Quando una persona è vittima di minacce o molestie reiterate, quando le viene causato un grave stato di ansia o di paura, che può arrivare a sfociare nel timore per l’incolumità personale e per quella dei propri cari, al punto da costringere la vittima a modificare le proprie abitudini di vita, è allora che si configura senza ombra di dubbio il reato di stalking.

1. Denunciare uno stalker

Presentare una denuncia per stalking non è diverso dal querelare qualcuno per qualsiasi altro tipo di reato. Ci sono tuttavia alcuni fattori che è importante considerare, primo fra tutti quello relativo alle tempistiche.

La denuncia va infatti presentata entro sei mesi, e non può essere ritirata se non in fase processuale, in modo tale che il giudice in prima persona possa rendersi conto dei motivi per cui il/la querelante opti per il ritiro della stessa. Questo avviene per cercare di tutelare la vittima ed impedire che una denuncia per stalking venga ritirata proprio a causa di ulteriori violenze o soprusi subiti dalla parte offesa.

Esistono inoltre delle sottili ma significative differenze nel procedimento di querela a seconda che ci si rivolga alla procura della Repubblica, sporgendo denuncia al comando dei Carabinieri, oppure al Questore.

Nel primo caso, una volta querelato lo stalker, le autorità svolgeranno le indagini necessarie per accertarsi che le accuse della vittima siano fondate (per questo motivo è fondamentale che il/la querelante siano molto precisi e dettagliati nella descrizione degli atti persecutori subiti). Nel caso che le minacce finiscano subito dopo la denuncia, quest’ultima, come detto, potrà essere ritirata durante il processo.

Se invece ci si rivolge al Questore non esiste più possibilità di ritirare la denuncia: il Questore stesso provvederà infatti a portare una diffida allo stalker, come una sorta di avvertimento finale. Se le molestie continueranno, non occorrerà nemmeno più una denuncia della vittima poiché il procedimento, in questo caso, viene portato avanti d’ufficio. