Cyberbullismo: cos’è e come viene sanzionato

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Il concetto di cyberbullismo è rilevante per il nostro ordinamento giuridico, che disciplina sanzioni e tutele per le vittime.

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1. L’introduzione della legge 71/2017 per contrastare il fenomeno del cyberbullismo

Nel nostro ordinamento giuridico solo con l’entrata in vigore della legge n. 71/2017 si è cercato di disciplinare la lotta al fenomeno del cyberbullismo. La possibilità di essere tutti virtualmente connessi alla rete se da una parte dovrebbe garantire una maggiore capacità di essere informati, dall’altra è diventata lo strumento per dare anche libero sfogo (come singoli o in gruppo) a rabbie represse e perpetrare feroci aggressioni, che nella vita reale non si ha il coraggio di fare. Tutte riversate contro una determinata persona. Per quel che interessa in questa trattazione, la vittima è un minore (o un suo familiare) che finisce sotto attacco in modo ripetuto e continuo.

In che modo? Attraverso un alternarsi di offese, ingiurie altamente denigratorie, ricatti, diffamazioni, aggressioni che diventano, in alcuni casi, anche peggiori rispetto a quelle che avvengono nella vita reale. Ad attaccare di solito è un altro minore (di età compresa tra i 10 e i 16 anni), che sceglie l’anonimato (ovvero un profilo falso) dietro cui si nasconde, cosa questa che rende più difficile la sua identificazione.

Le “armi” utilizzate dal “cyberbullo” sono quelle che offre internet: chat, social (soprattutto i gruppi su facebook) o le e-mail. Peraltro l’aggressione può riguardare anche uno o più componenti della famiglia del minore. Lo scopo è quello di isolare la vittima ponendo in essere un serio abuso, dannoso, che si spinge fino alla sua messa in ridicolo.

2. Come comportarsi nel caso in cui si è vittima di cyberbullismo

Ogni minore ultraquattordicenne ovvero ogni genitore o soggetto esercente la responsabilità parentale può inoltrare al gestore del sito internet un’istanza. Al fine di ottenere l’oscuramento, la rimozione o il blocco di qualsiasi dato personale del minore diffuso in rete, previa conservazione dei dati originali, che potranno in questo modo sempre essere utilizzati come mezzi di prova.

Qualora il soggetto responsabile (gestore del sito) non provveda all’oscuramento, alla rimozione o al blocco richiesto tempestivamente (ovvero entro 48 ore) l’interessato può rivolgere analoga richiesta, mediante segnalazione o reclamo, al Garante per la protezione dei dati personali (art. 2 l. 71/2017).

3. Il ruolo degli insegnati

Poiché i primi ad accorgersi che qualcosa non va possono essere gli insegnanti, spetta al dirigente scolastico adottare i provvedimenti disciplinari di carattere educativo nel caso in cui viene a conoscenza che un minore è vittima di cyberbullismo.

Ogni istituto scolastico, poi, è tenuto ad individuare fra i docenti un referente con il compito di coordinare le iniziative di prevenzione e di contrasto del cyberbullismo, anche avvalendosi della collaborazione delle forze di polizia. Questo perchè nei casi in cui l’episodio criminoso si consuma negli ambienti scolastici possono rispondere dei danni provocati anche i docenti, ma qui siamo ovviamente all’interno della tutela civilistica.

4. La tutela penale

L’aggressione posta in essere dal cyberbullo può chiaramente avere una rilevanza penale. Perché integra il reato di diffamazione (ex art. 595 c.p.) ovvero di minacce (ex art. 612 c.p.), trattamento illecito dei dati personali (ex art. 167 del codice per la protezione dei dati personali), sostituzione di persona (ex art. 494 c.p.), violenza privata (ex art. 610 c.p.), atti persecutori (ex art. 612-bis c.p.), estorsione (ex art. 629 c.p.), molestia o disturbo alle persone (ex art. 660 c.p.), pornografia minorile (ex art. 600-ter c.p.), detenzione di materiale pornografico (ex art. 600-quater c.p.), interferenze illecite nella vita privata (ex art. 615-bis c.p.), lesioni (ex art. 582 c.p.).

Se i reati commessi sono quelli di diffamazione, minacce o trattamento illecito dei dati personali prima di presentare una querela è possibile ricorrere all’istituto dell’ammonimento, come avviene nei casi di stalking, nei confronti del cyberbullo minorenne. L’istanza viene presentata al questore che procede all’ammonimento nei confronti del soggetto, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge.

Il procedimento penale può essere avviato solo nei confronti di chi ha compiuto quattordici anni e sia capace d’intendere e volere. Se ricorrono queste due condizioni il procedimento si incardina presso il tribunale per i minorenni. Se invece il minore non ha compiuto i quattordici anni non risponde penalmente per l’evento, ma i genitori saranno tenuti al risarcimento del danno, per presunta culpa in educando, così come previsto dal codice civile, per i fatti commessi dal figlio.

Fonti normative

Codice penale: artt. 494, 582, 595, 600-ter, 600-quater 610, 612, 612-bis, 615-bis 629, 660.

Codice dei dati personali: art. 167

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Dottore di Ricerca in Scienze Giuridiche Già Assegnista di Procedura Penale Facoltà di Giurisprudenza – Università degli Studi di Salerno Nata ad Avella (AV) il 23.05.1971 è in possesso di diploma di Maturità Classica (1989). Lo stesso anno si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Salerno. Nell’anno accademico 1997-1998, si laurea, sempre a Salerno, in Giurisprudenza, discutendo con il Prof. Avv. Andrea Antonio Dalia, una tesi in Procedura Penale su "La correlazione tra la imputazione contestata e la sentenza", con voti 110/110. Lo stesso anno inizia una intensa attività di ricerca universitaria, che nell’arco di più di dieci anni andrà sempre più a caratterizzare la propria formazione, grazie alla collaborazione a progetti di alto valore scientifico nel campo della Procedura penale, i cui risultati sono stati poi oggetto di numerose pubblicazioni scientifiche.
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