Lettera disciplinare per assenza ingiustificata: come rispondere e difendersi?
Utente_torino_6440 · 0 visualizzazioni
All’inizio della mia collaborazione, era stato raggiunto un accordo verbale inter partes per il quale il mio compenso netto sarebbe stato di 1200 euro mensili (poi portato a 1300 euro mensili con lo scatto di livello previsto dal mio contratto di apprendistato); il mio titolare ha pensato quindi di integrarmi una busta paga base di 7° livello finalizzato 5° al termine del mio contratto di apprendistato (settore COMMERCIO) che al netto risultava essere di circa 1000 euro mensili, e di integrarmi la differenza con un “Rimborso Km” in busta. La cosa andò avanti per 3 anni tra alti e bassi (Ogni qualvolta ne aveva la possibilità il mio titolare cercava di non integrarmi la suddetta cifra per i motivi più svariati, ma rincorrendolo e insistendo sono sempre riuscito ad ottenerla per altre vie). Da Marzo 2020 a causa del Covid-19 abbiamo iniziato a lavorare in Smart Working alternando i lavori a casa alla cassa integrazione in deroga. Ovviamente per l’ennesima volta il mio titolare ha cercato di non mantenere quanto stabilito nel nostro accordo, senza preavviso mi sono così visto “tagliare” il mio compenso mensile. Ho quindi avviato un lungo confronto con lui (telefonico e via mail), continuando a sostenere le mie ragioni e ottenendo come risultato la promessa che tale cifra non l’avrei persa ma mi sarebbe stata integrata in seguito, poiché l’azienda si trovava in difficoltà economiche. Ottenni un primo acconto di 200 euro a Luglio 2020, prima della chiusura estiva di Agosto sentendomi dire che i restanti 470 euro che ancora mi doveva mi sarebbero stati dati a Ottobre/Novembre 2020. Ad Agosto gli chiesi diverse volte via mail di poter avere la mia cifra alla riapertura ma non ricevetti risposta. Il 1° Settembre decisi che avevo aspettato a sufficienza e peraltro tale cifra continuava a crescere con il passare del tempo, scrissi pertanto al mio titolare una lettera formale, nella quale presentavo il mio disappunto per il suo comportamento e gli comunicavo che finché non mi avrebbe pagato gli arretrati non avrei più svolto lavori per l’azienda. Seguì un silenzio stampa di qualche giorno, poi finalmente il mio titolare mi comunicò che si sarebbe impegnato a pagarmi immediatamente la suddetta cifra. Una volta ricevuto il pagamento (via bonifico bancario) c’era ancora da risolvere la questione dei 5 giorni nei quali ero stato fermo dai lavori in attesa di essere pagato dal mio titolare, e mi sentii rispondere che mi sarebbe stata recapitata una lettera di richiamo per “assenza ingiustificata”. Tale lettera mi è stata presentata in data odierna e mi da 5 giorni di tempo per poter far valere i miei diritti. Attualmente, a distanza di 3 anni e quasi in procinto di scadenza del mio apprendistato (31 Ottobre 2020), sono a conoscenza del fatto che il mio titolare ha deciso di vendere il portafoglio clienti a terze parti e di licenziare i suoi dipendenti; l’accordo è già stato firmato da entrambe le parti ed è in fase di conclusione, so per certo che a breve tutto si concluderà e l’azienda chiuderà i battenti (indicativamente tra fine Settembre e primi di Ottobre). Probabilmente alla luce di tutto, lo scopo del mio titolare è di spingermi alle mie dimissioni volontarie, in modo da non pagare un mio licenziamento oppure di licenziarmi per giusta causa come sanzione disciplinare. Leggevo online che c’è anche la possibilità che mi sanzioni in altri modi, per esempio multandomi e quindi riprendendosi i soldi tanto faticosamente ottenuti in 6 mesi. Dal canto mio non credo che la mia sia stata un’assenza ingiustificata ma una responsabilità del mio titolare, nella mail formale che gli scrissi era ben specificato come non appena avessi ricevuto la cifra che mi doveva avrei ripreso a lavorare per lui. La mia richiesta è quindi la seguente: mi è possibile ottenere un rimborso per i giorni che non ho lavorato in quanto responsabilità del mio titolare e non mia? Oppure posso evitare almeno la sanzione disciplinare?
Risposta diretta
Hai ottime possibilità di contestare la lettera disciplinare: i 5 giorni di assenza possono essere giustificati invocando l'ECCEZIONE DI INADEMPIMENTO (art. 1460 del Codice Civile), che consente a una parte di sospendere la propria prestazione quando l'altra non adempie ai propri obblighi. Hai 5 giorni per rispondere in forma scritta e difenderti.Quadro normativo
I riferimenti legali fondamentali sono
Come funziona in pratica
Entro i 5 giorni previsti devi inviare per iscritto (raccomandata A/R o PEC) le tue giustificazioni. Nella risposta devi:a. Richiamare espressamente l'art. 1460 c.c. e la tua comunicazione formale del 1° settembre, in cui hai subordinato la ripresa del lavoro al pagamento degli arretrati.
b. Allegare le prove: la mail formale inviata al titolare, l'eventuale corrispondenza precedente, e soprattutto il bonifico bancario ricevuto come prova del debito riconosciuto dal datore di lavoro.
c. Contestare che l'assenza sia "ingiustificata": il datore di lavoro era inadempiente al suo obbligo retributivo, e la tua sospensione della prestazione era proporzionata e comunicata in anticipo.
d. Chiedere il pagamento delle retribuzioni per i 5 giorni non lavorati, in quanto l'inadempimento era esclusivamente imputabile al datore.
In merito alla multa che temi: il CCNL Commercio stabilisce limiti precisi alle sanzioni pecuniarie (di norma non superiori a 4 ore di retribuzione). Non possono recuperare cifre già pagate legittimamente.
Cosa conviene fare
Il quadro che descrivi è complesso e include anche la prossima cessione del portafoglio clienti. Su questo punto è fondamentale sapere che in caso di TRASFERIMENTO D'AZIENDA (art. 2112 c.c.), il rapporto di lavoro prosegue con il nuovo soggetto e hai diritto a tutte le tutele previste, incluso il TFR maturato. Il datore non può licenziarti per giusta causa usando la sanzione disciplinare come pretesto, a meno che l'assenza ingiustificata non sia pienamente dimostrata — e in questo caso la tua difesa è solida.Consigli pratici
Questa risposta è generata da intelligenza artificiale e ha scopo puramente informativo. Non costituisce consulenza legale professionale.
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