Minacce e pressioni indebite in pronto soccorso: come tutelarsi legalmente?
Utente_milano_8381 · 0 visualizzazioni
Dopo ore di visite e attese (e dopo essermi sentito dire che il bambino stava bene) mi è stato chiesto perché mia moglie. Ho fatto notare che secondo le loro regole può entrare solo un genitore e dunque ho sempre preferito portare io il bambino (anche a visite precedenti). Al che, le dottoresse di turno hanno risposto che non trovavano naturale che fossi io e non la madre a portarlo, pretendendo che lei ci raggiungesse immediatamente per parlarle di persona, minacciando persino di segnalarci nel caso ciò non fosse avvenuto o anche qualora io avessi richiesto le dimissioni anticipate del bambino (il quale, a detta loro, stava di fatto bene). Mia moglie rifiutata di venire, in quanto le dottoresse non intendevano motivare adeguatamente la loro richiesta, ma a seguito di ennesime minacce, ci ha raggiunti in ospedale. Una volta arrivata, nessuno di loro le ha parlato, ma una terza dottoressa ha comunicato che intendeva ricoverare immediatamente il bambino e uno dei genitori (a scelta) per non meno di 48 ore, adducendo problematiche in contrasto con le loro stesse dichiarazioni precedenti. La stessa cartella clinica consegnataci alla fine, è piena di errori e incongruenze. Alla nostra richiesta di voler sentire un secondo parere, ci hanno infine dimesso (dopo quasi 12 ore dal mio ingresso in pronto soccorso) facendoci però firmare che ciò avveniva contro parere medico. Il giorno successivo abbiamo contattato un pediatra di nostra fiducia, che ha certificato la buona salute del bambino e stigmatizzato l’inopportunità delle loro richieste, per non parlare delle minacce. Oltre a volerci ovviamente tutelare, vorremmo sapere come è possibile procedere nei riguardi di queste persone (che oltre a quanto spiegato hanno anche sottoposto il bambino a pratiche a mio avviso invasive per un neonato).
Risposta diretta
I comportamenti descritti — minacce di segnalazione, pressioni ingiustificate, incongruenze nella cartella clinica e dimissioni forzate con firma AMA — possono configurare diverse violazioni di natura disciplinare, amministrativa e potenzialmente penale. Avete concretamente strumenti per tutelarvi.Quadro normativo
La responsabilità medica è regolata dalla LEGGE GELLI-BIANCO (L. 24/2017), che disciplina la responsabilità civile e penale dei sanitari. Ulteriori riferimenti sono gli articoli 610 e 612 del Codice Penale (violenza privata e minaccia), l'articolo 328 c.p. (omissione di atti d'ufficio), e il CODICE DI DEONTOLOGIA MEDICA che vieta comportamenti discriminatori o lesivi della dignità del paziente e dei familiari. Le incongruenze nella cartella clinica possono rilevare ai sensi dell'art. 476 c.p. (falsità in atti pubblici).Come funziona in pratica
Cosa conviene fare
Agite il prima possibile, raccogliendo tutta la documentazione disponibile: la cartella clinica, il foglio di dimissioni AMA firmato, la certificazione del pediatra di fiducia, e qualsiasi messaggio o nota scritta ricevuta. Ricostruite per iscritto, con date e orari precisi, ogni episodio. Il termine per l'esposto penale è generalmente di 3 mesi per le querele a termine, ma per i reati procedibili d'ufficio (come eventuali falsità in atti pubblici) non vi sono limiti di tempo. Il reclamo all'URP conviene presentarlo subito, mentre i ricordi sono freschi e prima che eventuali registrazioni interne vengano cancellate. Data la complessità del caso — che tocca responsabilità civile, penale e disciplinare — è fortemente consigliato rivolgersi a un avvocato specializzato in responsabilità medica che possa coordinare tutte le azioni.Questa risposta è generata da intelligenza artificiale e ha scopo puramente informativo. Non costituisce consulenza legale professionale.
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