Diritto di Famiglia

Assegno divorzile una tantum: come si calcola e quando conviene accettarlo?

Utente_biassono_2251 · 0 visualizzazioni

Abbiamo convissuto dal 2001 al 2003, anno del matrimonio, nella casa di mia proprietà, acquistata prima dell’incontro con il mio ex marito. Nei primi anni di matrimonio, entrambi all’inizio delle nostre attività autonome, ho utilizzato i miei risparmi - circa 60.000 € - per la nostra vita insieme, rimanendo - alla nostra separazione - senza alcun risparmio. Da allora - per iniziativa del mio ex marito - ho percepito 1.300 € al mese - somme per lo più ricevute in contanti- fino alla separazione legale. In quella sede il giudice ha deciso per un assegno di 750€ al mese. Il mio ex marito ha un’attività imprenditoriale - in società con il fratello- con 5/6 dipendenti. Un centro sportivo con campi di calcetto e un ristorante oltre ad una attività di commercio di materiale sportivo online. Da sempre dichiara fiscalmente solo lo stipendio che percepisce come amministratore - 3000 € - occultando gli utili della società. Da 4/5 anni vive in un appartamento in affitto lasciando libera un’abitazione di proprietà della madre dove lui ha sempre abitato senza pagare alcun affitto, anche prima del nostro matrimonio. Io ho lavorato per 15 anni come dipendente di aziende private. Ho poi avuto un’attività in proprio, terminata nel 2007 a causa di problemi di salute. Da allora ho inviato migliaia di curriculum e partecipato a un concorso pubblico senza riuscire a riottenere un’attività stabile. Ho acquisito i patentini di accompagnatrice e guida turistica. Ho svolto attività saltuarie spesso con introiti non sufficienti al mio sostentamento. Da 3 anni riesco a lavorare con contratti part-time a termine - da settembre/ ottobre a maggio/ giugno - nella scuola ma, per ora, senza certezze per il futuro (Il 1 anno con uno stipendio mensile di ca 400€, il 2 e 3 anno di ca 1.100 €). Nella richiesta di divorzio dello scorso gennaio - respinta dal mio avvocato - il mio ex marito proponeva una liquidazione con un assegno una tantum di 10.000 €. All’inizio di marzo ha chiesto di sospendere momentaneamente l’erogazione dell’assegno mensile, senza ricorrere al giudice, in quanto la sua attività è al momento sospesa e i dipendenti sono in cassa integrazione a causa dell’epidemia in corso. Il mio avvocato ha rifiutato riproponendo il divorzio e un assegno una tantum di 40.000 € da erogare in 2 rate entro giugno 2020. Scopro solo ora che questa proposta - fatta dall’avvocato senza che ne fossi informata - era già stata da lui anticipata al mio ex marito a gennaio in occasione della richiesta di divorzio. Ora l’avvocato del mio ex marito, adducendo alla di lui contingente situazione economica, dice che può corrispondere al massimo 35.000€ in 2 rate da 10.000 e 15.000 € in 6 mesi e il resto in 20 rate, che sarebbero conteggiate a partire da subito. Il mio avvocato mi ha suggerito di raggiungere un accordo per 38.000 € - con condizioni di accredito differenti - dicendomi che un giudice potrebbe non assegnarmi nulla se sapesse che sto lavorando, anche se con un contratto di lavoro a termine (giugno 2020). Io confido sempre di riuscire a stabilizzarmi economicamente e rendermi autonoma, ma sono preoccupata. Se non ci riuscissi? E se nei prossimi anni, in seguito a stabilizzazioni di docenti con più titoli di me o a concorsi che potrei non superare, dovessi rimanere di nuovo senza un reddito? Negli anni scorsi non sono riuscita a crearmi una stabilità economica come guida e accompagnatrice turistica, sarà difficile che ci riuscirò superati i 60 anni. Altre occupazioni stabili sono impensabili. Con i contributi che fino ad oggi ho versato non credo che potrò avere accesso ad una pensione - non so neanche di che ammontare - prima che compiró 67 anni. Quindi adesso vorrei avere un parere circa l’accordo che il mio avvocato mi propone di accettare. È l’unica possibilità che ho o ne esiste qualche altra? Inoltre, è corretto che il mio avvocato proponga accordi economici al mio ex marito senza neanche informarmi? Infine, in base a cosa si calcola un assegno una tantum? Ringrazio e saluto cordialmente

