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Cos'è il Licenziamento Illegittimo

Il licenziamento illegittimo è quello intimato dal datore di lavoro senza i requisiti di legge o senza seguire la procedura corretta. In Italia il diritto del lavoratore a non essere licenziato senza giusta causa è protetto dall'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori (L. 300/1970) e, per i contratti dal 7 marzo 2015, dal D.Lgs. 23/2015 sul contratto a tutele crescenti.

Esistono due grandi categorie di tutela: la tutela reintegratoria, che consente al lavoratore di tornare al proprio posto, e la tutela risarcitoria, che prevede invece un'indennità economica. Quale si applica dipende dalle dimensioni aziendali, dall'anno di assunzione e dalla tipologia del vizio del licenziamento.

I principali tipi di licenziamento illegittimo sono: il licenziamento privo di giusta causa o giustificato motivo, il licenziamento discriminatorio (sempre nullo), il licenziamento con vizi di forma (mancanza della comunicazione scritta o delle motivazioni) e il licenziamento ritorsivo (adottato per vendetta o rappresaglia).

Quando Hai Bisogno di un Avvocato

Se ritieni che il tuo licenziamento sia ingiusto, i tempi per agire sono strettissimi. La legge italiana impone di impugnare il licenziamento entro 60 giorni dalla ricezione della lettera con una comunicazione stragiudiziale al datore di lavoro. Dopo l'impugnazione, hai ulteriori 180 giorni per depositare il ricorso al Giudice del Lavoro competente.

Un avvocato del lavoro è indispensabile per: valutare se il licenziamento è effettivamente illegittimo, predisporre la lettera di impugnazione stragiudiziale, raccogliere le prove necessarie, presentare il ricorso giudiziale e negoziare un'eventuale accordo bonario con l'azienda. Agire senza assistenza legale in questa materia è rischioso: un errore procedurale può far decadere tutti i tuoi diritti.

⏱ Attenzione: Hai Solo 60 Giorni per Agire

Se hai ricevuto una lettera di licenziamento, i termini per tutelarti sono perentori e non prorogabili. Ecco la sequenza obbligatoria:

AzioneTermineConseguenza se non rispettato
Impugnazione stragiudiziale (raccomandata A/R o PEC al datore)60 giorni dalla ricezioneIl licenziamento diventa definitivo e inoppugnabile
Deposito ricorso al Giudice del Lavoro180 giorni dall'impugnazioneIl diritto si estingue definitivamente
Risposta alla contestazione disciplinare (se presente)5 giorni dalla contestazioneDecadenza dal diritto di difesa nella fase disciplinare
Domanda NASpI all'INPS68 giorni dall'eventoPerdita parziale dell'indennità di disoccupazione

Tipologie di Licenziamento

La legge italiana prevede diverse tipologie di licenziamento individuale. Il licenziamento per giusta causa (art. 2119 c.c.) non prevede preavviso ed è giustificato solo da comportamenti gravissimi del dipendente. Il licenziamento per giustificato motivo soggettivo (art. 3 L. 604/1966) riguarda mancanze disciplinari meno gravi e prevede il preavviso. Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo è quello legato a ragioni economiche o organizzative dell'azienda.

Il licenziamento discriminatorio è nullo per legge e dà sempre diritto alla reintegra. Il licenziamento collettivo riguarda le riduzioni di personale in aziende con almeno 15 dipendenti e segue una procedura specifica con l'intervento dei sindacati. In tutti i casi, qualsiasi vizio formale o sostanziale può rendere il licenziamento illegittimo.

Le Tutele in Base alla Data di Assunzione

Le conseguenze di un licenziamento illegittimo dipendono dall'anno di assunzione e dalle dimensioni aziendali. Ecco cosa spetta in base alla tua situazione:

SituazioneRegime applicabileTutela in caso di licenziamento illegittimo
Assunto prima del 7/3/2015 — azienda > 15 dipendentiArt. 18 Statuto dei LavoratoriReintegra nel posto di lavoro + risarcimento da 5 a 12 mensilità
Assunto prima del 7/3/2015 — azienda ≤ 15 dipendentiArt. 8 L. 604/1966Solo risarcimento: da 2,5 a 6 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto
Assunto dal 7/3/2015 in poiD.Lgs. 23/2015 (tutele crescenti)Risarcimento da 2 a 12 mensilità. Reintegra solo per: discriminatorio, ritorsivo, fatto materialmente insussistente nel disciplinare
Qualunque assunzione — licenziamento discriminatorioArt. 18 c. 1 (applicazione universale)Sempre reintegra + risarcimento integrale, a prescindere da data assunzione e dimensioni aziendali

