Responsabilità Medica

Malpractice medica e consenso informato falsificato: cosa fare?

Utente_roma_8107 · 0 visualizzazioni

A maggio 2020 la Cliente si è sottoposta presso una clinica privata ad un intervento per la cataratta. In quella circostanza non le è stato fatto sottoscrivere il consenso informato ed a distanza di pochi giorni, questa ha avuto un distacco della retina. La Cliente si è quindi rivolta al medesimo chirurgo che le ha suggerito di attendere una settimana. Posto che in ipotesi di questo tipo è necessario intervenire entro 24 h., la Cliente si è rivolta ad altro medico, che l'ha immediatamente sottoposta a nuovo intervento. Questa ha poi richiesto copia della sua cartella clinica, nella quale è apparso un consenso informato sottoscritto a suo nome. Assistita da un Legale ha proceduto a inoltrare una diffida sia nei confronti della Clinica che del medico. Tanto premesso, alla Cliente, pensionata, occorre un Legale su Roma nord che la assista al fine di procedere con una mediazione. COD (L)

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Risposta diretta

Il caso descritto presenta profili di grave responsabilità medica e della struttura sanitaria, con possibili rilevanze sia civili che penali. La paziente ha diritto a chiedere il risarcimento dei danni subiti, e la via della MEDIAZIONE OBBLIGATORIA è il primo passo necessario prima di poter agire in giudizio.

Quadro normativo

La responsabilità medica in Italia è disciplinata dalla Legge 24/2017 (cosiddetta Legge Gelli-Bianco), che distingue la responsabilità del medico — di natura extracontrattuale (art. 2043 c.c.) — da quella della struttura sanitaria — di natura contrattuale (art. 1218 c.c.). Il diritto al CONSENSO INFORMATO è garantito dagli artt. 1 e 3 della stessa legge e dall'art. 32 della Costituzione: senza di esso, qualsiasi intervento chirurgico è potenzialmente illecito. La falsificazione del documento di consenso nella cartella clinica può inoltre configurare il reato di FALSO IN ATTO PUBBLICO o FALSO IDEOLOGICO (artt. 476-480 c.p.), rilevante sia in sede penale che come elemento probatorio nel civile.

Come funziona in pratica

Il caso presenta più elementi di responsabilità cumulabili

  • Assenza originaria del consenso informato: l'intervento alla cataratta è stato eseguito senza che la paziente firmasse il modulo, violando un diritto fondamentale.
  • Ritardo diagnostico e terapeutico: il distacco di retina richiede intervento entro 24 ore; il chirurgo ha invece suggerito di attendere una settimana, aggravando potenzialmente il danno.
  • Alterazione della cartella clinica: il consenso informato apparso successivamente nella documentazione configura un fatto gravissimo, che la paziente dovrà provare non aver mai sottoscritto (perizia calligrafica, testimonianze, eventuale denuncia).
  • Prima di avviare un giudizio, la Legge Gelli-Bianco impone il tentativo di MEDIAZIONE OBBLIGATORIA (o in alternativa la CONSULENZA TECNICA PREVENTIVA ai sensi dell'art. 696-bis c.p.c.) come condizione di procedibilità. La diffida già inoltrata è un buon punto di partenza.

    Cosa conviene fare

    a. Nominare un avvocato specializzato in responsabilità medica con sede a Roma, preferibilmente Roma nord come richiesto, che coordini anche un PERITO MEDICO LEGALE per quantificare i danni fisici subiti. b. Depositare una denuncia-querela per falso documentale, che rafforzerà la posizione in sede civile. c. Conservare tutta la documentazione: referti, cartella clinica, ricevute, corrispondenza con la clinica e con il medico. d. Rispettare i TERMINI DI PRESCRIZIONE: l'azione per responsabilità medica si prescrive in 10 anni per la struttura (responsabilità contrattuale) e in 5 anni per il medico (responsabilità extracontrattuale), decorrenti dal momento in cui il danno era conoscibile.

    Questa risposta è generata da intelligenza artificiale e ha scopo puramente informativo. Non costituisce consulenza legale professionale.

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