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Cos’è il divorzio per contumacia? Cosa si rischia?

La contumacia, si verifica a seguito della decisione di una delle parti processuali di non costituirsi volontariamente in giudizio, dopo aver ricevuto la notifica dell’atto introduttivo. Vediamo come funziona.

< Diritto di Famiglia e Successioni   # DivorzioGiudiziale  

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1. Cos’è la contumacia: significato e aspetti generali

L'argomento che tratteremo oggi, riguarda il tema del diritto processuale e, più precisamente, l’ipotesi della contumacia nel procedimento di divorzio.

La contumacia, costituisce un’ipotesi anomala di svolgimento del procedimento, dato che normalmente il processo avviene nel contraddittorio di due o più parti. Nell’ipotesi della contumacia, una di esse, anche se regolarmente citata a comparire e costituirsi in giudizio, si avvale della facoltà di rimanere inerte.

Dunque la contumacia, non rappresentando il normale svolgimento del procedimento giudiziale, è disciplinata al fine di tutelare sia la parte regolarmente costituita sia la parte contumace. Questo per evitare che il contumace possa ledere i diritti dell’altra parte. In questo caso, il giudice dovrà effettuare una serie di verifiche, al fine di accertare che la mancata costituzione da parte del contumace, non derivi dalla mancata conoscenza della pendenza del giudizio.

2. Il divorzio per contumacia

Il divorzio per contumacia, si verifica quando uno dei coniugi, in mancanza dell’accordo con l’altro coniuge sulle condizioni volte a porre definitamente termine al loro matrimonio, proponga la domanda di divorzio giudiziale dinanzi al tribunale e, successivamente, il convenuto decida di propria iniziativa di non costituirsi in giudizio.

La contumacia, può verificarsi soltanto nel procedimento giudiziale di divorzio, dal momento che, il divorzio consensuale, presuppone la volontà comune dei coniugi di procedere allo scioglimento del vincolo coniugale. Difatti, il divorzio consensuale, si fonda sull’iniziativa bilaterale e comune dei coniugi, rendendo inammissibile la rinuncia di uno di essi al divorzio (Cass. Civ. VI Sez., Ord. n. 10463, 2 Maggio 2018).

2.1 La contumacia dell’attore

La contumacia dell’attore, si verifica qualora egli a seguito della notifica dell’atto di citazione, non si costituisca né entro dieci giorni della notifica stessa (cinque in caso di abbreviazione dei termini), né in caso di tempestiva costituzione del convenuto fino alla prima udienza.

In tal caso, il giudice istruttore provvede con ordinanza a dichiarare la contumacia dell’attore e dispone la prosecuzione del giudizio, qualora il convenuto ne faccia espressa richiesta. In caso contrario, il giudice dispone la cancellazione della causa dal ruolo e il processo si estingue se entro un anno non viene riassunto.

Nel procedimento di divorzio non è configurabile la contumacia dell’attore. La procedura prende avvio con il deposito in cancelleria del ricorso (e non con la notifica della citazione al convenuto), rivolto al presidente del tribunale, determinando in tal modo la pendenza della lite.

Con il deposito del ricorso e di conseguenza con l'iscrizione della causa nel ruolo civile, il ricorrente si costituisce in giudizio a tutti gli effetti, rendendo impossibile il verificarsi della sua contumacia.

2.2 La contumacia del convenuto

La contumacia del convenuto, nel procedimento di divorzio, si verifica qualora a seguito della sua mancata comparazione all’udienza presidenziale, egli non provveda a costituirsi per lo svolgimento della causa nel merito (entro i termini assegnati dal presidente del tribunale medesimo, con l’ordinanza con cui questi ha fissato la data dell’udienza di comparizione dinanzi al giudice istruttore).

Quest’ultimo, infatti, ha l’onere durante la prima udienza di comparizione di verificare il rispetto del contraddittorio, controllando se il ricorrente abbia adempiuto all’onere di notificare al coniuge convenuto non comparso all'udienza presidenziale l'ordinanza del presidente di fissazione dell’udienza.

In tal caso, il giudice ove rilevi un vizio nella notifica, fissa un termine perentorio per l’attore, al fine di rinnovare la notifica al convenuto. Qualora l’attore non esegua l’ordine del giudice e non rinnovi la notifica dell’ordinanza al convenuto, il giudice dispone la cancellazione della causa, facendo estinguere il procedimento.

Se invece l’attore provvede a notificare nuovamente l’ordinanza e, dopo la rinnovazione il convenuto non si costituisca, il giudice ne dichiara la contumacia e il processo prosegue normalmente incombendo sull’attore provare i fatti a fondamento della propria domanda. Tuttavia, al fine di salvaguardare il principio del contraddittorio, è previsto che siano notificati personalmente al convenuto contumace, le ordinanze che ammettono l’interrogatorio ovvero il giuramento e la sentenza.

Il convenuto rimasto contumace, può tuttavia sempre costituirsi in giudizio tardivamente, fino all’udienza di precisione delle conclusioni, depositando la propria comparsa in cancelleria ovvero direttamente in udienza. In tal caso, qualora dimostri che non abbia avuto conoscenza della pendenza del giudizio a causa della nullità della notifica, o per causa ad esso non imputabile, può chiedere al giudice di essere rimesso in termini e compiere le attività processuali altrimenti precluse.

3. I rischi della contumacia

Il comportamento del convenuto che decida volontariamente di non costituirsi in giudizio, può comportare conseguenze negative dal punto di vista processuale. Dal momento che il procedimento avviene in mancanza di contraddittorio e pertanto il convincimento del giudice in ordine alla propria decisione, si fonda esclusivamente sui fatti che li sono rappresentanti dall’attore.

Il convenuto rimasto contumace nel primo giudizio, ha sempre la facoltà di impugnare la sentenza emessa dal tribunale. Tuttavia, per esso valgono le stesse preclusioni dettate per qualsiasi altro giudizio d’appello, non potendo egli proporre domande nuove o eccezioni non rilevabili d’ufficio, pena in caso contrario, la declaratoria della loro inammissibilità.

Inoltre, il convenuto contumace in primo grado, non potrà richiedere l’ammissione di nuovi mezzi istruttori o la produzione di nuovi documenti, non richiesti o prodotti nel precedente giudizio, salvo che dimostri di non averli potuti richiedere o produrre in primo grado per una causa che non sia ad esso imputabile.

Egli, in sede d’appello, potrà solo contestare la sentenza emessa dal giudice di prime cure, eccependo l’errata interpretazione dei fatti proposti dall’attore e posti a fondamento della decisione del giudice istruttore.

Fonti normative

Codice di procedura civile: articoli 290, 291, 292, 293, 294, 345

Cassazione Civile, VI Sezione, Ordinanza 2 Maggio 2018, n.10463

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