Comunione e separazione dei beni

// Diritto di Famiglia e Successioni  

La comunione legale come regime patrimoniale della famiglia. Ma cosa succede in caso di separazione e divorzio? La comunione de residuo.

Con la riforma del diritto di famiglia del 1975, la comunione legale è stata adottata come regime patrimoniale applicabile ai coniugi in mancanza di una specifica convenzione matrimoniale. Prima di tale riforma, il regime patrimoniale legale era quello della separazione dei beni, per il quale ciascun coniuge rimaneva titolare esclusivo dei propri beni, compresi quelli acquistati dopo il matrimonio, con conseguente esclusione di qualsiasi diritto sui beni dell’altro coniuge.

Scegliendo la comunione dei beni quale regime legale applicabile agli individui che contraggono matrimonio, il legislatore ha voluto dare attuazione al principio di uguaglianza e solidarietà economica tra gli sposi, introducendo l’obbligo per entrambi di contribuire, in relazione alle proprie capacità, con reddito da lavoro o con attività casalinga, alle esigenze della famiglia. Tale principio è stato ribadito dal recente D. Lgs. 154/2013 che ha introdotto importanti novità in materia di filiazione: il matrimonio impone ad entrambi i coniugi l’obbligo di mantenere, istruire ed educare i figli.

Oggi gli sposi che intendano optare per il regime della separazione dei beni possono farlo con una dichiarazione inserita nell’atto di matrimonio o successivamente, in qualsiasi momento, con un accordo stipulato con la forma dell’atto pubblico.

1. La comunione legale: quali beni restano di proprietà esclusiva di ciascun coniuge?

In mancanza di una diversa convenzione stipulata dai coniugi, i rapporti di natura economica tra di essi sono regolati quindi dalla comunione legale.

La comunione legale si differenzia sotto diversi aspetti dalla comunione ordinaria. Rientra in quest’ultima fattispecie, ad esempio, la comunione ereditaria o quella derivante da atti di natura privata, quali la compravendita congiunta.

La comunione legale discende esclusivamente dal matrimonio e, a differenza di quella ordinaria che può prevedere anche quote di diversa misura, attribuisce inderogabilmente ai coniugi quote pari al 50% del patrimonio. Inoltre, nella comunione ordinaria le quote possono essere oggetto di cessione. Al contrario, la comunione legale si scioglie solo nei casi previsti dalla legge. Infine, se l’amministrazione della comunione ordinaria avviene con decisioni adottate congiuntamente (a maggioranza o all’unanimità), nella comunione tra i coniugi, l’amministrazione dei beni e la rappresentanza in giudizio spetta ad entrambi, anche disgiuntamente, e solo gli atti che eccedono l’ordinaria amministrazione richiedono un atto congiunto.

Ma vediamo nel dettaglio quali beni ricadono nella comunione legale e quali invece restano di proprietà esclusiva dei coniugi.

L’art. 177 c.c. stabilisce che rientrano nella comunione legale gli acquisiti compiuti dai due coniugi, insieme o separatamente, durante il matrimonio. Ricadono nel regime della comunione legale anche:

- Le aziende costituite dopo il matrimonio e gestite da entrambi i coniugi;

- Le aziende costituite da un solo coniuge prima del matrimonio ma gestite da entrambi, limitatamente agli utili e agli incrementi.

Anche in regime di comunione legale, non costituiscono oggetto della comunione e rientrano nella categoria dei beni personali (art. 179 c.c.):

- I beni di cui ciascun coniuge era proprietario prima del matrimonio;

- I beni ricevuti a titolo di donazione o successione, anche dopo il matrimonio, a meno che non risulti espressamente, nel testamento o nell’atto di donazione, la destinazione a favore della comunione;

- I beni di uso strettamente personale (abbigliamento, gioielli, strumenti per la pratica di sport o hobby, ecc…);

- I beni che servono a ciascun coniuge per l’esercizio della propria professione;

- I beni ottenuti a titolo di risarcimento danno;

- La pensione derivante da perdita totale o parziale della capacità lavorativa;

- I beni acquistati utilizzando il proprio patrimonio personale, purché ciò sia dichiarato espressamente all’atto di acquisto.

L’acquisto di un bene immobile o mobile registrato (autoveicoli, navi…) può essere escluso dalla comunione solo se vi è il consenso dell’altro coniuge il quale, presente all’atto di compravendita, conferma l’intenzione di far rientrare il bene nella categoria dei beni personali.

2. Scioglimento della comunione legale. La comunione de residuo

La comunione legale si scioglie nei casi in cui viene meno il vincolo matrimoniale:

- Dichiarazione di assenza o morte (anche presunta) del coniuge;

- Annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio;

- Separazione personale dei coniugi e cessazione della convivenza.

Altre cause di scioglimento della comunione durante il matrimonio sono:

- Il fallimento di uno dei coniugi;

- La separazione giudiziale dei beni (può essere richiesta ad esempio in caso di cattiva amministrazione dei beni comuni e/o personali o nel caso di sentenza di interdizione o inabilitazione);

- La scelta di adottare un diverso regime patrimoniale mediante convenzione.

Lo scioglimento della comunione non produce effetti retroattivi: l’art. 191 c.c. infatti dispone che essa avviene nel momento in cui il tribunale autorizza i coniugi a vivere separatamente oppure, nel caso di separazione consensuale, solo dopo l’omologazione del processo verbale di separazione. Fino ad allora, gli acquisti compiuti dai coniugi, anche separatamente, ricadono nella comunione.

Con lo scioglimento della comunione legale subentra una situazione di comunione ordinaria nella quale rientrano anche quei beni che durante il matrimonio appartengono al coniuge che li ha percepiti (si pensi ad esempio allo stipendio da lavoratore autonomo o subordinato) e al momento dello scioglimento della comunione risultano liquidi e non consumati. Si tratta della cosiddetta comunione de residuo o differita e comprende:

- I frutti dei beni personali (percepiti e non consumati);

- I guadagni derivanti dall’attività lavorativa separata di ciascun coniuge (percepiti e non consumati);

- I beni destinati all’esercizio dell’impresa di uno dei coniugi, se costituita dopo il matrimonio e i frutti dell’impresa costituita prima del matrimonio se sussistono al momento dello scioglimento della comunione legale.

La ratio alla base di questa scelta del legislatore è quella di rendere entrambi i coniugi partecipi, seppur in forme diverse, degli incrementi patrimoniali conseguiti durante il matrimonio.

I beni che rientrano nella comunione de residuo entrano a far parte del patrimonio comune e saranno oggetto di divisione in parti uguali.

Fonti:

- 151 del 1975 Riforma del diritto di famiglia

- Lgs. 154/2013 Revisione delle disposizioni vigenti in materia di filiazione

- 177 c.c. Oggetto della comunione

- 178 c.c. Beni destinati all’esercizio dell’impresa

- 179 c.c. Beni personali

- 180 c.c. Amministrazione dei beni della comunione

- 191 c.c. Scioglimento della comunione


AvvocatoFlash.it
+ 02 40 03 11 36 team@avvocatoflash.it
Accetta i Termini e le Condizioni del servizio e l'informativa sulla privacy di AvvocatoFlash. I vostri dati verranno condivisi solo con gli avvocati che ti offriranno assistenza.

Richiedi Preventivi Gratis