Documenti da Raccogliere Subito

Prima di contattare un avvocato, raccogli questa documentazione — accelererà la valutazione del tuo caso e la predisposizione dell'impugnazione:

  • Lettera di licenziamento (originale, con data di ricezione)
  • Contratto di lavoro individuale e ultime variazioni
  • Ultime 3 buste paga
  • Contratto Collettivo Nazionale applicato (CCNL)
  • Eventuali lettere di contestazione disciplinare precedenti
  • Risposta fornita alla contestazione disciplinare (se esistente)
  • Email o comunicazioni scritte rilevanti con il datore di lavoro
  • Testimonianze di colleghi (anche solo orali, per ora)
  • Registro presenze, badge, timesheet se disponibili

Cosa Fare Dopo il Licenziamento: La Procedura

1

Analisi della lettera di licenziamento

Verifica che la lettera sia in forma scritta (a pena di inefficacia), che riporti i motivi del licenziamento, la data di decorrenza e il preavviso dovuto. Un licenziamento privo di motivazione scritta è inefficace.

2

Consulenza con un avvocato del lavoro

Porta la lettera di licenziamento, il contratto di lavoro e le ultime buste paga a un avvocato giuslavorista. Valuterà la legittimità dei motivi, il rispetto del procedimento disciplinare (se previsto) e le tutele applicabili.

3

Impugnazione entro 60 giorni

Il licenziamento deve essere impugnato con qualsiasi atto scritto entro 60 giorni dalla comunicazione (raccomandata o PEC). Questo termine è improrogabile: senza impugnazione tempestiva si perde il diritto a contestarlo.

4

Tentativo di conciliazione obbligatoria (se prevista)

Per i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo in aziende con più di 15 dipendenti, prima del ricorso giudiziale è previsto un tentativo di conciliazione dinanzi all'Ispettorato del Lavoro.

5

Ricorso al Tribunale del Lavoro

Se la conciliazione fallisce (o non è prevista), l'avvocato deposita ricorso al Tribunale. Il giudice può dichiarare il licenziamento illegittimo e ordinare la reintegra (nei casi residui) o condannare al pagamento di un'indennità risarcitoria.

Aggiornamento Normativo

Jobs Act e Decreto Dignità: Due Riforme Che Cambiano Tutto

Il Jobs Act (D.Lgs 23/2015) ha introdotto il "contratto a tutele crescenti" per i nuovi assunti dal 7 marzo 2015: la reintegra nel posto di lavoro è limitata ai casi di licenziamento discriminatorio o disciplinare con fatto inesistente; negli altri casi si applica solo un'indennità crescente (da 2 a 12 mensilità, fino a 36 per aziende grandi). La Corte Costituzionale (sent. 194/2018) ha poi restituito al giudice la facoltà di modulare l'indennità oltre i limiti rigidi. Il Decreto Dignità (D.L. 87/2018) ha limitato i rinnovi dei contratti a termine (massimo 24 mesi, obbligo di causale dal 2° rinnovo), riducendo le situazioni di licenziamento "mascherato" da fine contratto.

Documenti Necessari per Impugnare il Licenziamento

Lettera di licenziamento originale (con data di ricezione)
Contratto di lavoro e sue eventuali modifiche
Ultime buste paga (almeno 3 mesi)
CCNL applicato al rapporto di lavoro
Eventuali lettere di contestazione disciplinare precedenti
Comunicazioni aziendali rilevanti (email, note interne)
Certificazione Unica (CU) degli ultimi 2 anni
Estratto contributivo INPS
Eventuali testimonianze di colleghi

Quanto Costa un Avvocato per Licenziamento?

I costi variano in base alla complessità del caso e alla fase procedurale. Usa il tool qui sotto per una stima orientativa.

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* Stime orientative basate su tariffe medie di mercato italiane. Il costo effettivo dipende dalla complessità del caso, dal professionista scelto e dalle ore di lavoro necessarie. La prima consulenza su AvvocatoFlash è gratuita.

Patrocinio a Spese dello Stato

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Se il tuo reddito annuo imponibile è inferiore a € 13.659,64, potresti avere diritto al patrocinio a spese dello Stato: l'avvocato per l'impugnazione del licenziamento viene pagato interamente dall'erario.

La soglia si alza di circa € 1.032,91 per ogni familiare convivente. Un avvocato AvvocatoFlash può verificare gratuitamente se hai i requisiti.

