Diritto del Lavoro

Lavoro in nero non retribuito durante il Covid: quali diritti hai?

Utente_cantu_2564 · 0 visualizzazioni

Vorrei realizzare una rapida consulenza per capire come muovermi in questa situazione di coronavirus. Cercheró di spiegare le mie circostanze il meglio possibile per fare capire la situazione in cui mi ritrovo. Sono cittadina italiana nata in Italia, ai 12 anni la mia famiglia (genitori e fratelli) ci siamo trasferiti all’estero. Ai 20 anni sono diventata indipendente e dopo qualche anno ho iniziato a convivere con il mio compagno, oggi giorno mio marito. A luglio dell’anno scorso io e mio marito cambiare la nostra vita e tornare a vivere in Italia. Per iniziare siamo venuti ad abitare nell’appartamento sopra mia nonna, che fortunatamente mi disse l’usufrutto dell’appartamento per un periodo di tempo affinché mi fossi sistemata lavorativamente. Una delle prime cose che ho fatto al tornare in Italia è stato iscrivermi al centro impiego, dato che avevo lasciato il mio precedente lavoro all’estero per poter realizzare questo cambio di vita. Dopo qualche settimana dal mio arrivo mi offrirono lavoro come “aiutante” in un Bar. Quando incominciai a lavorare il datore non mi presentó il contratto, ma dopo qualche settimana di lavoro mi disse “se ti trovi bene e ti senti comoda ti posso pure prendere fissa”. Pensavo che questa situazione fuori regola fosse soltanto per un periodo come “prova”, come succede in tanti posti, ma dopo qualche mese mi ritrovavo ancora nella stessa situazione. Quindi decisi di fargli capire al mio datore di lavoro che mi ritrovavo comoda con il lavoro, lasciando a un lato tutte le vergogne possibili e scomoditá imbarazzanti, come se stessi chiedendo elemosina per pagare le mie tasse Tra l’altro non ero l’unica dipendente fuori regola ma anche i miei 2 colleghi si trovavano in questa situazione con la differenza che loro non avevano intenzioni di fare nessuna proposta per mettersi in regola. Quindi sarei stata l’unica a fare questa richiesta davati altri 2 dipendenti che non avevano nessuna intenzione di chiedere niente, questo resi ancora mi imbarazzante la situazione. All’inizio cominciai con frasi tipo “Mi trovo molto comoda con il lavoro, sono contenta, ecc..” Dopo vari tentativi senza esito e ritrovandomi in difficoltà, senza poter andare ad abitare in una casa per i miei conti e pagare un affitto, comprare una macchina per muovermi, neanche per poter presentare le busta paga per il permesso di soggiorno di mio marito coraggio e chiedere quando si sarebbe regolarizzata la situazione lavorativa. Detto fatto ad inizio gennaio 2020, non potevo aspettare piú, chiamai per telefono e chiesi al direttamente al mio datore di lavoro se c’era la possibilitá che mi mettesse in regola almeno per qualche ora al giorno, (lavoravo tra 10 - 12 ore al giorno). A questo mi rispose: “Si certamente! Adesso metto in regola a tutti”. Questa risposta mi di un sollievo ma non per troppo dato che dopodiché non mi disse piú nulla. Dopo qualche settimana senza notizie di nessun contratto pensai che magari aveva bisogno di qualche tempo per informarsi bene e sistemarsi e per questo la cosa si stava allargando. Dopo un mese senza niente, ne contratto, ne spiegazioni non sapevo piú cosa fare. A mio marito dato il permesso di soggiorno per gli anni corrispondenti ma solo per 1 anno. Io non riuscivo a parlare con lui mi sentivo troppo imbarazzata, come se stesse chiedendo elemosina, dato che gli avevo giá fatto la proposta e tutti i dipendenti che lavoravano nelle stesse condizioni non gli avevano mai chiesto questo. E adesso in questa situazione di coronavirus sono a casa dal 01., senza lavorare e senza portare soldi a casa. Da quando chiuse il Bar per la situazione sanitaria del paese il mio datore di lavoro non solo smise di pagare pur sapendo che l’ultima paga gli scrissi “Vorrei parlare” per poter capire come sarebbe continuata la situazione, ma addirittura non si fece più sentire. Adesso cosa posso fare? Abito nell’appartamento che mi ha dato come usufrutto (mia nonna 80 sola), con mio marito soggiorno il quale è stato sospeso l’appuntamento per il coronavirus, e con mio fratello 17 anni che ancora va a scuola. C'è qualche decreto, legge o qualcosa dello stato che puó aiutarmi in questa situazione? Perché neanche l’indennitá di 600 euro posso chiedere dato la mia precedente situazione lavorativa. Il mio comune sta per abilitare le richieste per i buoni spesa ma ho paura di non poter richiedere neanche questo dato che la valutazione per dare i buoni spesa la realizza l’ufficio dei Servizi Sociali del Comune con incrocio dell’Agenzia delle Entrate. Mi scuso per la lunga spiegazione.... Aspetto la sua risposta.

