Agente chiede il nome del padre durante un controllo: è abuso d'ufficio?
Utente_trento_5656 · 2 visualizzazioni
Ovviamente alla sua richiesta io ho esibito la mia patente. Dopo aver preso i nominativi e tutto mi a posto le seguenti domande :nome di mio padre (che è morto, e che non mi è mai stato chiesto in nessuna parte del mondo!) è la mia professione. Alle seguenti domande, ho domandato se volesse il mio codice fiscale o il mio passaporto. Ma lui a insistito domandando il nome di mio padre,e non volendo ridarmi la patente che io stesso ho fornito a lui alla sua richiesta, ho chiamato il 112 che mi passarono i carabinieri che mi dissero che ero obbligato a fornire il nome di mio padre... Nonostante all agente ho fornito patente, passaporto, e codice fiscale. E lui stesso mi ha detto che codice 650 mi obbligava a farlo. Mi domando se questo non sia abuso di potere, visto che non ho potuto avere indietro la mia patente finché non ho fornito il nome di mio padre patente, passaporto e codice. E possibile fare qualcosa per far valere i proprio i diritti? Ne vale la pena, e se si, che costo avrebbe su per giù?
Risposta diretta
Quanto descritto non configura un reato perseguibile penalmente: in Italia le forze dell'ordine hanno il diritto di richiedere le generalità complete, che tradizionalmente includono anche il nome del padre. Inoltre, il reato di abuso d'ufficio (art. 323 c.p.) è stato abolito dalla Legge n. 114/2024 e non esiste più nell'ordinamento italiano.
Quadro normativo
L'agente ha citato l'art. 650 c.p. (inosservanza dei provvedimenti dell'autorità), che punisce chi non ottempera a un ordine legittimo dell'autorità. La richiesta delle generalità complete trova fondamento nel Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (R.D. 773/1931, art. 4), che obbliga i cittadini a fornire le proprie generalità su richiesta delle forze dell'ordine. Le "generalità" in senso giuridico italiano comprendono nome, cognome, data e luogo di nascita, residenza e — per prassi consolidata — la paternità (nome del padre). Il rifiuto può integrare il reato di cui all'art. 651 c.p. (rifiuto di fornire indicazioni sulla propria identità). La Legge 114/2024 ha poi definitivamente abrogato il reato di abuso d'ufficio.
Come funziona in pratica
- Le forze dell'ordine possono fermare un cittadino e richiederne l'identificazione in qualsiasi momento, senza necessità di motivazione specifica
- Le "generalità complete" includono legalmente anche il nome del padre, anche se patente e codice fiscale non lo riportano esplicitamente
- Il trattenimento temporaneo del documento è uno strumento di fatto usato per garantire la collaborazione durante il controllo
- I carabinieri contattati al 112 hanno correttamente confermato l'obbligo: la loro risposta era giuridicamente fondata
- Anche qualora il comportamento dell'agente fosse stato eccessivo nelle modalità, il reato di abuso d'ufficio non esiste più in Italia dal 2024
Cosa conviene fare
- Non vale la pena adire le vie legali: il reato contestabile è stato abolito, e le spese legali (anche per una semplice consulenza + esposto) supererebbero di gran lunga qualsiasi risultato ottenibile
- Se ritieni che le modalità siano state irrispettose o intimidatorie, puoi presentare un esposto informale al superiore gerarchico dell'agente (Questura o Comando di appartenenza) — è gratuito e non richiede un avvocato
- In alternativa, puoi rivolgerti al Difensore Civico del Comune di Trento, che può intervenire in caso di comportamenti scorretti della pubblica amministrazione
- Per il futuro: in caso di controlli, è utile sapere che le generalità complete (incluso nome del padre) sono un obbligo di legge — fornirle evita situazioni di tensione inutili
Questa risposta è generata da intelligenza artificiale e ha scopo puramente informativo. Non costituisce consulenza legale professionale.
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