⚖️ Risposta dell'Avvocato AIAvvocatoFlash · basato su 50.000+ pratiche

Risposta diretta

Hai diritto all'assegno divorzile mensile o alla sua capitalizzazione in un'unica soluzione (UNA TANTUM), ma l'importo proposto di 38.000-40.000 € potrebbe essere significativamente inferiore a quanto potresti ottenere in giudizio, considerata la tua situazione. Esistono alternative concrete da valutare.

Quadro normativo

L'assegno divorzile è disciplinato dall'articolo 5 della LEGGE 898/1970 (Legge sul Divorzio). Con la storica sentenza delle SEZIONI UNITE DELLA CASSAZIONE n. 18287/2018, i criteri di valutazione sono stati ampliati: il giudice non guarda solo il divario di reddito attuale, ma considera anche il contributo dato da ciascun coniuge durante il matrimonio, i sacrifici economici subiti, la rinuncia a opportunità lavorative e la durata del matrimonio. L'ASSEGNO UNA TANTUM è previsto dall'articolo 5, comma 8, della stessa legge.

Come funziona in pratica

Il calcolo dell'assegno una tantum si basa sulla capitalizzazione dell'assegno mensile che un giudice ti riconoscerebbe, moltiplicato per gli anni di vita residua stimati. I fattori che un tribunale valuterebbe nel tuo caso sono:
  • Hai utilizzato 60.000 € di risparmi personali per la vita comune — questo è un contributo economico rilevante e documentabile.
  • Hai rinunciato alla tua attività autonoma e hai vissuto anni di instabilità lavorativa — rientri nei soggetti tutelati dalla sentenza del 2018.
  • Il matrimonio è durato dal 2003 (circa 17-18 anni di vita insieme) — durata significativa.
  • Il tuo ex marito ha una capacità economica reale superiore a quella dichiarata — il giudice può disporre accertamenti fiscali, ispezioni societarie e indagini patrimoniali.
  • Il fatto che tu lavori saltuariamente non esclude automaticamente l'assegno, soprattutto se il reddito è precario e insufficiente all'autosufficienza.
  • Riguardo alla condotta del tuo avvocato: il CODICE DEONTOLOGICO FORENSE (articolo 27) obbliga l'avvocato a informare il cliente di ogni sviluppo rilevante e a ottenere il consenso prima di formulare proposte vincolanti. Fare offerte all'ex marito senza informarti è una violazione deontologica che puoi segnalare all'Ordine degli Avvocati competente.

    Cosa conviene fare

    a. Non accettare frettolosamente. La proposta di 35.000-40.000 € in rate dilazionate è economicamente svantaggiosa: se l'assegno mensile fosse anche solo 400 € al mese, in 10 anni valgono 48.000 € senza capitalizzazione.

    b. Chiedi al tuo avvocato un calcolo scritto e motivato di come è arrivato a 38.000 €, e confrontalo con una stima dell'assegno mensile capitalizzato.

    c. Considera di richiedere un secondo parere a un avvocato specializzato in diritto di famiglia, anche solo per valutare se la proposta è congrua.

    d. Segnala per iscritto al tuo avvocato — tramite email o lettera raccomandata — che non eri stata informata delle proposte precedenti e che pretendi di essere consultata prima di qualsiasi comunicazione all'altra parte.

    e. Il TERMINE PERENTORIO da rispettare: l'UNA TANTUM, una volta accettata in sede di accordo di divorzio, chiude definitivamente ogni pretesa futura. Non puoi tornare indietro se la tua situazione peggiora. Valuta bene questo aspetto prima di firmare.


    Questa risposta è generata da intelligenza artificiale e ha scopo puramente informativo. Non costituisce consulenza legale professionale.

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