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Sentenza n. 202302042/2023

Sentenza n. 202302042/2023

AMBIENTE - PIANO CAVE - CLASSIFICAZIONE

TribunaleTAR LOMBARDIA - MILANO
SezioneSEZIONE QUARTA
Data
Numero202302042/2023
EsitoInammissibile

In sintesi · Analisi AI

Il contesto e i fatti

La sentenza riguarda il ricorso proposto da Eredi di Bellasio Eugenio, società che opera presumibilmente nel settore dell'estrazione e della commercializzazione di materiali da cave, contro la deliberazione del Consiglio Metropolitano della Città Metropolitana di Milano del 14 marzo 2019, con la quale è stata adottata la proposta di Piano Cave 2019-2029. Il Piano Cave è uno strumento di pianificazione territoriale e gestione delle risorse estrattive che incide direttamente sui diritti e sugli interessi economici delle aziende operanti nel settore lapideo e estrattivo all'interno del territorio della Città Metropolitana. La ricorrente ha impugnato tale deliberazione ritenendo che il procedimento non rispettasse i presupposti normativi necessari o che l'atto violasse i propri diritti e interessi legittimi. Il ricorso è stato esaminato dal TAR Lombardia nel corso dell'udienza straordinaria del 5 luglio 2023.

Il quadro normativo

Il Piano Cave della Città Metropolitana si inserisce nel contesto della normativa nazionale e regionale che disciplina l'estrazione, la coltivazione e la gestione delle risorse minerali e geologiche. La legislazione vigente, sia in ambito regionale lombardiano che nazionale, prevede procedure specifiche per l'adozione e l'approvazione dei piani di gestione delle cave, con delimitazione di competenze tra enti territoriali e con coinvolgimento della Regione quale organo di approvazione dei piani presentati dagli enti locali. La deliberazione impugnata rappresentava una proposta da trasmettere alla Regione Lombardia per l'approvazione definitiva, secondo un procedimento articolato su più fasi. Il ricorso amministrativo rappresenta lo strumento giurisdizionale attraverso il quale la parte lesa dai provvedimenti amministrativi violativi di norme di legge o di principi del diritto amministrativo può ottenere l'annullamento dell'atto illegittimo.

La questione giuridica

Il punto critico della controversia riguarda l'impugnabilità della deliberazione della Città Metropolitana quale atto esecutivo finale e lesivo dei diritti della ricorrente, oppure la natura di tale deliberazione quale mero atto endoprocedimentale all'interno di un procedimento più complesso non ancora concluso. La ricorrente sosteneva presumibilmente che la deliberazione adottata dal Consiglio Metropolitano recasse violazioni di norme procedurali o sostanziali che incidessero sulla definizione del perimetro delle aree di coltivazione, sulle modalità di estrazione o su fattori che limitassero le possibilità di sfruttamento economico delle proprie proprietà. Altra questione centrale è se il ricorrente possedesse i presupposti di legittimazione attiva e di interesse concreto e attuale a ricorrere contro una proposta di piano ancora priva dell'approvazione regionale definitiva.

La motivazione del giudice

Il Tribunale Amministrativo Regionale ha valutato in primis il carattere e la natura dell'atto impugnato, ritenendo che la deliberazione del Consiglio Metropolitano, pur rappresentando un momento importante del procedimento di pianificazione, non costituisse ancora un provvedimento amministrativo definitivo idoneo ad incidere immediatamente e concretamente sulla sfera giuridica del ricorrente. La dichiarazione di improcedibilità del ricorso è stata pronunciata sulla base di ragioni procedurali e formali, evidenziando presumibilmente la mancanza dei presupposti per la proponibilità del ricorso nella fase in cui versava il procedimento amministrativo di adozione del piano. Il collegio giudicante ha osservato che il procedimento di approvazione del Piano Cave non era completato, essendo necessaria ancora l'approvazione formale da parte della Regione Lombardia per rendere l'atto definitivo e vincolante per i terzi. La valutazione del danno concreto e dell'interesse azionabile poteva avvenire solo in un momento processuale successivo, ovvero in seguito all'approvazione regionale dell'atto, quando fosse possibile valutare gli effetti definitivi del piano sulla ricorrente.

La decisione

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia ha dichiarato improcedibile il ricorso proposto dalla società ricorrente contro la deliberazione del Consiglio Metropolitano della Città Metropolitana di Milano concernente la proposta di Piano Cave 2019-2029. Le spese del giudizio sono state compensate tra le parti, secondo il principio di equità. La sentenza è stata resa esecutiva dall'autorità amministrativa il medesimo giorno della pronuncia, il 5 luglio 2023, nella camera di consiglio. Tale pronuncia comporta che il ricorrente conserva il diritto di impugnare il Piano Cave, eventualmente, in una fase successiva del procedimento amministrativo.

Massima

La proposta di piano territoriale sottoposta a validazione regionale non è atto amministrativo idoneo alla lesione dei diritti soggettivi o degli interessi legittimi dei terzi, essendo il procedimento non ancora concluso e mancando pertanto i presupposti di impugnabilità del ricorso in via amministrativa.

Testo integrale

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la  Lombardia
(Sezione Quarta)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
Gabriele Nunziata,	Presidente
Antonio De Vita,	Consigliere
Katiuscia Papi,	Primo Referendario, Estensore
per l'annullamento
della deliberazione del Consiglio Metropolitano della Città Metropolitana di Milano Rep. n. 11/2019 del 14 marzo 2019 atti n. 47633/9.5/2016/41, recante «Proposta di Piano Cave 2019-2029 della Città Metropolitana: Adozione definitiva e trasmissione alla Regione Lombardia per la sua approvazione, ed atti connessi».
sul ricorso numero di registro generale 1083 del 2019, proposto da Eredi di Bellasio Eugenio di Bellasio Enrico & C. S.n.c., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Francesco Bellocchio e Alberto Cappellini, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio ‘fisico’ presso lo studio dell’avvocato Bellocchio in Milano, Via Marina, 6;
Città Metropolitana di Milano, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Marialuisa Ferrari, Nadia Marina Gabigliani, Alessandra Zimmitti e Giorgio Giulio Grandesso, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio ‘fisico’ presso gli uffici in Milano, Via Vivaio, 1;
Regione Lombardia, in persona del legale rappresentante pro tempore, Comune di Pregnana Milanese, in persona del Sindaco pro tempore, entrambi non costituiti in giudizio;
Comune Vanzago, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Adriano Pilia e Marco Luigi Di Tolle, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio della Città Metropolitana di Milano e del Comune di Vanzago;
Visti tutti gli atti della causa;
Visto l'art. 87, comma 4-bis, cod.proc.amm.;
Relatore all'udienza straordinaria di smaltimento dell'arretrato del giorno 5 luglio 2023 la dott.ssa Katiuscia Papi e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara improcedibile.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Milano nella camera di consiglio del giorno 5 luglio 2023, tenutasi con collegamento da remoto in videoconferenza tramite Microsoft Teams ai sensi dell’art. 17 del D.L. 9 giugno 2021, con l'intervento dei magistrati:

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