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Il congedo matrimoniale

Quando e come può essere richiesto.

< Diritto di Famiglia e Successioni  

Il congedo matrimoniale è un periodo di astensione dal lavoro della durata di quindici giorni, che l'ordinamento riconosce ai lavoratori, quando questi contraggono matrimonio valido agli effetti civili, pertanto sia un matrimonio civile che religioso purché in quest'ultimo caso, avvenga la trascrizione nel registro dello stato civile, condizione essenziale affinché il matrimonio sia riconosciuto nell'ordinamento italiano (cd. Matrimonio concordatario). Esso è disciplinato dall'art. 1 del regio decreto n. 1334 del 1937, che introdusse il congedo matrimoniale, riconoscendolo però a favore dei soli impiegati; solo successivamente infatti, anche per il tramite di accordi sindacali, i contratti collettivi di lavoro, hanno previsto l'estensione dello stesso ad altre categorie di lavoro.

Durante tale periodo di tempo, il lavoratore è regolarmente retribuito, retribuzione - come vedremo più avanti – a carico in alcuni casi dell'INPS e in altri del datore di lavoro. Esso non rientra tra i giorni di lavoro utili a maturare le ferie, così come non può essere esercitato nel periodo di preavviso di licenziamento.

1. Aspetti generali

1.1 Chi può beneficiarne

Il congedo matrimoniale spetta a tutti i lavoratori che abbiano intrapreso un regolare rapporto di lavoro, da almeno una settimana.

Pertanto, entrambi i futuri coniugi potranno godere del congedo matrimoniale a condizione, ovviamente che siano entrambi lavoratori dipendenti.

1.2 Durata

La durata di fruizione del congedo matrimoniale, è di quindici giorni, difatti anche se solo per gli impiegati la legge abbia previsto tale durata, è bene chiarire come siano stati i contratti collettivi di lavoro, a colmare tale differenza con le altre categorie lavorative, prevedendo anche per gli operai, il diritto a godere del congedo per matrimonio nella durata di quindici giorni.

Detto questo, occorre precisare che tali giorni vanno goduti consecutivamente e quindi non è possibile frazionare in distinti periodi di tempo, la fruizione del congedo stesso. Inoltre, è bene sapere che tale durata di quindici giorni consecutivi è rapportata al calendario e non ai giorni di lavoro, in quanto in tal modo si verrebbe a creare un'estensione di tale diritto, dal momento che oltre a quindici giorni previsti, si affiancherebbero anche i giorni di riposo dal lavoro. Ciò comporta che rientrano nel congedo matrimoniale anche i sabati e le domeniche cosi come i giorni festivi.

3.1 Inizio del periodo di congedo matrimoniale

Il periodo di congedo matrimoniale è legato al matrimonio e di conseguenza inizia decorrere dalla data di celebrazione dello stesso, tuttavia è previsto che qualora vi siano esigenze legate alla produzione lavorativa ovvero problemi di organizzazione è possibile godere dello stesso entro l'arco temporale di trenta giorni dalla celebrazione del matrimonio medesimo.

Al riguardo, la Suprema Corte di Cassazione, ha chiarito, che tale periodo non debba necessariamente decorrere dal giorno del matrimonio, in quanto   il matrimonio è la condizione necessaria per maturare il diritto in questione e non anche il momento da prendere in considerazione per far decorrere la fruizione del periodo di congedo matrimoniale. Di conseguenza, occorre tener conto sia delle esigenze del lavoratore, sia delle esigenze organizzative e produttive dell'azienda, che potrebbero comportare il godimento del congedo in periodo di tempo, diverso da quello di celebrazione, ma pur sempre ad esso collegato, e quindi non troppo distante, ove fosse necessario.

