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Pene per detenzione di sostanze stupefacenti

Molte persone si chiedono quali siano le pene per detenzione di sostanze stupefacenti. A tal proposito, dobbiamo fare alcune distinzioni.

< Diritto Penale   # SostanzeStupefacenti  

In primo luogo, si deve distinguere a seconda che l’illecita detenzione delle sostanze stupefacenti sia destinata al consumo personale o a terzi (cd. spaccio).

1. Consumo personale

In questo caso il soggetto non commette un reato bensì un illecito amministrativo ex art. 75 TU sostanze stupefacenti. L’acquisto e la detenzione destinate al consumo personale, quindi, sono sì attività illecite ma penalmente irrilevanti: è prevista una mera sanzione amministrativa.

Difatti, coloro i quali siano sorpresi a detenere illecitamente sostanze stupefacenti destinate al consumo personale sono sottoposti a sanzioni amministrative, come la sospensione della patente di guida o del passaporto:

- per un periodo che va da 2 mesi a un anno (droghe pesanti);

- per un periodo che va da 1 a 3 mesi (droghe leggere).

Al fine di determinare la destinazione ad uso personale ed escludere, pertanto, la pena per spaccio si prendono in considerazione i seguenti elementi:

- I mg delle sostanze stupefacenti (cd. peso soglia) devono essere inferiori ai limiti stabiliti dal decreto del Ministro della Salute;

- Il modo in cui si presenta la sostanza, cioè se, ad esempio, è confezionata in dose singola;

- Altre circostanze rilevanti: ad esempio, la presenza di un bilancino o di bustine fa presumere la destinazione a terzi e, quindi, si potrebbe incorrere nella pena per spaccio.

Dobbiamo precisare, tuttavia, che il mero superamento del cd. peso soglia non è idoneo di per sé a integrare la condanna ad una pena per spaccio, ben potendo il giudice riconoscere la finalità personale e, quindi, l’irrilevanza penale del fatto. Analogamente, la presenza di un bilancino porterà verosimilmente ad una pena per spaccio anche se il quantitativo delle sostanze stupefacenti sia inferiore ai limiti massimi.

Sarà, pertanto, l’accusa a dover provare al di là di ogni ragionevole dubbio la destinazione a terzi; in caso contrario, avremo un mero illecito amministrativo, che comporterà la segnalazione del soggetto e la successiva convocazione innanzi al prefetto.

2. Spaccio

Nell’ipotesi in cui le attività di importazione, acquisto o detenzione siano finalizzate allo spaccio, si avrà una condotta penalmente rilevante e, di conseguenza, si incorrerà nella pena per spaccio. Al riguardo, si dovrà distinguere a seconda della tipologia ( leggera o pesante) delle sostanze stupefacenti detenute:

- Droghe leggere: sono le sostanze stupefacenti elencate nelle Tabelle II e IV, per le quali è prevista la pena della reclusione da 2 a 6 anni e della multa da € 5.164,00 a € 77.468,00 ( art. 73 comma 4 TU sostanze stupefacenti).

- Droghe pesanti: sono le sostanze stupefacenti elencate nelle Tabelle I e III, per le quali è prevista la pena della reclusione da 8 a 20 anni e della multa da € 25.822,00 a €258.228,00 (art. 73 comma 1 TU sostanze stupefacenti)

2.1 Pena per spaccio: problematiche di applicazione

Come abbiamo appena detto, la pena per spaccio è diversa a seconda che si tratti di droga pesante o droga leggera. Fino a qualche anno fa, però, la situazione era ben diversa; è importante ripercorrere, seppure brevemente, l’excursus normativo soprattutto per gli effetti che si hanno sui giudizi ancora pendenti.

La l. 49 del 21 febbraio 2006 ( cd. legge Fini-Giovanardi) ha eliminato la previgente distinzione in tabelle tra droghe pesanti e droghe leggere, prevista dalla legge Jervolino-Vassalli, uniformando il trattamento sanzionatorio di tutte le condotte di produzione, traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti. In altri termini, tutte le condotte di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti erano punite allo stesso modo, a prescindere dalla tipologia di droga usata. E la situazione è rimasta tale fino alla sentenza della Corte Costituzionale n. 32 del 25 febbraio 2014.

A seguito della pronuncia di illegittimità costituzionale, sono tornate a rivivere l’art. 73 DPR 309/90 e le relative tabelle nella versione precedente alla novella del 2006, che prevedeva un trattamento sanzionatorio più mite riguardo ai reati aventi ad oggetto le droghe leggere ( pena della reclusione da 2 a 6 anni) rispetto a quelli aventi ad oggetto le droghe pesanti ( pena della reclusione da 8 a 20 anni)

In altri termini, pensiamo, ad esempio, a chi, in passato, sia stato trovato in possesso di marijuana per spaccio e sia stato condannato ad una pena per spaccio ben più aspra di quella che adesso legittimamente gli spetterebbe. Nei confronti del condannato, pertanto, sarebbe in atto l’esecuzione di una pena illegittima e ingiusta, in quanto determinata sulla base di una disciplina dichiarata incostituzionale dopo la sentenza irrevocabile, e contrastante con la finalità rieducativa della pena, principio cardine del nostro sistema penale di cui all’art. 27 comma 3 Cost. In questo caso, per rimediare all’ingiustizia, si dovrà chiedere la rideterminazione della pena proponendo il cd. incidente di esecuzione di cui all’art. 666 c.p.p.

Altro problema riguarda le “nuove” sostanze stupefacenti (ad esempio, la rosa hawaiana) inserite nel sistema tabellare dalla legge Fini-Giovanardi; e anche queste sono venute meno con la sentenza della Corte Costituzionale del 2014. Ne consegue che tutte le condotte, aventi ad oggetto le nuove sostanze, poste in essere nel periodo 2006( entrata in vigore della legge Fini-Giovanardi) e febbraio 2014 ( pronuncia della Corte Costituzionale) sono diventate penalmente irrilevanti.

E ci si chiede quale sia la conseguenza sulle pene già applicate: abbiamo cioè soggetti che si trovano già in carcere a scontare una condanna in seguito ad un fatto avente ad oggetto sostanze stupefacenti, oggi penalmete irrilevanti.

In tali casi, distingueremo:

- Ove i processi siano ancora in corso, sarà possibile ottenere una pronuncia di non luogo a procedere perché il fatto non è previsto dalla legge come reato ( art. 129 c.p.p.);

- Nel caso di processi già definiti con sentenza passate in giudicato, si potrà chiedere la revoca della stessa( art. 673 c.p.p.).

Fonti normative

- P.R. 309 del 9 ottobre 1990: disciplina in materia di sostanze stupefacenti e psicotrope.

- Codice di procedura penale: artt. 129, 666 e 673 c.p.p.

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