c. laddove si prevede che l’avvocato, che abbia ricevuto mandato per la lite e il quale dichiari di aver prestato assistenza al proprio cliente senza, peraltro, aver riscosso a tale titolo gli onorari che gli sarebbero spettati e anticipando, tra l’altro, le spese necessarie ai fini dell’istruzione del giudizio, può chiedere al magistrato che in caso di esito vittorioso per il suo cliente la controparte sia condannata a pagare le spese legali direttamente in suo favore.

In tale situazione, pertanto, la parte soccombente, anziché pagare il dovuto per le spese alla controparte corrisponderà la somma direttamente al legale di questa e in tal modo si libererà dell’obbligazione impostagli dalla statuizione del giudice.

Ciò comporta che tra la parte soccombente e il difensore della parte vittoriosa viene a sorgere un diritto di credito autonomo ed indipendente rispetto a quello che sussisteva in origine tra i contendenti.

Ne consegue che, qualora sorga una controversia avente ad oggetto questo trasferimento del diritto alle spese, il difensore antistatario assumerà in quella sede la veste di parte e, in quanto tale, sarà legittimato a chiedere il pagamento per il recupero dell’importo a lui spettante per le spese sostenute e gli onorari maturati mediante intimazione di atto apposito, normalmente un atto di precetto. (Cfr. Cass. n. 20744/2011 e Trib. Bari 30/01/2012).

Può, tuttavia, prospettarsi una situazione leggermente più complessa, ossia quella in cui, prima che l’avvocato antistatario abbia conseguito il rimborso delle spese e degli onorari che gli sono stati riconosciuti secondo le modalità e le forme previste poco sopra, la parte assistita dimostri di aver provveduto alla soddisfazione del credito vantato dal difensore per le spese e gli onorari.

In tale evenienza la parte assistita stessa potrà domandare al giudice la revoca del provvedimento di assegnazione della somma, mediante ricorso alla procedura di correzione delle sentenze. Inoltre, la più recente giurisprudenza in materia è orientata nel senso di ritenere che l’avvocato antistatario è tenuto alla restituzione di quanto ottenuto dalla parte soccombente allorché in appello venga riformata la sentenza relativa al giudizio in cui aveva chiesto che le spese fossero a lui direttamente assegnate.

La riforma o la Cassazione della sentenza provvisoriamente eseguita ha, infatti, effetto restitutorio e di ripristino della situazione precedente (cfr,, tra le altre, sentenza Cass. 28/01/2016, n. 1526).

Quando si può chiedere la distrazione delle spese?

In ogni caso, si ritiene che, nel caso di condanna alle spese in favore del procuratore antistatario quest’ultimo sarà tenuto, innanzitutto, ad emettere regolare fattura nei confronti del proprio assistito nonché a rilasciare alla parte soccombente una ricevuta per le spese da quest’ultima sostenute e, infine porre bene in evidenza nella fattura rilasciata al proprio cliente che il pagamento per la somma dovuta è stato effettuato dalla parte soccombente.

Un profilo da prendere in considerazione in proposito è quello che attiene alla detrazione della fattura emessa in tale contesto ai fini fiscali. Si ritiene che il cliente possa portarla a detrazione. Sarà, tuttavia, tenuto solamente al pagamento esclusivamente dell’importo corrispondente all’IVA, essendo il soggetto passivo dell’imposta avente diritto alla detrazione.

Di contro, la parte soccombente, che è quella che effettua materialmente il pagamento, non ha diritto alla detrazione ai fini fiscali, sicché l’importo da addebitarle mediante ricevuta non annovera l’esposizione dell’IVA.

Tuttavia, può accadere che la parte vittoriosa non abbia titolo, per qualifica, a detrarre l’IVA. In tale ultima evenienza anche l’IVA verrà posta a carico della parte soccombente. L’avvocato distrattario è l’avvocato che, dopo aver effettuato domanda apposita, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 93 c.p.c., abbia ottenuto dal giudice nella stessa sentenza di condanna alle spese la distrazione di queste ultime a suo favore in ragione degli onorari non riscossi e delle spese sostenute per il giudizio (si pensi al contributo unificato, al costo delle copie, et cetera).

Resta fermo che, se la condanna alle spese mediante il procedimento di distrazione ammonta ad un importo inferiore rispetto a quello originariamente pattuito con il proprio cliente, il difensore può in ogni caso rivolgersi a quest’ultimo per ottenere il pagamento della somma residua di cui alla parcella, che altro non è che la parte che eccede la somma liquidata dal giudice con la condanna alle spese di cui alla procedura di distrazione delle spese.

Resta da chiedersi se le parti coinvolte nel contesto di un’operazione di distrazione delle spese processuali necessitino per i dovuti adempimenti dell’ausilio di un legale. Orbene, in proposito si può osservare che l’avvocato che, ai sensi dell’articolo 93 c.p.c., si dichiari antistatario e voglia domandare che il giudice, nella sentenza che definisce il giudizio con contestuale pronuncia di condanna alle spese, può effettuarlo in proprio mediante apposita istanza.

Diversamente, necessiterà dell’assistenza di un suo collega (caso che ha già avuto modo di verificarsi nella pratica) allorquando la disposizione del magistrato con cui condanna alla distrazione delle spese in suo favore venga espressamente sottoposta ad impugnazione e, quindi, dedotta come autonomo motivo di appello. Si rammenta, in ogni caso che il legale distrattario non è mai legittimato a contestare il quantum delle spese liquidate in sentenza.

Per quanto, infine, attiene alla posizione del cliente dell’avvocato distrattario occorre osservare che ad esso è riconosciuta, come già si è accennato, la possibilità, fintanto che l’avvocato non abbia ancora conseguito il rimborso che il giudice gli abbia attribuito, di chiedere al magistrato la revoca del provvedimento di attribuzione, nelle forme della correzione delle sentenze qualora riesca a dimostrare di aver già provveduto a pagare al legale il dovuto per gli onorari e le spese.

La parte potrà presentare al giudice domanda ad hoc personalmente, allegando tutta la documentazione che provi l’avvenuto pagamento.

Novità legislative 2022

E’ importante, in tema di distrazione di spese di lite in favore dell’Avvocato, segnalare l’importante e recentissima pronuncia della Corte di Cassazione. Con ordinanza n. 6714/2022, resa nel Novembre del 2021, depositata il 1° Marzo 2022, i giudici della Suprema Corte hanno, infatti, deciso i rimedi esperibili contro una sentenza che abbia omesso di pronunciarsi sulla istanza di distrazione delle spese legali, ex art. 93 c.p.c.

Gli ermellini hanno stabilito che, in mancanza di espresse previsioni legislative, il rimedio da esperire avverso un provvedimento carente di tale pronuncia, in rispetto del principio di economia processuale, è quello istaurare un procedimento per correzione degli errori materiali della sentenza, ex artt. 287 e 288 c.p.c.

Pertanto, qualora una parte del corso del processo abbia fatto apposita istanza di distrazione delle spese di lite e questa non sia stata decisa dal giudice nella sentenza, non bisognerà impugnare il provvedimento attraverso atto di appello, bensì basterà fare un ricorso allo stesso giudice che ha emesso la sentenza, con significativo risparmio di tempi e di costi del processo.

RIFERIMENTI NORMATIVI E GIURISPRUDENZIALI

  • Art. 93 c.p.c.
  • Cass. n. 20744/2011
  • Trib. Bari 30/01/2012 Cass. 28/01/2016, n. 1526