⚖️ Risposta dell'Avvocato AIAvvocatoFlash · basato su 50.000+ pratiche

Risposta diretta

Anche senza un contratto firmato, il rapporto di lavoro esiste ed è pienamente tutelato dalla legge italiana. Il fatto di aver lavorato in nero non ti priva dei tuoi diritti: puoi agire per ottenere le retribuzioni non pagate e regolarizzare la tua posizione.

Quadro normativo

In Italia il lavoro senza contratto scritto (cosiddetto LAVORO IN NERO o sommerso) è vietato e sanzionato, ma la conseguenza illegale ricade sul datore di lavoro, non sul lavoratore. Il rapporto di lavoro subordinato si costituisce di fatto dal momento in cui si inizia a prestare l'attività, indipendentemente dalla forma scritta. Lo stabilisce l'articolo 2094 del Codice Civile, che definisce il lavoratore subordinato. La legge n. 296/2006 (Finanziaria 2007) e il Decreto Legislativo n. 81/2008 obbligano il datore a regolarizzare i lavoratori prima ancora che inizino a svolgere l'attività. Il mancato pagamento delle retribuzioni configura una violazione grave, perseguibile sia in sede civile che penale.

Come funziona in pratica

  • Puoi sporgere denuncia o segnalazione all'ISPETTORATO TERRITORIALE DEL LAVORO (ITL) della tua provincia. Gli ispettori verificheranno la tua presenza lavorativa attraverso testimonianze, messaggi, foto, orari di accesso e qualsiasi altro elemento utile. Se accertano il rapporto di lavoro, il datore riceve una maxisanzione e viene obbligato a regolarizzarti retroattivamente.
  • Puoi agire in sede civile con un RICORSO AL GIUDICE DEL LAVORO per ottenere il pagamento delle retribuzioni arretrate (hai diritto a tutto quanto ti spettava, calcolato sui minimi contrattuali del CCNL del settore Pubblici Esercizi), la tredicesima, le ferie maturate e il TFR.
  • Per quanto riguarda il permesso di soggiorno di tuo marito, la regolarizzazione retroattiva del tuo rapporto di lavoro potrebbe essere utile per documentare la situazione economica familiare.
  • Riguardo ai BUONI SPESA comunali: puoi e devi fare domanda. I criteri sono legati alla situazione economica reale del nucleo familiare, non necessariamente alla presenza di buste paga. Spiegare la situazione al Servizio Sociale del Comune è consigliato: esistono fondi di emergenza anche per chi non rientra nei parametri standard.
  • Cosa conviene fare

    a. Raccogli subito tutte le prove del rapporto di lavoro: messaggi WhatsApp con il datore, screenshot di orari, testimonianze dei colleghi o dei clienti abituali, qualsiasi ricevuta di pagamento anche informale.

    b. Contatta l'Ispettorato del Lavoro di Como (competente per Cantù) il prima possibile: puoi farlo anche via email o PEC. La segnalazione è gratuita e puoi rimanere anonima inizialmente.

    c. Rivolgiti a un patronato (INCA-CGIL, INAS-CISL, ITAL-UIL) gratuitamente: ti aiuteranno a capire se hai diritto a qualche forma di sostegno al reddito e come presentare le domande.

    d. Non aspettare: i termini di prescrizione per il recupero delle retribuzioni sono di 5 anni, ma agire prima significa avere prove più fresche e maggiore possibilità di successo.


    Questa risposta è generata da intelligenza artificiale e ha scopo puramente informativo. Non costituisce consulenza legale professionale.

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