Complicanze mastoplastica: responsabilità chirurgo
Utente_piacenza_9040 · 64 visualizzazioni
Mi sono sottoposta a un intervento chirurgico di mastoplastica additiva da un chirurgo di Piacenza. L operazione non è andata bene, un seno si è incapsulato e ora il chirurgo mi chiede soldi per rispondere operarmi di nuovo quando prima delle operazione mi aveva assicurato che se fosse successo qualcosa mi avrebbe operato gratis.
Risposta diretta
Sì, la promessa del chirurgo di operarla gratuitamente in caso di complicanze è giuridicamente vincolante e può essere fatta valere. Hai diritto a richiedere il reintervento senza costi aggiuntivi oppure un risarcimento del danno per l'inadempimento contrattuale.
Quadro normativo
Questo caso coinvolge più livelli di tutela. Innanzitutto, la Legge Gelli-Bianco (L. 24/2017) disciplina la responsabilità medica in Italia, prevedendo sia la responsabilità contrattuale della struttura che quella extracontrattuale del singolo professionista. Secondariamente, la chirurgia estetica — a differenza della medicina d'urgenza — viene spesso inquadrata dai tribunali come obbligazione di risultato (art. 1218 c.c.), il che significa che il professionista risponde anche dell'esito insoddisfacente dell'intervento. La promessa verbale del chirurgo, infine, integra il contratto d'opera professionale (art. 2222 c.c.) come clausola aggiuntiva: la sua violazione configura un inadempimento contrattuale.
Come funziona in pratica
- La promessa verbale del chirurgo — anche se non scritta — è parte del contratto se puoi dimostrarne l'esistenza (testimoni, messaggi, email, registrazioni)
- L'incapsulamento (capsular contracture) è una complicanza nota e documentabile: il nesso causale con l'intervento è generalmente riconosciuto
- Puoi agire su due fronti: inadempimento della promessa (reintervento gratuito) e, separatamente, responsabilità per il danno subito dalla complicanza stessa
- Il termine di prescrizione per la responsabilità contrattuale del medico è di 10 anni (art. 2946 c.c.)
- La competenza territoriale è del Tribunale di Piacenza
Cosa conviene fare
- Raccogli tutto: messaggi WhatsApp, email, ricevute di pagamento, cartella clinica, referti pre e post operatori — qualsiasi prova della promessa e delle complicanze
- Fai eseguire una visita medica da un secondo chirurgo che certifichi l'incapsulamento e le sue cause
- Invia al chirurgo una diffida formale scritta tramite avvocato, intimandolo a eseguire il reintervento gratuito entro un termine (es. 15-30 giorni)
- Se il chirurgo opera tramite una clinica, la struttura sanitaria è responsabile in solido e va coinvolta nella diffida
- In caso di mancata risposta, valuta la presentazione di un ricorso per ATP (Accertamento Tecnico Preventivo) che congela le prove mediche prima di avviare il giudizio — è uno strumento molto efficace in ambito di responsabilità medica
Questa risposta è generata da intelligenza artificiale e ha scopo puramente informativo. Non costituisce consulenza legale professionale.
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Prima di pensare a una causa vera e propria, questa è più una domanda da un primo confronto: spesso basta capire cosa rischi davvero e quali strade hai, non serve subito un procedimento formale. Per i casi più articolati molti avvocati chiedono un contributo per lo studio della documentazione (indicativamente da €150). Scrivici: un parere veloce non costa nulla chiedere.
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