Fair Play Finanziario: cos’è e come funziona

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Il Fair Play Finanziario ha il compito di tenere sotto controllo i bilanci dei club affiliati all’UEFA. Ecco quali sono le regole da rispettare e le sanzioni previste.

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1. Cos’è il Fair Play Finanziario

Negli ultimi anni il mondo del calcio ha introdotto delle normative nel tentativo di tener sotto controllo le condizioni finanziarie delle società calcistiche: il Fair Play Finanziario, spesso abbreviato con FFP.

Dal 2011, anno dell’introduzione, ogni estate questa regolamentazione turba i sogni delle società rinomate costantemente alla ricerca di sensazionali colpi di mercato per alzare il livello delle loro rose. In questo modo l’UEFA (Union of European Football Associations) ha voluto limitare gli onerosi indebitamenti a cui le squadre ricorrono durante queste sessioni di calciomercato.

Le regole sono diventate via via più ferree e, in caso di mancata ottemperanza, possono addirittura inibire la partecipazione alle due più importanti competizioni europee: la Champions League e l’Europa League. Vediamo ora come funziona nei dettagli.

2. Gli obiettivi del FFP

Gli obiettivi del Fair Play finanziario sono molteplici, così come ricordato nel manuale ufficiale dell’UEFA. In primis chiaramente regolare il sistema finanziario delle società, stimolandone l’auto sostenibilità. In secondo luogo, come diretta conseguenza, incoraggiare lo sviluppo delle infrastrutture e dei settori giovanili e femminili.

Lo scopo principale resta comunque esortare i club ad onorare gli impegni finanziari ed allo stesso tempo cercare di competere sul mercato con le risorse disponibili, senza ricorrere a indebitamenti di sorta.

3. Quali sono le regole che disciplinano il FFP?

L’Organo di Controllo Finanziario del Club (CFCB) è l’organo predisposto all’analisi dei bilanci societari. Ogni anno vengono analizzati gli ultimi tre bilanci di tutti i club partecipanti alle competizioni UEFA. Da questa analisi devono risultare determinati aspetti positivi per poter prendere parte alle manifestazioni.

Il primo punto da rispettare è la certezza di non avere debiti arretrati verso altre società, verso i dipendenti (che siano i calciatori o altre figure professionali) e anche nei confronti di autorità sociali e fiscali. In sostanza bisogna dimostrare di avere tutti i conti in regola. Ma tutto questo non basta per superare i paletti imposti dall’UEFA. Le dirigenze devono anche comunicare tutte le informazioni finanziarie previste per il futuro, ossia ipotetici investimenti e future entrate.

L’obiettivo finale imposto dal CFCB ad ogni società è quello di raggiungere il break even, quel punto di pareggio sostenibile solo riuscendo a bilanciare le spese con i ricavi e ridimensionando i debiti.

4. Si può non rispettare il break even?

Le società, in deroga, possono spendere in totale una piccola cifra superiore al guadagno. Si tratta di un limite massimo di 5 milioni di euro (fino al 2016/2017 era di 13 milioni di euro) per ogni anno di valutazione. Una sorta di perdita di bilancio consentita e controllabile.

Allo stesso tempo sono state ratificate deroghe speciali per le perdite registrate dall’anno 2013/14 fino alla stagione 2017/18. In questo caso l’UEFA ha accettato la presenza di debiti, a patto che potessero essere coperti dagli interventi dei proprietari dei club, o da parti strettamente correlate. Per le stagioni 2013/14 e 2014/15 il limite era previsto nei 45 milioni di perdita a stagione, ridotto poi a 30 milioni per gli esercizi del 2015/16, 2016/17 e 2017/18.

5. L’aggiornamento UEFA del 2015

C’è da sottolineare che solo dopo soli 4 anni di vita, nel giugno 2015, l’UEFA ha aggiornato il regolamento del Fair Play Finanziario, cercando di incontrare le esigenze di società in difficoltà economica.

Dopo questa revisione vengono quindi analizzate con più cautela le situazioni relative a club in fase di ristrutturazione aziendale, che subiscono turbamenti economici o che appartengono a una regione economica in palese difficoltà economica.

6. Le sanzioni previste dal Fair Play Finanziario

In caso di violazione delle regole previste dal FFP spetta all’Organo di Controllo Finanziario dei Club decidere le eventuali sanzioni. Di base vi è un approccio non estremamente punitivo e soprattutto votato a procedere step by step.

A seconda dell’entità dell’infrazione, nella fase iniziale, si passa da un semplice avvertimento ad una multa pecuniaria, per arrivare poi a una potenziale decurtazione di punti e alla trattenuta degli introiti derivanti dalla partecipazione ad una competizione UEFA.

In una fase successiva, se la gravità della violazione è più marcata, si può passare al divieto di iscrivere nuovi calciatori nella lista UEFA oppure all’esclusione del club dalle competizioni

Prima di giungere ad una sanzione definitiva c’è però la possibilità per le società di sottoscrivere il cosiddetto Settlement Agreement, che altro non è che un patteggiamento, proposto dall’UEFA (per questo si discosta dal Voluntary Agreement, che invece è proposto dal club), in cui si concordano sanzioni e modalità per rientrare nei paletti previsti dal Fair Play Finanziario.

7. Casi storici

Il Fair Play Finanziario ha già colpito diversi club nel corso degli anni. Dal 2014 numerose squadre sono state multate per non aver rispettato i vincoli della normativa.

Tra le più importanti ricordiamo Manchester City, Paris Saint Germain, Galatasaray e Zenit San Pietroburgo nel 2014; Besiktas, Lokomotiv Mosca, Monaco, Inter, Roma e Sporting Lisbona nel 2015; Fenerbache e Dinamo Zagabria nel 2016; Porto nel 2017; Vojvodina nel 2018. Ma nel corso degli anni non sono mancate neppure le esclusioni dalle coppe. A tal proposito citiamo come esempio la Stella Rossa di Belgrado nel 2014, il Galatasaray nel 2016 e il Panathinaikos nel 2018.

Nel nostro campionato ha invece rischiato molto grosso durante la stagione scorsa l’AC Milan, il quale, dopo non aver superato i test del FFP non è riuscito ad ottenere nemmeno la possibilità di portare avanti il Settlement Agreement. Solo l’intervento del Tas di Losanna (Tribunale Arbitrario dello Sport) ha permesso ai rossoneri di poter prendere parte all’Europa League della stagione 2018/2019.

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Una laurea in Economia e Gestione Aziendale presso l'Università di Brescia e una in Giornalismo e Cultura Editoriale presso l'Ateneo di Parma. Dopo 11 anni di carriera bancaria ho scelto di percorrere la strada del Giornalismo e del Copywriting. Scrivo per siti tecnologici, economici e legali.
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