2. In caso di seconde nozze, spetta il congedo matrimoniale?

Una volta chiarito, quali lavoratori possono beneficiare del relativo congedo, e quando questi duri e possa aver inizio, è importante soffermarsi su un ulteriore aspetto, riguardante la circostanza se il congedo matrimoniale possa essere richiesto e goduto anche nel caso in cui venga contratto un secondo matrimonio.

Al riguardo è possibile rispondere positivamente, dal momento che tutti i lavoratori dipendenti, qualora contraggono matrimonio avente effetti civili hanno diritto al congedo matrimoniale retribuito e ciò vale anche nel caso in cui si tratta di secondo matrimonio, essendo condizione necessaria per usufruire del relativo congedo, che il precedente matrimonio sia cessato a tutti gli effetti civili e che quindi sia intervenuta la sentenza di divorzio che fa venir meno il vincolo matrimoniale.

Ciò è stato confermato anche dalla giurisprudenza, secondo cui, la celebrazione di un secondo matrimonio, non può essere considerata causa ostativa alla concessione del congedo matrimoniale, in quanto spiegano i giudici, che la normativa vigente si riferisce al matrimonio “tout court”, senza alcun limite ed è quindi arbitrario restringere il suo campo di applicazione ai soli casi prime nozze. (cfr. Tar Lazio, sentenza n. 11/1991).

Nell'ipotesi in cui legislatore avesse voluto restringere la portata normativa sulla fruizione congedo al solo caso del primo matrimonio intervenuto, avrebbe dovuto farlo espressamente. Prevedendo invece il congedo “per contrarre matrimonio” non poteva che riferirsi a tutti i casi di matrimonio e quindi anche all’ipotesi di nozze reiterate.

Per tale ragione, è pacifico che il congedo matrimoniale può essere richiesto e va concesso dal datore di lavoro al lavoratore dipende che ne faccia richiesta anche nel caso di divorzio, quando venuto meno a tutti gli effetti civili il precedente matrimonio, il dipendente contragga un nuovo matrimonio con efficacia per l'ordinamento italiano.

4. L'assegno INPS per il congedo matrimoniale

In occasione della fruizione del congedo matrimoniale il lavoratore è regolarmente retribuito, in quanto la sua astensione dal lavoro è prevista dalle normative vigenti, sia legislative che contrattuali e pertanto si tratta di un'assenza giustificata. In ragione di ciò, il legislatore ha predisposto un sistema di erogazione della retribuzione tramite la corresponsione dell'assegno per il congedo matrimoniale da parte dell'INPS.

La disciplina vigente, prevede tuttavia, sostanziali differenze tra la posizione degli impiegati e quella degli operai, difatti:

- per gli impiegati: in occasione dell'astensione di quindici dal lavoro in occasione del matrimonio, essi sono considerati come se fossero normalmente in servizio e di conseguenza, l'onere del pagamento del congedo matrimoniale è a carico del datore di lavoro;

- per gli operai delle aziende industriali, artigiane e cooperative è prevista la corresponsione invece di un assegno per congedo matrimoniale a carico dell’Inps, di importo pari a 7 giorni di lavoro; tuttavia anche in queste ipotesi, i contratti collettivi di lavoro prevedono, l'onere a carico del datore di lavoro di integrare l’importo dell’assegno, al fine di garantire anche agli operai la normale retribuzione per tutta la durata del congedo matrimoniale di 15 giorni.

Detto questo, vediamo nello specifico quali sono le categorie che possono richiedere l'assegno INPS per il congedo matrimoniale, e quale procedura occorre seguire per il relativo pagamento.

4.1 Soggetti legittimati a richiedere l'assegno da parte dell'INPS

La disciplina attualmente vigente, prevede che l'assegno per il congedo matrimoniale, può essere richiesto all'INPS da parte degli:

  1. operai,
  2. apprendisti,
  3. lavoratori a domicilio,
  4. marittimi di bassa forza dipendenti da aziende industriali, artigiane, cooperative.

