Il dolo e la colpa sono due elementi soggettivi del reato. Si distinguono per la presenza o l'assenza di intenzione nel commettere il fatto.

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Per la configurazione del reato occorre la sussistenza del nesso psichico intercorrente tra il soggetto attivo e l’evento lesivo. Il verificarsi di un singolo atto deve quindi necessariamente imputarsi alla volontà del soggetto agente.

L’elemento soggettivo (richiamato anche dall’art. 27 della Costituzione) può assumere la forma del dolo o della colpa ed è considerato criterio principale per la commisurazione della pena

1. Differenza tra dolo e colpa

Il dolo e la colpa sono due elementi soggettivi del reato. Si distinguono per la presenza o l'assenza di intenzione nel commettere il fatto. Più nel dettaglio, il dolo sussiste quando un soggetto compie un'azione o un'omissione che costituisce un reato con la consapevolezza di commettere l'illecito. Si pensi, ad esempio, all'omicidio doloso, che si configura quando un soggetto cagiona la morte di un uomo intenzionalmente e con il preciso obiettivo di porre fine alla vita altrui.

Si ha, invece, colpa quando il fatto che integra reato è commesso da un soggetto per negligenza, imprudenza, imperizia o inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline. Manca, in sostanza, l'intenzionalità, mentre a nulla rileva la circostanza che l'evento sia stato o meno previsto.

2. Cosa significa imprudenza imperizia e negligenza?

Imprudenza, negligenza, imperizia sono gli elementi che possono determinare l'esistenza di una colpa, anche ove manchi la violazione di una norma o di un regolamento che impongano di tenere una determinata condotta.

- Negligenza: ravvisabile in generale nella violazione di regole cautelari;

- Imprudenza: ravvisabile nell’insufficiente attenzione (o dalla mancata astensione) di fronte a dinamiche ignote; - Imperizia: ravvisabile nell’inosservanza di regole di natura tecnico-professionale.

3. Cosa significa se il fatto avviene per colpa?

L'elemento soggettivo della colpa sussiste quando manca la volontà di determinare un qualsiasi evento costituente reato, ma l'evento si verifica per negligenza, imprudenza, imperizia o per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline (art. 43 c.p.).

È importante sottolineare che le ipotesi di reati colposi sono tassativamente previste dalla legge (ad esempio: omicidio colposo [art. 589 c.p.] o lesioni colpose [art. 590 c.p.]).

4. È più grave il dolo o la colpa?

Alla luce di quanto evidenziato fino ad ora, si può affermare che il dolo è più grave della colpa, poiché agire per dolo significa, sostanzialmente, agire commettendo un reato in modo consapevole.

La colpa, invece, presuppone esattamente il contrario: chi agisce per colpa non lo fa con intenzione, ma il reato si concretizza a causa di un comportamento che non è stato prudente o un comportamento negligente.

Pertanto, la tipologia di pena inflitta in caso di dolo è più pesante rispetto al reato per colpa: un esempio può essere la distinzione fra omicidio volontario (dolo) ed omicidio colposo (colpa); in questo esempio, la differenza in termini di anni di reclusione è di non meno di 21 per il primo caso ad un massimo di 5 per la seconda fattispecie di reato.

5. Dolo e colpa civile In diritto civile

il dolo consiste in artifici e raggiri posti in essere con lo scopo di ingannare una persona, al fine di farla cadere in errore e farle esprimere una volontà o un consenso di diverso genere. Invece, il concetto di colpa è sostanzialmente lo stesso sia in diritto civile che in diritto penale. Infatti, in diritto civile si ha colpa quando un atto illecito viene posto in essere per negligenza, imprudenza o imperizia, così come indicato nel Codice Penale, all’articolo 43, nella definizione di delitto “colposo”.

La negligenza consiste nell’attitudine di chi pone in essere azioni od omissioni senza prendersi la dovuta cura di ciò che fa; invece, l’imprudenza è un agire (o un omettere di agire) sconsiderato, senza le idonee cautele per cercare di evitare conseguenze dannose; infine, l’imperizia è sostanzialmente una mancanza di conoscenza teorica o pratica che normalmente è richiesta per una determinata condotta.

6. Dolo e colpa penale

Il dolo e la colpa (e la preterintenzione) sono criteri di imputazione soggettiva, la cui diversità dipende esclusivamente dal grado di volontà del reo. La colpa è il criterio di imputazione soggettiva meno grave.

Essa sussiste quando il reo non vuole il verificarsi dell’evento penalmente rilevante; nonostante ciò, però, esso si verifica, perché egli è stato imprudente, negligente, o non ha rispettato quanto previsto da leggi, regolamenti o discipline.

Sulla base di quanto appena detto, la condotta dell’agente inizialmente è sempre lecita, mentre solo successivamente diventerà illecita. Invece, il dolo costituisce un criterio di imputazione soggettiva più grave; infatti, esso sussiste quando il reo vuole l’evento penalmente rilevante, con coscienza e volontà. Qui non c’è, come nella colpa (e nella preterintenzione), una condotta iniziale e una finale avente natura diversa.

7. Cosa si intende per delitto colposo

Ai sensi dell’art. 43, comma 3, c.p., il delitto è colposo, o contro l’intenzione, quando l’evento, anche se preveduto, non è voluto dall’agente, e si verifica a causa di negligenza, imprudenza o imperizia ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline.

Affinché venga ascritto ad un soggetto un fatto di reato come colposo, occorre che l’osservanza del contenuto della norma violata sia realmente rimproverabile, ossia esigibile dal soggetto in base al parametro dell’agente modello.

A seguito di quanto sopraesposto, si può affermare che, tra gli elementi essenziali del reato, oltre elemento oggettivo (fatto materiale), troviamo anche l’elemento soggettivo (dolo e/o colpa, e preterintenzione).

Il primo è costituito dalla condotta umana, dall’evento naturalistico e dal rapporto di causalità che lega la condotta all’evento, mentre il secondo è costituito dall’atteggiamento psicologico del soggetto agente richiesto dall’Ordinamento per la commissione di un reato.

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