Libertà di non sottoporsi a chemioterapia: i genitori di Eleonora Bottaro ancora a processo

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Nonostante il proscioglimento già ottenuto dall’accusa di omicidio colposo, i genitori di Eleonora Bottaro dovranno tornare a processo a partire dal 25 ottobre.

Il fatto

La figlia era morta di leucemia il 29 agosto 2016, dopo aver rifiutato di sottoporsi alla chemioterapia.
La Corte d’Appello di Venezia ha accolto la richiesta fatta dalla Procura di Padova, che già si era opposta alla decisione presa dal giudice per l’udienza preliminare. Ora i genitori di Eleonora sono rinviati a giudizio per omicidio colposo aggravato dalla previsione dell’evento (come previsto dall’art. 61, n. 3, c.p.).

Opinione del Pubblico Ministero

È convinzione del pm che i genitori abbiano indotto la ragazza, contratta la malattia mentre era ancora minorenne, a non seguire la chemioterapia, cercando cure alternative in Svizzera. A quanto pare, i genitori erano sostenitori delle teorie di Ryke Geerd Hamer, ex medico tedesco radiato dalla professione nel 1986 a causa dei suoi metodi ritenuti poco ortodossi (per dire poco).

Proprio questa scelta aveva inizialmente spinto il procuratore capo di Padova a indagare per omicidio colposo. Privata della patria potestà, tre giorni dopo la coppia firmò le dimissioni della figlia dall’ospedale nonostante il Tribunale dei Minori avesse già imposto che la figlia venisse curata tramite chemio, ovvero l’unica terapia riconosciuta da tutta la comunità scientifica.

Lo svolgimento del fatto

Il 30 novembre i genitori vennero imputati per omicidio colposo, ma il Giudice per l’udienza preliminare Mariella Fino, pronunciò sentenza di non luogo a procedere. La motivazione: il fatto non costituiva reato

Arrivò, quindi, l’appello presentato dal procuratore aggiunto Valeria Sanzani, la quale si oppose al verdetto del Gup sostenendo che i genitori si erano sì opposti alla terapia ordinata dal Tribunale, osteggiandola a partire dal primo intervento medico, ma che avevano anche dato a Eleonora una falsa rappresentazione dei fatti sia riguardo la gravità della patologia da cui era affetta (leucemia linfoblastica acuta) sia all’adeguatezza delle terapie proposte dai medici. 

Le consapevoli illusioni trasmesse dai genitori, come scrive il procuratore, sono riuscite a convincere la ragazza a raggiungere una clinica svizzera per sottoporsi a trattamenti a base di cortisone e vitamina C, arrivando a tralasciare completamente l’80% di probabilità di riuscita offerto dalle terapie ufficiali. Un forte impedimento a una scelta libera e consapevole che, probabilmente, avrebbe potuto evitare a Eleonora il decesso a soli 18 anni.

La sentenza

Dopo la decisione per l’udienza preliminare, l’avvocato difensore Roberto Mastalia dichiarò che «con questa sentenza il Gup ha preso atto del principio della libertà di scelta delle cure mediche e di autodeterminazione anche in un soggetto minorenne». 

La sentenza, quindi, ha confermato il principio secondo il quale «la chemioterapia è un trattamento che non può essere imposto e che è un diritto della persona, anche minorenne, quello di scegliere se sottoporsi o meno alle cure. Eleonora, che aveva 17 anni e mezzo, era perfettamente consapevole del suo male e dei rischi a cui andava incontro sottoponendosi o meno alla chemioterapia. È stato riaffermato quindi il diritto inalienabile di ciascuno di noi di che cosa fare della sua vita».

Una tesi, questa, che dovrà essere nuovamente confermata.

Team Giuridica.net

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