Quando una causa civile va in prescrizione?

Il processo civile inizia con un atto di citazione, seguito dalla fase dell'esperimento delle prove, per concludersi con la pubblicazione della sentenza. Una causa civile va in prescrizione però, se tutte le fasi del processo non vengono concluse per tempo.

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1. Le cause civili

Nell'ordinamento italiano esistono vari tipi di processi civili, differenziati dal criterio della competenza per valore e per materia:

  • innanzi al Giudice di Pace;
  • innanzi al Tribunale Ordinario;
  • in materia di locazione;
  • in materia di lavoro;
  • in materia di contravvenzioni;
  • per il recupero del credito;
  • per la vendita dei beni pignorati.

2. Durata di una causa civile

Le tempistiche previste per l'esperimento di una causa civile, generalmente lunga nell'ordinamento italiano, dipendono anche dalla materia di cui è causa.

Ci sono materie, infatti, per le quali il Legislatore richiede l'esperimento di un tentativo conciliativo: la mediazione, un organismo privato che ha il compito di tentare una conciliazione tra le parti prima che abbia inizia il processo civile vero e proprio.

Uno strumento questo cosiddetto deflattivo del contenzioso civile che, ha lo scopo di alleggerire il carico di lavoro assegnato ai Giudici. Se però questo dovesse risultare infruttuoso, apparirà agli occhi del cittadino certamente un'ulteriore “perdita di tempo”.

Se poi, a seguito della pubblicazione della sentenza di primo grado, la parte soccombente (quella che ha perso la causa), deciderà di proporre Appello e poi Cassazione, le tempistiche si allungheranno ulteriormente.

3. Motivazione della durata di una causa civile

Le cause delle lungaggini di un processo civile possono essere individuate guardando al processo civile sotto un triplice aspetto:

  • dal punto di vista del Giudice, che molto spesso fissa le udienze a distanza di parecchi mesi, complice il numero elevato di cause allo stesso assegnate;
  • dal punto di vista dell'Avvocato, che molto spesso potrebbe evitare di chiedere rinvii di udienze quando la strategia difensiva risulta essere già decisa ed impostata;
  • dal punto di vista della Legge, “a causa” del garantismo che riconosce al cittadino.

4. La prescrizione

L'inerzia del titolare del diritto soggettivo per un determinato periodo di tempo stabilito dalla legge produce l'estinzione del diritto stesso: la prescrizione.

Le norme che stabiliscono la prescrizione del diritto e il tempo necessario affinché un diritto debba essere considerato prescritto sono norme inderogabili, in quanto l'istituto della prescrizione risponde ad un'esigenza di certezza dei rapporti giuridici. Si tratta, dunque, di un istituto di ordine pubblico.

Non tutti i diritti però sono prescrivibili. Come i diritti indisponibili, che derivano dagli status personali, come ad esempio la responsabilità genitoriale, prima definita “potestà genitoriale”. Dall'esempio appena fatto, è evidente che tali diritti sono attribuiti al titolare nell'interesse generale dell'ordinamento, costituendo per il titolare sia un potere che un dovere.

Il presupposto della prescrizione è, dunque, l'inerzia ingiustificata del titolare del diritto. Il tempo necessario stabilito dalla legge inizia a decorrere dal giorno in cui il diritto soggettivo avrebbe potuto essere esercitato.

Quanto al tempo richiesto dal Legislatore, si distingue:

  • la prescrizione ordinaria, da applicarsi in tutti i casi in cui la legge non stabilisce diversamente, di 10 anni (20 per l'usucapione e per i diritti reali su cose altrui);
  • la prescrizione breve, 5 anni per il diritto al risarcimento del danno che consegue ad un illecito civile, i diritti derivanti da prestazioni periodiche, i diritti che conseguono a rapporti societari, 1 anno per i diritti che conseguono a particolari rapporti di tipo commerciali (ad esempio la mediazione).

Fonti normative

Sezione II e Sezione III, Titolo I, Libro I, cod. proc. civ.

Sezione I, Capo I, Titolo V, Libro VI, cod. civ.

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