Un ospedale cattolico può licenziare un medico risposato?

Il divario presente tra fede personale e legge dello Stato non affligge solo l’Italia. Al di là delle questioni riguardanti l’obiezione di coscienza per pratiche quali aborto ed eutanasia, la questione è arrivata a toccare la stessa vita privata dei lavoratori.

Ultimo aggiornamento: 3/6/2026

È successo in Germania, dove un medico appartenente a un ospedale cattolico si è visto licenziare a causa del secondo matrimonio contratto dopo il divorzio. Il caso è stato esaminato dalla Corte di Giustizia Europea con sentenza C-68/17.

Il caso

Il medico in questione era assunto in qualità di primario dalla società gestrice dell’ospedale, di ispirazione cattolica e soggetta alla vigilanza dell’Arcivescono cattolico di Colonia.

Il licenziamento è arrivato quando la notizia del divorzio e del secondo matrimonio (celebrato con rito civile) è giunta alle orecchie della società gestrice. Il primo matrimonio, infatti, non risultava essere stato annullato: motivo di contrarietà secondo i dettami del credo cattolico in materia e che rende nullo, sempre secondo i dettami religiosi, il matrimonio stesso. Questa “violazione del credo” avrebbe comportato, secondo quanto sostenuto dalla società, un essere venuto meno da parte del medico agli obblighi derivanti dal contratto di lavoro.

Il contratto in esame, si rifà a quanto stabilito dal regolamento di base del servizio ecclesiastico in ambito dei rapporti di lavoro nella chiesa (GrO 1993), il quale stabilisce che la conclusione di un matrimonio invalido secondo il diritto canonico è un motivo più che sufficiente per giustificare il licenziamento di un lavoratore. È una violazione degli obblighi di lealtà, nonché una violazione di un qualcosa di sacro e indissolubile come è il matrimonio secondo la visione cattolica. Per di più, la Costituzione tedesca garantisce a chiese e istituzioni collegate un diritto di autodeterminazione tale da permettergli una libera gestione dei propri affari. I limiti, però, esistono.

Il medico, dopo il licenziamento, si è rivolto al tribunale del lavoro, cercando di spiegare quanto fosse sbagliata la logica di cui era rimasto vittima. Secondo quanto esposto, il licenziamento per un tale motivo sarebbe una violazione del principio di parità di trattamento, così come previsto dal GrO 1993, per i medici di confessione protestante o atei (i quali non ritengono inficiante il secondo matrimonio): si vieta, quindi, che i lavoratori vengano discriminati in base alla religione di appartenenza o alle convinzioni personali. Il caso, potrebbe anche essere risolto qui, se non fosse che la stessa norma permette a chiese e organizzazioni collegate di richiedere ai lavoratori un comportamento rispettoso della propria etica.

La decisione

La Corte Europea, dopo aver esaminato il caso, ha deciso che il sottoponimento di un lavoratore al rispetto di una determinata etica in base alla religione deve essere oggetto di un controllo molto minuzioso. In gioco entrano anche le mansioni svolte dal lavoratore stesso e il modo in cui i propri valori possono entrarvi in conflitto.

Nel caso di specie, la concezione cattolica di matrimonio non influisce sullo sviluppo di un’etica della società gestrice anche in funzione di quanto svolto dal medico. La lesione dei propri valori, comunque, dovrà essere dimostrata dalla società in sede del tribunale del lavoro. Se non si dovesse riuscire a trasporre correttamente la normativa europea tramite quella nazionale, si dovrà applicare il principio europeo secondo il quale non esiste alcuna discriminazione dei lavoratori in base al credo religioso.

Emanuele Secco, Giuridica.net

Fonte

IlSole24Ore

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Un ospedale cattolico può licenziare un medico che si rispora dopo il divorzio?
Secondo il caso della Corte Europea C-68/17, un ospedale cattolico può richiedere ai dipendenti il rispetto di un'etica religiosa, ma questo deve essere sottoposto a un controllo molto minuzioso. Nel caso del medico tedesco licenziato per il secondo matrimonio civile, la Corte ha stabilito che la concezione cattolica di matrimonio non influisce direttamente sull'etica della società gestrice in relazione alle mansioni svolte.
Cos'è il regolamento ecclesiastico GrO 1993 in Germania?
Il GrO 1993 è il regolamento di base del servizio ecclesiastico che stabilisce le norme sui rapporti di lavoro nella Chiesa. Consente licenziamenti per comportamenti ritenuti contrari alla fede cattolica, come un matrimonio invalido secondo il diritto canonico, ma vieta discriminazioni basate sulla religione tra dipendenti di diverse confessioni.
Il licenziamento per un secondo matrimonio civile è discriminatorio?
Secondo la Corte Europea, il licenziamento per un secondo matrimonio dopo divorzio potrebbe costituire discriminazione se applicato solo ai cattolici e non ai protestanti o atei. Le chiese e istituzioni religiose hanno diritti di autodeterminazione, ma devono rispettare il principio di parità di trattamento e dimostrare come il comportamento del lavoratore leda effettivamente i propri valori.
Quali diritti hanno le istituzioni cattolichenel gestire i propri dipendenti?
La Costituzione tedesca garantisce alle chiese e istituzioni collegate un diritto di autodeterminazione che consente una libera gestione dei propri affari. Tuttavia, questo diritto non è assoluto: le istituzioni devono comunque rispettare il diritto europeo sulla parità di trattamento e non discriminare i lavoratori in base alla religione di appartenenza.
Cosa ha stabilito la Corte di Giustizia Europea in questo caso?
La Corte Europea ha stabilito che il rispetto di un'etica religiosa deve essere sottoposto a un controllo minuzioso, considerando le mansioni svolte dal lavoratore. Nel caso del medico, ha ritenuto che la concezione cattolica di matrimonio non influisce sull'esercizio della professione medica, e ha rimesso alla società gestrice l'onere di dimostrare la lesione dei propri valori.