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Quando è previsto il divorzio giudiziale dopo la separazione consensuale?

Come procedere se, dopo la separazione, i coniugi non trovano l’intesa per arrivare al divorzio e risolvere definitivamente il loro matrimonio? Vediamolo insieme.

< Diritto di Famiglia e Successioni   # DivorzioGiudiziale   # SeparazioneConsensuale  

1. Il divorzio giudiziale

L'argomento che tratteremo oggi riguarda il tema del divorzio giudiziale e, più precisamente, quando si ricorre ad esso per sciogliere definitivamente il vincolo matrimoniale passando dalla separazione consensuale al divorzio giudiziale.

Il divorzio giudiziale è la procedura a cui uno dei coniugi può ricorrere qualora, a seguito della separazione, non sussista tra gli stessi un accordo per porre fine al loro matrimonio. Tale disaccordo, può nascere da decisioni che riguardano i figli, o sulla definizione dei rapporti economici e patrimoniali, o ancora, se uno dei due coniugi non sia intenzionato a divorziare.

Per tale ragione, non è possibile ricorrere alla domanda di divorzio consensuale, né agli strumenti di risoluzione di vincolo matrimoniale (es. divorzio breve), proprio in quanto il divorzio giudiziale, si fonda sulla mancanza dell’intesa tra i coniugi per la risoluzione del matrimonio e delle questioni ad esso inerenti.

A tal riguardo, il diritto in materia di divorzio, è stato oggetto di un'importante riforma avvenuta con la Lg. n. 55/2015 che ne ha modificato la disciplina previgente, riducendo il termine per poter divorziare dal proprio coniuge.

Difatti, precedentemente, i coniugi dovevano attendere tre anni per procedere al divorzio, mentre attualmente la legge prevede la possibilità di proporre la domanda quando siano trascorsi sei mesi dalla data dell’udienza in cui i coniugi sono comparsi dinanzi al presidente del tribunale.

2. Il procedimento per il divorzio giudiziale

Il primo passo da fare quando si ha intenzione di divorziare dal proprio coniuge, è quello di rivolgersi ad un avvocato divorzista, il quale potrà fornire una consulenza su costi e tempi della procedura, nonché fornire l’adeguata assistenza legale durante il procedimento giudiziario.

Difatti, la legge richiede obbligatoriamente il patrocinio legale di un avvocato non essendo permessa la difesa personale.

A seguito della separazione consensuale, il coniuge, con l’assistenza legale di un avvocato divorzista, trascorsi sei mesi dall’udienza presidenziale potrà proporre la domanda di divorzio.

Il ricorso va rivolto al tribunale del luogo ove i coniugi avevano la loro ultima residenza o domicilio. Se un coniuge risulta irreperibile o risiede all’estero, si deve fare riferimento al tribunale del luogo ove risiede o domicili il coniuge ricorrente.

Il ricorso deve indicare i presupposti di fatto, sui quali si fonda la domanda di divorzio nonché l'indicazione dall'esistenza dei figli di entrambi i coniugi ove presenti.

A seguito del deposito del ricorso, il presidente del tribunale fissa la data dell'udienza in cui i coniugi devono comparire dinanzi ad esso, specificando il termine per notificare gli atti all'altro coniuge e il termine concesso a quest’ultimo per costituirsi in giudizio. I due coniugi, come specificato in precedenza, devono avvalersi sempre dell'assistenza legale dell’avvocato divorzista.

All'udienza, i coniugi vengono ascoltati dal presidente, prima separatamente e poi assieme, al fine di cercare la riconciliazione tra gli stessi.

Ove ciò non avvenga, il presidente adotta i provvedimenti necessari nell’interesse sia dei coniugi che dei figli, dopo aver predisposto anche l’ascolto del figlio minore ove capace di comprendere la natura del giudizio, rimettendo le parti davanti al giudice ordinario, per lo svolgimento della causa nel merito.

In tal caso, il procedimento proseguirà come un normale giudizio ordinario, dovendo le parti dapprima integrare i propri atti difensivi e successivamente articolare i mezzi di prova a sostegno delle rispettive richieste. Esperita la fase istruttoria, il giudice emetterà la sentenza con cui disporrà lo scioglimento del matrimonio nel caso di matrimonio civile, o la cessazione degli effetti civili in caso di matrimonio religioso, trascritto nei registri dello stato civile.

3. Le conseguenze della pronuncia di divorzio

La sentenza, con si dichiara il divorzio tra i coniugi, comporta che:

- la moglie perde il cognome del marito, salvo che domandi di mantenerlo per suo interesse e per la prole;

- il giudice può disporre a favore di uno dei coniugi, non autosufficiente economicamente, la corresponsione dell’assegno divorzile da parte dell’altro, valutando le condizioni economiche e patrimoniali di entrambi, la durata del matrimonio e la capacità lavorativa del richiedente. Tale corresponsione viene meno qualora il beneficiario contragga nuovo matrimonio;

- permane l’obbligo di educare ed istruire la prole. Il giudice provvederà a pronunciarsi in merito all’affidamento dei figli e al loro mantenimento;

- il provvedimento deciderà sulla destinazione della casa coniugale e sulla risoluzione degli altri rapporti patrimoniali sussistenti;

- il coniuge divorziato avrà diritto, ma solo alla morte dell’altro, a ricevere la pensione di reversibilità. Tale diritto è escluso qualora il coniuge divorziato abbia contratto nuovo matrimonio;

- il coniuge, beneficiario dell’assegno divorzile, può chiedere, a seguito della morte dell’altro coniuge, un assegno a carico dell’eredità, a meno che l’obbligo di versare l’assegno divorzile sia stato soddisfatto in unica soluzione;

- il coniuge divorziato ha diritto ad una quota del trattamento di fine rapporto percepito dall’altro coniuge, purché percepisca periodicamente l’assegno divorzile e non abbia contratto nuovo matrimonio. La quota, farà riferimento agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio pari ad un massimo del 40%.

Fonti normative

Legge 1 dicembre 1970, n° 898: Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio.

Legge 6 maggio 2015, n. 55: Disposizioni in materia di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio nonché' di comunione tra i coniugi.

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