Tali categorie di lavoratori, possono richiedere l'assegno in questione, quando:

- abbiano contratto un matrimonio civile ovvero concordatario, quindi è escluso il caso in cui venga contratto un matrimonio esclusivamente religioso (cioè non trascritto nei registri dello stato civile);

- in secondo luogo è richiesto che siano stati assunti da almeno una settimana;

- ed infine occorre che il periodo di congedo matrimoniale venga usufruito entro il termine ultimo di trenta giorni dalla celebrazione del matrimonio.

È previsto, che qualora, venga contratto un nuovo matrimonio oltre al primo, si è legittimati a richiedere l'assegno in questione solo nell'ipotesi in cui si è vedovi o divorziati.


Oltre alle categorie sopracitate, è previsto che possono richiedere il relativo assegno all'INPS, anche i lavoratori che nei tre mesi precedenti il matrimonio, abbiano svolto attività lavorativa per non meno di quindici giorni, in qualità di dipendenti di aziende industriali, cooperative e artigiane.

Ad essi si aggiungono quei lavoratori, che pur essendo regolarmente alle dipendenze di un datore di lavoro, non svolgono attività lavorativa come nei casi di: infortunio, malattia o nel caso di richiamo alle armi.

5. Come richiedere l'assegno per congedo matrimoniale

Al fine di ottenere il pagamento dell'assegno per congedo matrimoniale, è previsto che i lavoratori debbano alla scadenza del periodo di congedo ovvero entro il termine di sessanta giorni dalla celebrazione del matrimonio, presentare la relativa domanda al proprio datore di lavoro, allegando alla stessa il certificato di matrimonio o in alternativa il certificato sullo stato di famiglia, contenenti gli estremi e le informazioni necessarie relative al matrimonio contratto, rilasciato dal comune di residenza. In difetto di tale documentazione, è data la possibilità al lavoratore di produrre una propria dichiarazione sostituiva della certificazione richiesta che provi lo stato di coniuge nonché contenga l'indicazione degli estremi del matrimonio.

La possibilità di avvalersi della dichiarazione sostitutiva di certificazione, è prevista anche per coloro che siano al momento della celebrazione del matrimonio, disoccupati ovvero che siano stati richiamati alle armi.

Tali soggetti infatti, possono entro il termine di un anno da quando è stato celebrato il matrimonio, richiedere l'assegno all'INPS, presentando la domanda necessaria, assieme ad una propria dichiarazione, dagli stessi sottoscritta che comprovi:

- il loro status di disoccupati ovvero richiamati alle armi quando è stato celebrato il matrimonio;

- in alternativa essi possono, sempre per il tramite di una dichiarazione sostituiva di certificazione, richiedere l'assegno provando nella domanda, la loro qualità di coniuge precisando i dati relativi alle nozze;

- ovvero che nei tre mesi precedenti il matrimonio, abbiano svolto attività lavorativa per non meno di quindici giorni, in qualità di dipendenti di aziende industriali, cooperative e artigiane;

- infine allegando alla domanda una copia della loro busta paga.

Per quanto riguarda, il pagamento di quanto dovuto a titolo di fruizione del congedo matrimoniale, è previsto che sia lo stesso datore di lavoro ad anticipare al lavoratore le somme ad esso spettanti, per conto dell'INPS. Inoltre sempre a seguito della conclusione di accordi collettivi con le rappresentanze sindacali, il datore di lavoro è tenuto ad integrare le somme previste a favore delle categorie di lavoratori, per gli ulteriori giorni riconosciuti dal contratto collettivo, che non sono indennizzati dall’Inps.

Mentre per quanto riguarda i lavoratori che siano disoccupati così come per quelli richiamati alle armi, è la stessa INPS a provvedere direttamente al pagamento di quanto dovuto.

Cos’è il congedo matrimoniale? Quanto dura? Chi può beneficiarne? Il congedo matrimoniale è previsto in caso di seconde nozze? Come si richiede l’assegno per congedo matrimoniale?

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