La prima domanda da rispondere in ogni caso di infiltrazioni condominiali è chi è il responsabile. La risposta dipende da dove origina la perdita, e la distinzione è fondamentale perché cambia il soggetto contro cui agire.
Se l'infiltrazione proviene dal pavimento, dagli impianti privati o dal bagno del vicino di sopra, la responsabilità è sua in via esclusiva, ai sensi dell'art. 2051 del Codice Civile: chiunque ha in custodia una cosa risponde dei danni che essa cagiona, salvo provi il caso fortuito. Non è necessario dimostrare la colpa: basta provare il nesso causale tra l'impianto del vicino e il danno subito.
Se invece l'infiltrazione viene da parti comuni — lastrico solare, tetto, colonne di scarico condominiali, facciata — la responsabilità è del condominio ai sensi dell'art. 1117 cc. In questo caso devi agire contro l'amministratore di condominio, che è obbligato a conservare le parti comuni (art. 1130 cc) e a deliberare i lavori necessari in assemblea.
Esiste poi il caso misto: il lastrico solare ad uso esclusivo del proprietario del piano di sopra. La Cassazione a Sezioni Unite (sentenza 9449/2016) ha stabilito che in questo caso la responsabilità si divide: un terzo a carico del proprietario che ha l'uso esclusivo, due terzi a carico del condominio, perché il lastrico svolge anche funzione di copertura per tutti i piani sottostanti.
La responsabilità solidale nel caso del lastrico solare ad uso esclusivo funziona in modo preciso nella pratica: puoi citare in giudizio entrambi i soggetti — il proprietario del lastrico e il condominio — e chiedere la condanna in solido per il 100% del danno. Sarà poi il giudice a stabilire che il proprietario risponde per un terzo e il condominio per due terzi, ma tu hai diritto a ottenere l'intero importo dal soggetto più solvibile. La Cass. SS.UU. 9449/2016 ha chiarito che questa ripartizione non è modificabile nemmeno dal regolamento condominiale, in quanto tutela un interesse superiore del proprietario del piano sottostante.
Distinta dal lastrico solare è la questione del terrazzo a livello: si tratta di un terrazzo che, pur essendo di proprietà esclusiva del condomino del piano superiore, funge strutturalmente da copertura dell'appartamento sottostante. La giurisprudenza prevalente — più favorevole al danneggiato rispetto al passato — tende oggi ad applicare anche ai terrazzi a livello il principio della responsabilità ripartita tra proprietario esclusivo e condominio, pur riconoscendo al giudice di merito una certa discrezionalità nella determinazione delle quote. In alcune pronunce recenti, quando il terrazzo serve esclusivamente il piano sottostante come copertura senza alcun beneficio strutturale per gli altri piani, la quota a carico del condominio è stata ridotta o azzerata. L'accertamento tecnico è quindi essenziale per qualificare correttamente il manufatto e orientare la strategia legale a Bologna.
Una situazione ricorrente nei condomìni più vecchi è quella delle tubature condominiali vetusteche corrono all'interno delle pareti di proprietà privata: in questo caso la giurisprudenza tende a ricondurre la responsabilità al condominio anche se la tubatura attraversa fisicamente un appartamento privato, purché si tratti di una colonna di scarico o di adduzione a servizio dell'intero edificio (art. 1117 cc). Il perito tecnico deve verificare se la tubatura serve esclusivamente l'unità privata o anche altri piani: nel primo caso è privata, nel secondo è condominiale, e la distinzione cambia radicalmente il soggetto da convenire in giudizio al Tribunale di Bologna.
La regola generale è che il punto di diramazione dalle colonne condominiali verso l'appartamento privato segna il confine tra responsabilità condominiale e privata: tutto ciò che si trova a monte del raccordo è condominiale, tutto ciò che si trova a valle è privato. Nei condomìni costruiti prima degli anni Settanta questa distinzione non sempre è documentata e richiede l'ispezione fisica da parte del perito, spesso con ricorso alla telecamera endoscopica per localizzare il punto di rottura senza interventi demolitori. La chiarezza su questo punto è il presupposto indispensabile di qualsiasi strategia legale efficace a Bologna, perché sbagliare il soggetto destinatario della diffida significa perdere settimane preziose e dover ricominciare la procedura stragiudiziale da capo.
Quando né il vicino né l'amministratore rispondono alle tue comunicazioni, considera che il silenzio non equivale a negazionedella responsabilità: in giudizio, la mancata risposta a una diffida formale è valutata come un elemento indiziario sfavorevole al responsabile, e il Tribunale di Bologna ne tiene conto nella formazione del suo convincimento, specialmente ai fini della liquidazione delle spese processuali. Documentare il silenzio è quindi strategicamente importante: conserva le ricevute di ritorno delle raccomandate, le conferme di lettura delle PEC e qualsiasi altra prova dell'avvenuta ricezione senza risposta.
In molti casi la fonte dell'infiltrazione non è immediatamente evidente e richiede un accertamento tecnico da parte di un geometra o ingegnere. Agire prima di avere la certezza sulla fonte rischia di rivolgere la diffida al soggetto sbagliato, perdendo tempo prezioso. Un avvocato specializzato in diritto condominiale a Bologna coordina immediatamente il perito tecnico e indirizza la procedura verso il responsabile corretto fin dalla prima mossa. Con AvvocatoFlash hai il contatto di un avvocato condominiale a Bologna entro 24 ore.