Diffamazione su Facebook: risarcimento?
Utente_lucca_5005 · 575 visualizzazioni
Ho ricevuto su facebook bacheca questo messaggoo... [nome omesso] il fatto è che in quei paesi ricchi ci sono stato e mi pagavano bene. Non ero un morto di fame come te che passa le ore a farsi seghe al computer. Alla tua età lavoravo e scopavo, tutte belle donne, non puttane come tua madre che doveva affogarti appena nato, perché sei uscito dalla porta sbagliata e le hai rotto il culo. Sono in pensione da 21 anni e mi diverto a prendere per il culo, imbecilli come te. Tanto per non annoiarmi, non guardo la TV e ho letto a letto, tutti in libri che ci sono da leggere. Ora solo fumetti e non mi piacciono. Ora mi sono stufato, ho altri che mi aspettano, cercatene un atro. Ci sono possibilità per imbastire una causa e richiedere risarcimento danni giacché mia madre ha mai esercitato come prostitita? Il messaggio è pervenuto da tale [nome omesso]
Risposta diretta
Sì, il messaggio che hai ricevuto — pubblicato sulla bacheca Facebook e contenente affermazioni gravemente offensive nei tuoi confronti e verso tua madre — configura il reato di diffamazione aggravata, per cui puoi sia sporgere querela penale sia chiedere il risarcimento del danno in sede civile.
Quadro normativo
Il reato contestabile è la diffamazione prevista dall'art. 595 del Codice Penale. In particolare:
- Il comma 1 punisce chiunque, comunicando con più persone, offende la reputazione altrui
- Il comma 3 prevede un'aggravante specifica quando il fatto viene commesso tramite la stampa o qualsiasi altro mezzo di pubblicità — tra cui i social network come Facebook, secondo la giurisprudenza consolidata
- La pena prevista per la forma aggravata è la reclusione fino a 3 anni o la multa
Come funziona in pratica
- Conserva le prove: fai subito uno screenshot della bacheca Facebook con data, ora e nome del profilo del mittente ([nome omesso]). Meglio ancora, fai autenticare la schermata tramite un APE (Atto di Notorietà) presso un notaio o con una PEC con marcatura temporale
- Identifica l'autore: se il profilo è reale e identificabile, il nome già costituisce un ottimo punto di partenza per le indagini
- Sporgi querela: presenta una querela entro 3 mesi dalla data in cui hai ricevuto il messaggio, presso la Procura della Repubblica o la Polizia Postale. La Polizia Postale è particolarmente competente per i reati informatici e i social network
- Richiedi il risarcimento: in sede penale puoi costituirti parte civile nel processo; in alternativa, puoi agire separatamente in sede civile per i danni subiti
Cosa conviene fare
- Agisci subito: il termine per la querela è di 3 mesi dal fatto, non lasciare passare troppo tempo
- Non cancellare nulla e non rispondere al messaggio: ogni reazione potrebbe complicare la posizione
- Rivolgersi a un avvocato penalista: la querela può essere presentata autonomamente, ma un legale ti aiuterà a quantificare correttamente il danno e a costruire la strategia migliore
- Valuta la costituzione di parte civile: ti permette di ottenere il risarcimento direttamente nell'ambito del processo penale, senza dover aprire un secondo procedimento civile
- Considera che il danno alla reputazione di tua madre — anche lei offesa nel messaggio — le consente di presentare una querela autonoma per le offese a lei rivolte
Questa risposta è generata da intelligenza artificiale e ha scopo puramente informativo. Non costituisce consulenza legale professionale.
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💬 Utente_Lucca_7778
una che mette i cuoricini come fai tu è solo una povera imbecille demente,una munus habens.Poverina...uns come te può solo fare tanta tanta pena un commento simile su post pubblico di Facebook e’ passibile di querela
Risposta diretta
Sì, i messaggi descritti — sia quello con gli insulti diretti sia quello con i riferimenti alla madre — configurano il reato di diffamazione aggravata, perseguibile penalmente con querela e azionabile civilmente per ottenere il risarcimento del danno.
Quadro normativo
L'art. 595 del Codice penale punisce chiunque, comunicando con più persone, offenda la reputazione altrui. Quando il fatto è commesso tramite un mezzo di pubblicità — come un post pubblico su Facebook o un messaggio visibile a terzi — la pena è aumentata (fino a tre anni di reclusione). Sul piano civile, gli artt. 2043 e 2059 del Codice civile permettono di chiedere il risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale (morale, reputazionale) subito a causa dell'illecito.
Come funziona in pratica
- I messaggi ricevuti contengono espressioni oggettivamente offensive e attribuiscono alla madre qualità infamanti false (prostituzione): questo è il cuore della diffamazione, ossia l'attribuzione di un fatto lesivo della reputazione.
- La circostanza che il contenuto sia pubblicato o inviato in modo accessibile a più persone integra la comunicazione con "più persone" richiesta dalla norma.
- Il fatto che la madre non abbia mai esercitato come prostituta rafforza la falsità dell'accusa, elemento rilevante sia per la querela sia per la quantificazione del danno.
- Per la querela è necessario presentarsi presso la Procura della Repubblica o i Carabinieri/Polizia entro 3 mesi da quando hai avuto conoscenza del fatto e dell'autore.
- In sede civile puoi chiedere il risarcimento del danno all'immagine e alla reputazione tua e di tua madre, anche in via autonoma rispetto al procedimento penale.
Cosa conviene fare
- Conserva subito le prove: fai screenshot con data e ora visibili, annota l'URL del profilo dell'autore e del post/messaggio; se possibile, fai verificare il contenuto da un notaio tramite perizia informatica o atto notarile di constatazione online.
- Verifica se il profilo dell'autore è identificabile: se il nome è reale, l'identificazione sarà più semplice; in caso di pseudonimo, la Procura può richiedere i dati a Meta (Facebook) con rogatoria.
- Presenta querela entro i 3 mesi indicati, allegando le prove raccolte; indica espressamente i danni subiti (ansia, danno reputazionale, danno alla madre).
- Valuta con un avvocato l'opportunità di agire anche in sede civile per ottenere un risarcimento concreto, indipendentemente dall'esito penale.
- Se gli insulti continuano, puoi chiedere all'avvocato di inviare una diffida stragiudiziale come primo passo, eventualmente seguita da un'azione inibitoria.
Questa risposta è generata da intelligenza artificiale e ha scopo puramente informativo. Non costituisce consulenza legale professionale.
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