Diritto Penale

Indagato spaccio Milano: omonimia e permesso

Utente_Milano_1921 · 1 visualizzazioni

Il Cliente, cittadino marocchino, era in possesso di permesso di soggiorno per lavoro subordinato. Questo ha presentato domanda di rinnova, ma in questura gli è stato comunicato che risulta indagato per spaccio fin dal 2020. Questo in realtà non è mai stato fermato e trovato in possesso di sostanze stupefacenti, né nulla gli è mai stato notificato, tanto che lo stesso teme che si tratti di un caso di omonimia. Tanto premesso, al Cliente che lavora, occorre un legale su Milano che lo assista nella menzionata vicenda. COD (V)

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Risposta diretta

Se il nominativo risulta iscritto nel registro delle notizie di reato (art. 335 c.p.p.) per spaccio, la Questura di Milano può sospendere o rifiutare il rinnovo del permesso di soggiorno. Se si tratta di omonimia, è possibile intervenire urgentemente presso la Procura della Repubblica di Milano per ottenere la rettifica del registro e sbloccare la pratica amministrativa.

Quadro normativo

  • Art. 335 c.p.p.: il difensore può chiedere alla Procura se e per quale reato il proprio assistito è iscritto nel registro degli indagati.
  • Art. 335-bis c.p.p.: prevede la cancellazione o rettifica dell'iscrizione in caso di errore sull'identità dell'indagato.
  • Art. 4, co. 3 e art. 5, co. 5 D.Lgs. 286/1998 (T.U. Immigrazione): il permesso di soggiorno può essere rifiutato o non rinnovato in presenza di indagini per reati ostativi, tra cui lo spaccio di stupefacenti ai sensi del DPR 309/1990.
  • In caso di rigetto formale della Questura, il ricorso va proposto davanti al TAR Lombardia, sede di Milano, entro 60 giorni dalla notifica del provvedimento.

Come funziona in pratica

  • La Questura, prima di rifiutare il rinnovo, ha riscontrato l'iscrizione nel registro indagati: questo blocca l'iter amministrativo finché la posizione penale non è chiarita.
  • Il legale accede alla Procura della Repubblica di Milano ex art. 335 c.p.p. per ottenere i dati esatti dell'iscrizione (nome, cognome, data e luogo di nascita, codice fiscale): basta un dato anagrafico diverso per dimostrare l'omonimia.
  • Accertata l'omonimia, il difensore presenta un'istanza di rettifica alla Procura allegando documenti d'identità, passaporto, codice fiscale e ogni elemento distintivo.
  • La rettifica ottenuta viene comunicata alla Questura per sbloccare il procedimento di rinnovo.
  • Se nel frattempo la Questura emette un provvedimento di diniego, si impugna al TAR Lombardia in via cautelare per sospenderlo nelle more del chiarimento penale.

Cosa conviene fare

  • Raccogliere immediatamente passaporto, permesso attuale, codice fiscale, eventuale carta d'identità e qualsiasi documento che distingua l'interessato dall'omonimo indagato.
  • Non ignorare la comunicazione della Questura: rispondere per iscritto tramite il legale, depositando la documentazione e chiedendo la sospensione del procedimento di rifiuto.
  • Affidarsi subito a un avvocato penalista con esperienza in diritto dell'immigrazione a Milano, che possa operare contestualmente sulla Procura e sulla Questura.
  • Valutare un ricorso cautelare al TAR Lombardia se dovesse arrivare un diniego formale, per evitare che il permesso scada con effetti sul rapporto di lavoro.
  • Agire con urgenza: la scadenza del permesso di soggiorno, in assenza di rinnovo pendente regolarmente registrato, può pregiudicare il contratto di lavoro e la regolarità del soggiorno.

Questa risposta è generata da intelligenza artificiale e ha scopo puramente informativo. Non costituisce consulenza legale professionale.

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