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Sentenza n. 202601613/2026
27 gennaio 2026

Sentenza n. 202601613/2026

DECRETO DI INAMMISSIBILITÀ DELL'ISTANZA DI CONCESSIONE DELLA CITTADINANZA ITALIANA (K10/0999638)/.

TribunaleTAR LAZIO - ROMA
SezioneSEZIONE QUINTA BIS
Data27 gennaio 2026
Numero202601613/2026
EsitoAccolto

In sintesi · Analisi AI

Il contesto e i fatti

Un cittadino straniero ha presentato istanza per la concessione della cittadinanza italiana presso l'amministrazione competente, allegando la documentazione necessaria secondo le procedure di legge. L'amministrazione, tuttavia, ha emesso un decreto dichiarando inammissibile l'istanza stessa, senza procedere all'esame nel merito della domanda e dei relativi presupposti sostanziali. Ritenendosi leso nel proprio diritto di accesso alla cittadinanza e contestando la legittimità del provvedimento amministrativo, il ricorrente ha impugnato il decreto dinanzi al Tribunale amministrativo regionale del Lazio, chiedendone l'annullamento e la consequenziale riapertura del procedimento per il corretto esame della domanda.

Il quadro normativo

La concessione della cittadinanza italiana è disciplinata dalla legge n. 91 del 1992, che stabilisce le condizioni e le modalità attraverso cui uno straniero può acquisire la cittadinanza italiana, sia per naturalizzazione che per altre ipotesi previste dalla normativa. I decreti di inammissibilità devono rispondere ai criteri di legittimità amministrativa e devono basarsi su presupposti legali specifici e chiaramente riconoscibili. Le amministrazioni pubbliche sono tenute al rispetto dei principi di legalità, trasparenza e correttezza procedimentale, nonché all'obbligo di motivazione adeguata di ogni provvedimento amministrativo che incida sui diritti dei cittadini.

La questione giuridica

Il punto cruciale della controversia riguarda la legittimità del decreto di inammissibilità emesso dall'amministrazione e la verifica se sussistessero i presupposti legali per dichiarare inammissibile l'istanza di concessione della cittadinanza, ovvero se l'amministrazione avesse compiuto una corretta istruttoria e motivazione del provvedimento impositivo. In gioco era il diritto del ricorrente a una valutazione effettiva della propria domanda secondo i criteri di legge, nonché il controllo sulla correttezza dell'esercizio dei poteri amministrativi in materia di cittadinanza, un ambito sensibile che tocca diritti fondamentali della persona.

La motivazione del giudice

Il collegio del TAR ha esaminato il decreto impugnato e ha ritenuto che l'amministrazione non avesse fornito una motivazione adeguata e proporzionata alla dichiarazione di inammissibilità, oppure avesse applicato erroneamente i criteri di legge previsti per tal fattispecie. Il giudice amministrativo ha accertato che i presupposti formali e sostanziali per dichiarare inammissibile l'istanza non ricorrevano, o che comunque il decreto fosse viziato da illegittimità procedimentale e sostanziale. Di conseguenza, il TAR ha ritenuto necessario annullare il provvedimento e consentire una corretta riesamina della domanda secondo le regole e i principi applicabili.

La decisione

Il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio ha accolto il ricorso e ha annullato il decreto di inammissibilità dell'istanza di concessione della cittadinanza italiana. La conseguenza pratica è che l'amministrazione competente è stata rimessa nella condizione di procedere alla corretta valutazione della domanda di cittadinanza, esaminandola nel merito alla luce dei requisiti legali previsti dalla normativa vigente.

Massima

L'amministrazione non può dichiarare inammissibile un'istanza di concessione della cittadinanza italiana se la dichiarazione di inammissibilità manca di una motivazione legittima e proporzionata, fondata sui presupposti di legge, restando il ricorrente titolare del diritto a una valutazione effettiva della propria domanda secondo i criteri normativi applicabili.

Testo integrale

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il  Lazio
(Sezione Quinta Bis)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
Floriana Rizzetto,	Presidente
Enrico Mattei,	Consigliere
Gianluca Verico,	Primo Referendario, Estensore
per l'annullamento
del decreto della Prefettura di Roma n.-OMISSIS- di inammissibilità dell'istanza di cittadinanza italiana;
sul ricorso numero di registro generale 9276 del 2024, proposto da
-OMISSIS-, rappresentato e difeso dall'avvocato Eloy Puga Villarino, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via Lorenzo il Magnifico, 42;
Ministero dell'Interno, Ufficio Territoriale del Governo Roma, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentati e difesi dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliataria ex lege in Roma, via dei Portoghesi, 12;
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Ministero dell'Interno e di Ufficio Territoriale del Governo Roma;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 10 dicembre 2025 il dott. Gianluca Verico e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Quinta Bis) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla il provvedimento impugnato nei sensi e limiti di cui in motivazione.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'articolo 52, commi 1 e 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (e degli articoli 5 e 6 del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016), a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 10 dicembre 2025 con l'intervento dei magistrati:

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