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Domande Frequenti

Cos'è il licenziamento per giusta causa?

Il licenziamento per giusta causa è quello disposto dal datore di lavoro in seguito a un comportamento del dipendente così grave da non consentire la prosecuzione nemmeno provvisoria del rapporto di lavoro. Esempi tipici: furto, falsificazione di documenti, insubordinazione grave. Non prevede preavviso né indennità sostitutiva. Se ritieni che la giusta causa non sussistesse, puoi impugnare il licenziamento entro 60 giorni.

Entro quando posso impugnare il licenziamento?

Devi impugnare il licenziamento entro 60 giorni dalla comunicazione con una lettera stragiudiziale (raccomandata, PEC o consegna a mano). Dopo l'impugnazione stragiudiziale, hai altri 180 giorni per depositare il ricorso al Giudice del Lavoro. Se non rispetti questi termini, il diritto si estingue. È fondamentale agire subito: contatta un avvocato del lavoro appena ricevi la lettera di licenziamento.

Ho diritto alla NASpI se sono stato licenziato?

Sì, in caso di licenziamento (anche per giusta causa o giustificato motivo) hai generalmente diritto alla NASpI, l'indennità di disoccupazione erogata dall'INPS. I requisiti principali sono: essere in stato di disoccupazione involontaria, aver versato almeno 13 settimane di contributi nei 4 anni precedenti e aver lavorato almeno 30 giorni nell'anno precedente la disoccupazione. La domanda va presentata entro 68 giorni dall'evento.

Posso essere reintegrato nel mio posto di lavoro?

Dipende dall'anno di assunzione e dalle dimensioni aziendali. Per i lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015, l'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori prevede la reintegra in caso di licenziamento illegittimo in aziende con più di 15 dipendenti. Per chi è stato assunto dopo tale data con il contratto a tutele crescenti (D.Lgs. 23/2015), la reintegra è prevista solo in casi specifici (licenziamento discriminatorio, per motivo illecito, o fatto materialmente insussistente nel disciplinare). Negli altri casi si applica la tutela indennitaria.

Cosa si intende per licenziamento discriminatorio?

Il licenziamento discriminatorio è quello intimato per motivi legati a: sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali o sociali, affiliazione sindacale, gravidanza, maternità o paternità. È nullo per legge a prescindere dal numero di dipendenti dell'azienda e dall'anno di assunzione, e il lavoratore ha sempre diritto alla reintegra nel posto di lavoro.

Cosa fare se ho ricevuto una lettera di licenziamento?

Prima di tutto, non firmare nulla senza aver consultato un avvocato. Controlla la data di ricezione (da quel giorno decorrono i 60 giorni per l'impugnazione). Raccogli tutta la documentazione: buste paga, contratto, comunicazioni aziendali, testimonianze. Contatta subito un avvocato del lavoro per valutare se il licenziamento è legittimo e quali sono le tue opzioni.

Qual è la differenza tra giustificato motivo soggettivo e oggettivo?

Il giustificato motivo soggettivo riguarda comportamenti del lavoratore che non raggiungono la soglia della giusta causa ma giustificano il licenziamento con preavviso (es. scarso rendimento, reiterate violazioni disciplinari). Il giustificato motivo oggettivo riguarda invece ragioni economiche-organizzative dell'azienda indipendenti dal comportamento del dipendente (es. soppressione del posto di lavoro, riorganizzazione aziendale, crisi). In entrambi i casi è previsto il preavviso o la relativa indennità sostitutiva.

L'azienda deve pagarmi il TFR anche se mi licenzia?

Sì, il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) matura per ogni anno lavorato e deve essere corrisposto dal datore di lavoro alla fine del rapporto, indipendentemente dal motivo della cessazione: licenziamento per giusta causa, giustificato motivo, accordo o dimissioni. Se il TFR non ti viene pagato puoi agire legalmente per recuperarlo, anche tramite un decreto ingiuntivo.

Posso accordarmi con l'azienda senza andare in tribunale?

Sì. Prima di depositare il ricorso al giudice del lavoro, è possibile tentare una conciliazione presso la Direzione Territoriale del Lavoro (DTL) o un ente di conciliazione sindacale. L'accordo raggiunto in sede conciliativa ha piena efficacia legale. In molti casi è la soluzione più rapida ed economica: l'azienda evita un contenzioso lungo e costoso, il lavoratore ottiene un risarcimento certo senza attendere anni di giudizio.

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