Truffa per merce non consegnata: come denunciare e recuperare i soldi?
Utente_trofarello_2743 · 1 visualizzazioni
9.000 + I.V.A; la merce non è mai arrivata ed abbiamo dovuto ricomprare queste cose per poter andare ad abitare nell'alloggio. Questo signore a fine dicembre ha chiuso la ditta ed attualmente lavora come dipendente in un mobilificio in provincia di Torino. Verso maggio 2020 (dopo pausa covid) siamo riusciti ad avere un incontro con questa persona, la quale a riprova della sua buona fede, ci ha dato un assegno di €. 6.000 (NON INCASSABILE) a garanzia della prossima consegna di tutta la merce non consegnata (non gli abbiamo detto che avevamo riacquistato i beni ed abitavamo nella nuova casa) Ad oggi, naturalmente; non ha consegnato niente. Appena si potrà di nuovo circolare (siamo in Piemonte zona rossa) andremo a fare denuncia per truffa dai Carabinieri della località dove adesso lavora e poi avrebbe fatto piacere un parere legale sul come muoversi e (sopratutto) sulle spese a cui si va incontro. Sempre disponibile per ulteriori chiarimenti, con l'occasione porgo distinti saluti. 334/936.75.44
Risposta diretta
Il comportamento descritto configura il reato di truffa ai sensi dell'art. 640 del Codice Penale, poiché vi è stata una condotta ingannevole che ha indotto al pagamento senza mai consegnare la merce. È possibile agire sia in sede penale (denuncia-querela) sia in sede civile per il recupero del credito.
Quadro normativo
L'art. 640 c.p. punisce chiunque, con artifici o raggiri, induca qualcuno in errore procurandosi un ingiusto profitto con altrui danno. La pena va da 6 mesi a 3 anni di reclusione. Parallelamente, l'art. 1218 c.c. consente di agire civilmente per il risarcimento del danno da inadempimento contrattuale. L'assegno da €6.000 consegnato, pur se non incassabile, costituisce una ricognizione del debito ai sensi dell'art. 1988 c.c. e rappresenta un elemento probatorio importante.
Come funziona in pratica
- Denuncia-querela: va presentata ai Carabinieri o alla Polizia (non necessariamente nel luogo dove lavora ora il venditore — è sufficiente qualsiasi ufficio). Portate tutta la documentazione: contratto, ricevute di pagamento, comunicazioni scritte, e la fotocopia dell'assegno.
- L'assegno da €6.000: anche se non incassabile, dimostra che il soggetto ha riconosciuto il proprio debito. Conservatene copia e originale.
- Azione civile per decreto ingiuntivo: potete chiedere a un avvocato di presentare un decreto ingiuntivo per il recupero forzoso della somma, indipendentemente dall'esito penale. Se il debitore lavora come dipendente, è possibile procedere con pignoramento dello stipendio (fino a 1/5 della retribuzione netta).
- Foro competente: il procedimento civile si avvia nel tribunale del luogo dove il debitore ha il domicilio o dove è sorta l'obbligazione.
Cosa conviene fare
- Sporgere subito denuncia-querela: la truffa è perseguibile a querela di parte entro 3 mesi dalla scoperta del fatto (ma attenzione: in alcuni casi i termini potrebbero essere già stretti).
- Raccogliere tutta la documentazione prima di recarvi dai Carabinieri: contratto, bonifici, email, SMS, e soprattutto l'assegno originale.
- Consultare un avvocato per valutare l'azione civile in parallelo: il decreto ingiuntivo è lo strumento più rapido per ottenere un titolo esecutivo e procedere al pignoramento dello stipendio.
- Non sottovalutare i costi: il procedimento penale non ha costi diretti, ma per l'azione civile bisogna calcolare il contributo unificato (circa €237 per cause fino a €26.000) e l'onorario dell'avvocato (variabile, spesso €1.000–2.500 per un decreto ingiuntivo non contestato).
Questa risposta è generata da intelligenza artificiale e ha scopo puramente informativo. Non costituisce consulenza legale professionale.
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