Annullamento del testamento olografo in caso di incapacità

// Attualitá  
# Giuridica.net  

Con la sentenza n. 445 del 2018 il Tribunale di Verona ha rigettato la domanda di annullamento del testamento olografo redatto da un’anziana signora affetta da tempo da demenza senile e degenerazione cognitiva, ritenendo insufficienti ed inidonei i mezzi di prova richiesti dall’attore per provare l'assoluta incapacità naturale della testatrice al momento della redazione del testamento.

L’art. 591 c.c., rubricato Casi di incapacità, al n. 3) dispone che, tra gli altri, sono incapaci di testare coloro che, sebbene non interdetti, si provi essere stati, per qualsiasi causa, anche transitoria, incapaci di intendere e di volere nel momento in cui fecero testamento.

Per tradizionale e consolidato orientamento di legittimità in tema di annullamento del testamento, l'incapacità naturale del testatore postula l’esistenza non già di una semplice anomalia o alterazione delle facoltà psichiche ed intellettive del de cuius, bensì la prova che, a cagione di un’infermità transitoria o permanente, ovvero di altra causa perturbatrice, il soggetto sia stato privo in modo assoluto, al momento della redazione dell'atto di ultima volontà, della coscienza dei propri atti o della capacità di autodeterminarsi (cfr. Cass. civ., n. 9081/2010; Cass. civ., n. 230/2011; Cass. civ., n. 27351/2014; Cass. civ., n. 2239/2016; Cass. civ., n. 28758/2017).

Pertanto, è pacifico che i semplici stati emotivi e passionali, come un mero decadimento cognitivo o una qualsiasi alterazione mentale non siano di per sé sufficienti ad escludere la capacità di intendere e di volere del testatore e di conseguenza ad invalidare il testamento. Occorre piuttosto una reale e piena inidoneità del soggetto a comprendere la portata economica, sociale e giuridica del negozio compiuto. 

Ma a chi spetta provare l’incapacità naturale del testatore?

Secondo gli Ermellini, poiché lo stato di capacità costituisce la regola e quello di incapacità l'eccezione, spetta a chi impugna il testamento dimostrare la dedotta incapacità, salvo che il testatore non risulti affetto da incapacità totale e permanente, nel qual caso grava, invece, su chi voglia avvalersene provarne la corrispondente redazione in un momento di lucido intervallo.

Pertanto, vi sarebbero due diversi regimi probatori a seconda della natura dello stato di incapacità del de cuius:

  • nel caso in cui l’incapacità del testatore derivi da un’infermità psichica di natura permanente, l’onere della prova sarà a carico della parte che intende far valere la validità del testamento, atteso che dovrà dimostrare che il soggetto abbia agito in una fase di lucido intervallo;

  • nel caso in cui, invece, il testatore si trovi in uno stato di incapacità di natura transitoria, l’onere della prova sarà a carico della parte che agisce in giudizio intendendo far valere la nullità del testamento.

Spetterà poi al giudice di merito stabilire, alla luce delle difese delle parti e delle prove offerte in giudizio, se il de cuius fosse o meno capace di intendere e di volere al momento della redazione del testamento.

Leggi il testo integrale della sentenza n. 445 del 2018 il Tribunale di Verona

Veronica Foroni, Giuridica.net


AvvocatoFlash.it
+ 02 40 03 11 36 team@avvocatoflash.it
Accetta i Termini e le Condizioni del servizio e l'informativa sulla privacy di AvvocatoFlash. I vostri dati verranno condivisi solo con gli avvocati che ti offriranno assistenza.

Richiedi Preventivi Gratis