Insulti e diffamazione su Facebook: si può chiedere il risarcimento?
Utente_lucca_5005 · 1 visualizzazioni
Ho ricevuto su facebook bacheca questo messaggoo... Andrea Delli Innocenti il fatto è che in quei paesi ricchi ci sono stato e mi pagavano bene. Non ero un morto di fame come te che passa le ore a farsi seghe al computer. Alla tua età lavoravo e scopavo, tutte belle donne, non puttane come tua madre che doveva affogarti appena nato, perché sei uscito dalla porta sbagliata e le hai rotto il culo. Sono in pensione da 21 anni e mi diverto a prendere per il culo, imbecilli come te. Tanto per non annoiarmi, non guardo la TV e ho letto a letto, tutti in libri che ci sono da leggere. Ora solo fumetti e non mi piacciono. Ora mi sono stufato, ho altri che mi aspettano, cercatene un atro. Ci sono possibilità per imbastire una causa e richiedere risarcimento danni giacché mia madre ha mai esercitato come prostitita? Il messaggio è pervenuto da tale Enrico Fumagalli
Risposta diretta
Sì, il messaggio che hai ricevuto — pubblicato sulla bacheca Facebook e contenente affermazioni gravemente offensive nei tuoi confronti e verso tua madre — configura il reato di diffamazione aggravata, per cui puoi sia sporgere querela penale sia chiedere il risarcimento del danno in sede civile.
Quadro normativo
Il reato contestabile è la diffamazione prevista dall'art. 595 del Codice Penale. In particolare:
- Il comma 1 punisce chiunque, comunicando con più persone, offende la reputazione altrui
- Il comma 3 prevede un'aggravante specifica quando il fatto viene commesso tramite la stampa o qualsiasi altro mezzo di pubblicità — tra cui i social network come Facebook, secondo la giurisprudenza consolidata
- La pena prevista per la forma aggravata è la reclusione fino a 3 anni o la multa
Come funziona in pratica
- Conserva le prove: fai subito uno screenshot della bacheca Facebook con data, ora e nome del profilo del mittente (Enrico Fumagalli). Meglio ancora, fai autenticare la schermata tramite un APE (Atto di Notorietà) presso un notaio o con una PEC con marcatura temporale
- Identifica l'autore: se il profilo è reale e identificabile, il nome già costituisce un ottimo punto di partenza per le indagini
- Sporgi querela: presenta una querela entro 3 mesi dalla data in cui hai ricevuto il messaggio, presso la Procura della Repubblica o la Polizia Postale. La Polizia Postale è particolarmente competente per i reati informatici e i social network
- Richiedi il risarcimento: in sede penale puoi costituirti parte civile nel processo; in alternativa, puoi agire separatamente in sede civile per i danni subiti
Cosa conviene fare
- Agisci subito: il termine per la querela è di 3 mesi dal fatto, non lasciare passare troppo tempo
- Non cancellare nulla e non rispondere al messaggio: ogni reazione potrebbe complicare la posizione
- Rivolgersi a un avvocato penalista: la querela può essere presentata autonomamente, ma un legale ti aiuterà a quantificare correttamente il danno e a costruire la strategia migliore
- Valuta la costituzione di parte civile: ti permette di ottenere il risarcimento direttamente nell'ambito del processo penale, senza dover aprire un secondo procedimento civile
- Considera che il danno alla reputazione di tua madre — anche lei offesa nel messaggio — le consente di presentare una querela autonoma per le offese a lei rivolte
Questa risposta è generata da intelligenza artificiale e ha scopo puramente informativo. Non costituisce consulenza legale professionale.
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