Libertà sessuale e prostituzione: la legge Merlin

Senza considerare i casi di “prostituzione forzata”, anche quando si è in presenza della scelta consapevole di “vendere sesso”, i fattori che determinano tale professione – siano essi di tipo familiare, economico, affettivo o sociale – vanno a limitare pesantemente la libertà di autodeterminazione dell’individuo.

Senza considerare i casi di “prostituzione forzata”, anche quando si è in presenza della scelta consapevole di “vendere sesso”, i fattori che determinano tale professione – siano essi di tipo familiare, economico, affettivo o sociale – vanno a limitare pesantemente la libertà di autodeterminazione dell’individuo. Tutto ciò rende molto labile il confine esistente tra decisioni libere e non.

Questo primo passaggio è utile per riassumere le motivazioni presentate dalla Corte Costituzionale, la quale si è trovata ad analizzare le questioni sollevate dalla Corte di Appello di Bari a proposito delle disposizioni contenute nella legge Merlin che puniscono reclutamento e favoreggiamento della prostituzione (articoli 3, comma I, numeri 4, prima parte e 8 della legge 20 febbraio 1958 n. 75). Le disposizioni appena motivate, spiegano i giudici con sentenza n. 141/2019, servono a «tutelare i diritti fondamentali delle persone vulnerabili e la dignità umana» anche nel caso in cui «la scelta di prostituirsi appare inizialmente libera». Esistono dei pericoli innegabili, sempre secondo i giudici, «all’ingresso in un circuito dal quale sarà difficile uscire volontariamente», senza contare i «rischi per l’integrità fisica e la salute cui ci si espone nel momento in cui ci si trova a contatto con il cliente».

La Corte d’Appello di Bari aveva provato a evidenziare come le condizioni sociali odierne fossero molto diverse rispetto a quelle per le quali la legge Merlin era stata introdotta. Oltre alla prostituzione “coattiva” e quella per “bisogno”, infatti, oggi esisterebbe anche quella per “libera scelta” (quella delle escort, per fare un esempio). Una libera scelta che troverebbe riscontro nella libera autodeterminazione sessuale garantita dall’art. 2 della Costituzione, ma che verrebbe lesa nel momento in cui un soggetto terzo, punibile, si interponga per procacciare clienti (reclutamento) o semplicemente agevolando l’attività della prostituta (favoreggiamento).

Secondo i giudici costituzionali, la garanzia dei diritti fondamentali dell’uomo sancita dall’art. 2 è in stretto contatto con l’art. 3, II comma, il quale «impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli economici e sociali al “pieno sviluppo della persona umana”». Anche la libertà sessuale, quindi, viene riconosciuta come libertà da tutelare dalla Repubblica stessa.

La prostituzione, però, è un’attività economica, ovvero la “prestazione di servizio” per conseguire un profitto. In questi termini, quindi, non è uno strumento di sviluppo della persona umana. E ne consegue che «qualsiasi attività imprenditoriale o di lavoro autonomo, se collegata a una libertà costituzionalmente garantita, diventerebbe un diritto inviolabile, nella misura in cui richiede l’esercizio di libertà costituzionalmente garantite».
Non secondariamente, la legge Merlin non viola alcuna libertà di iniziativa economica prevedendo la punibilità del soggetto terzo che sfrutta a suo beneficio il rapporto prostituta-cliente, anzi è una forma di tutela in più per quello che risulta essere il soggetto debole (per il quale esiste la non punibilità).

Si esclude anche il fatto che «la norma incriminatrice del favoreggiamento della prostituzione sia in contrasto con i principi di determinatezza e tassatività perché l’eventuale esistenza di contrasti sulla rilevanza penale dio determinate marginali ipotesi di favoreggiamento rientra nella fisiologia dell’interpretazione giurisprudenziale».

Redazionegiuridica.net

Fonti normative


Corte Costituzionale

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Che cosa punisce la legge Merlin?
La legge Merlin (legge n. 75 del 1958) punisce il reclutamento e il favoreggiamento della prostituzione, cioè le attività di terzi che facilitano o procurano clienti per l'esercizio della prostituzione. Secondo la Corte Costituzionale, queste norme tutelano i diritti fondamentali delle persone vulnerabili e la dignità umana, proteggendo dal rischio di sfruttamento e di entrare in un circuito dal quale è difficile uscire volontariamente.
Chi è punibile secondo la legge Merlin in Italia?
La legge Merlin non punisce la persona che esercita la prostituzione, bensì il terzo che la favorisce o recluta clienti per suo conto. Questa scelta legislativa riconosce la persona che si prostituisce come soggetto debole e meritevole di protezione, punendo invece chi trae profitto da tale attività.
La prostituzione è illegale in Italia?
La prostituzione in sé non è illegale in Italia; la legge Merlin protegge invece l'autodeterminazione sessuale della persona punendo l'intervento di terzi. L'esercizio diretto della prostituzione da parte di una persona consenziente non è penalmente sanzionato, ma è vietato ricorrere a intermediari che facilitano o procacciano clienti.
La libertà sessuale è protetta dalla Costituzione italiana?
Sì, la libertà sessuale è riconosciuta come libertà costituzionale garantita dall'articolo 2 della Costituzione italiana. Tuttavia, la Corte Costituzionale ha chiarito che quando la prostituione diventa un'attività economica per ottenere profitto, non rappresenta di per sé uno strumento di sviluppo della persona umana, giustificando così la punibilità di chi la sfrutta.
Perché la legge Merlin distingue tra prostituzione coatta e prostituzione per libera scelta?
La distinzione riconosce che oggi esistono diverse forme di prostituzione: per coazione, per bisogno economico e per libera scelta (come le escort). Tuttavia, la Corte Costituzionale ha sottolineato che anche le scelte apparentemente libere sono spesso limitate da fattori familiari, economici e sociali, e rende difficile il confine tra libertà effettiva e necessità, giustificando la protezione legale mediante il divieto dell'intervento di terzi.