Denuncia falsa per percosse da un familiare: come difendersi?
Utente_spoleto_8191 · 2 visualizzazioni
Sono un genitore di 2 figli maggiorenni. Uno di 23 anni disoccupato e non economicamente autosufficiente. La figlia più grande di 26 anni, sposata da 2 anni con un figlio di 5 anni (nato da una precedente relazione),un'altra bambina di quasi un anno nata durante il matrimonio, ed attualmente è incinta di 6 mesi. Mia figlia è andata anni ma l'ho sempre aiutata e ho cresciuto il 1 dei suoi figli. Da qualche mese è rientrata a casa perchè hanno arrestato il marito. IO sono in affitto e i rapporti ormai non sono più sostenibili. Mia figlia, il marito è in carcere e ieri in una delle sue sfuriate ha chiamato i carabinieri fingendo che io le avessi dato 2 schiaffi. Come dovrei comportarmi?
Risposta diretta
Se la denuncia sporta da sua figlia è falsa, lei è la persona offesa da un reato: sua figlia potrebbe rispondere di calunnia (art. 368 c.p.). Nel frattempo, è fondamentale che lei sappia come comportarsi fin dal primo contatto con le forze dell'ordine per non compromettere la propria posizione.
Quadro normativo
Si intrecciano più norme. Le percosse (art. 581 c.p.) e le lesioni personali (art. 582 c.p.) sono i reati contestabili a chi viene denunciato. Se invece la denuncia è inventata, chi la sporge commette calunnia (art. 368 c.p.), punita con la reclusione da 2 a 6 anni. Inoltre, in presenza di denuncia per reati in ambito familiare, il PM può richiedere misure cautelari come l'allontanamento dalla casa familiare (art. 282-bis c.p.p.), anche in via d'urgenza. Questo è il rischio più immediato da cui difendersi.
Come funziona in pratica
- I Carabinieri raccolgono la denuncia e trasmettono gli atti alla Procura, che apre un fascicolo a suo carico come persona sottoposta a indagini
- Lei ha il diritto di rimanere in silenzio: non è obbligato a rispondere a nessuna domanda senza un avvocato presente
- Se convocato per essere sentito, non si rechi mai in caserma o in Procura senza prima aver consultato un difensore
- Il fatto che non vi siano segni fisici (lividi, referti medici) a carico di sua figlia è un elemento a suo favore, che l'avvocato potrà valorizzare
- Eventuali testimoni presenti al momento della discussione (il figlio di 23 anni, vicini, chiunque si trovasse in casa) vanno identificati e segnalati al difensore
Cosa conviene fare
- Contatti subito un avvocato penalista: è il passaggio più urgente, prima di qualsiasi dichiarazione alle autorità
- Non cerchi di chiarire la situazione da solo con i Carabinieri: tutto ciò che dice può essere usato a suo carico
- Raccolga prove della convivenza forzata e della situazione familiare: messaggi, precedenti episodi di conflitto, testimonianze — serviranno per ricostruire il contesto
- Valuti con l'avvocato una contro-denuncia per calunnia: se la falsità della denuncia è dimostrabile, è uno strumento difensivo concreto
- Consideri il tema dell'alloggio: se il PM dovesse disporre l'allontanamento, si troverebbe senza casa pur essendo il titolare del contratto d'affitto — l'avvocato può opporsi in udienza a tale misura
Questa risposta è generata da intelligenza artificiale e ha scopo puramente informativo. Non costituisce consulenza legale professionale.
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