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Quando si ottiene l'affidamento esclusivo del padre?

Il giudice può negare l’affidamento della prole alla madre quando questa compia condotte vessatorie o pregiudizievoli che siano contrarie all’interesse dei minori e ad una crescita sana ed equilibrata.

< Diritto di Famiglia e Successioni   # AffidoEsclusivo  

1. L’affido esclusivo

L'argomento che tratteremo oggi, riguarda il tema del diritto di famiglia e, più precisamente, le ipotesi in cui a seguito di separazione o divorzio, è possibile disporre relativamente ai figli l’affidamento esclusivo del padre.

L’affidamento esclusivo, è disciplinato dall’art. 337 quater del codice civile, secondo cui il giudice, può disporre l’affido della prole ad uno solo dei genitori, motivandone la scelta, nelle ipotesi in cui ritenga l’affidamento all’altro genitore lesivo alla crescita psico-fisica del figlio, in quanto contrario all’interesse superiore e prevalente del minore stesso.

L’affidamento esclusivo rappresenta una deroga alla regola generale dell’affidamento congiunto della prole ad entrambi i genitori, ispirato al principio della bigenitorialità, inteso come il diritto della prole a mantenere un rapporto effettivo ed equilibrato con entrambi i genitori, a cui è fatto obbligo di educare, istruire e assistere i figli.

La regola dell’affidamento condiviso dei figli, può essere derogata dall’autorità giudiziaria preferendo l’affido esclusivo anche su istanza di una delle parti, nelle ipotesi in cui venga accertata l’inidoneità di uno dei genitori ad esercitare la propria responsabilità genitoriale sul figlio, in quanto pregiudizievole per il minore, giustificando quindi una limitazione del rapporto con il genitore escluso dall’affidamento.

Il giudice deve disporre l’affidamento salvaguardando esclusivamente l’interesse morale e materiale della prole e, di conseguenza, scegliere la soluzione più idonea a tutelare lo sviluppo psico-fisico dei figli minorenni, al fine di evitare situazioni di disagio oppure dannose al loro equilibrio.

Il provvedimento giudiziale di affido esclusivo, statuisce se è il genitore affidatario ad esercitare in via esclusiva la responsabilità genitoriale, salvo diversa disposizione del giudice, dovendo il genitore affidatario attenersi alle disposizioni dettare da quest’ultimo, che stabilisce anche se le decisioni più importanti, riguardanti la prole, siano adottate da entrambi i genitori ovvero soltanto dal coniuge affidatario in via esclusiva.

L’affidamento esclusivo ad uno solo dei genitori, non determina la perdita della responsabilità genitoriale nei confronti dell’altro genitore, ma unicamente una limitazione temporanea potendo quest’ultimo, in ogni momento, rivolgersi al giudice al fine di ottenere la modifica o revoca del provvedimento assunto precedentemente. Egli conserva sempre il diritto-dovere a vigilare sull’educazione ed istruzione del figlio, potendo ricorrere dinanzi all’autorità giudiziaria quando ritenga che le decisioni assunte dal genitore affidatario, in via esclusiva, siano contrarie all’interesse del minore.

1.2 L'affidamento esclusivo del padre

L’affido dei figli al solo padre, può essere richiesto quando la madre abbia comportamenti tali da nuocere all’equilibrio e alla crescita del minore, ossia qualora tali comportamenti si pongano in contrasto con le esigenze di assistenza, educazione, istruzione ed allo sviluppo psico-fisico dei figli e pertanto risulti più idoneo negare l’affidamento materno.

Le cause ed i motivi che possono comportare la scelta del giudice di togliere l’affidamento alla madre, preferendo l’affidamento esclusivo del padre, sono molteplici, tra cui:

  • l’alienazione parentale, che consistente nella situazione di abuso psicologico, commesso da uno dei genitori nei confronti del figlio, al fine di mettere in cattiva luce l’altro genitore che non conviva con lui stabilmente, provocandone l'allontanamento sia morale che materiale dal genitore non collocatario, discriminandone la sua figura. La madre che convive con la prole, ha sempre il dovere di consentire e favorire la continuità dei rapporti tra i figli e l’altro genitore, al fine di un corretto sviluppo della personalità dei minori, evitando qualsiasi forma di ostruzionismo nel rapporto padre-figli. (Trib. Bergamo, I sez. civ., sent. n. 3101/2016).
  • la carenza o l’inidoneità educativa, che si concretizza nelle situazioni di instabilità affettiva ovvero di totale anaffettività di uno dei genitori nei confronti del figlio, a causa di comportamenti che siano disinteressati alle esigenze del figlio, tali da pregiudicare il suo corretto sviluppo, come nel caso di assenza di incontri tra la madre e il figlio nel lungo periodo. (Cass. Civ., Sez. I, sent. 17 gennaio 2017, n. 977). Tali condotte da parte della madre nei confronti del figlio, possono causare uno squilibrio psicologico nel minore, provocandogli un disagio esistenziale e sociale, inficiando quindi sul suo sereno sviluppo psico-fisico. Lo stesso, accade nei casi in cui la madre instauri con il figlio, a causa delle sue condizioni psichiche, una relazione patologica con il figlio, tale da legittimare l’adozione del provvedimento di limitazione della potestà materna, a tutela del corretto equilibrio del figlio medesimo (Trib. Min. L’Aquila, 15 giugno 2007).
  • i maltrattamenti familiari consistenti in tutti quei comportamenti, posti in essere a scopo intimidatorio oppure vessatorio, che si concretizzano in ripetute minacce, violenze, ingiurie ed umiliazioni, dolosamente compiute al fine di denigrare il figlio che le subisce. Tali condotte, sono idonee ad integrare sia il reato di maltrattamenti contro familiari, ex art. 572, c.p. nei confronti della madre, che sottopone il figlio continuamente ad una pluralità di condotte vessatorie (Cass. Pen., Sez. VI, sent. 10 dicembre 2010, n. 250) e sia l’affidamento esclusivo del padre, per i disturbi psicologici che la condotta materna provoca nel figlio (stress, mancanza di autostima, possibili atteggiamenti violenti del figlio in età adulta).
  • la conversione religiosa del genitore, qualora sia attuata con modalità tali, da escludere un regolare processo di socializzazione, onde consentire alla prole l’acquisizione dei principi, indispensabili per una crescita equilibrata, come nel caso in cui si disponga l’affidamento esclusivo del padre, in quanto la madre abbia abbracciato una nuova religione, che si presenti destabilizzante per il minore, prospettando un modello educativo che renda impossibile una corretta socializzazione (Trib. Prato, 13 febbraio 2009).

Fonti normative

Codice Civile: articoli 337 ter, 337 quater

Cassazione Civile: Sez. I, sentenza 17 gennaio 2017, n. 977

Cassazione Penale: Sez. VI, sentenza 10 dicembre 2010, n. 250

Tribunale Bergamo, I sez. civ., sentenza n. 3101/2016

Tribunale Prato, 13 febbraio 2009

Tribunale per i Minorenni: L’Aquila, 15 giugno 2007

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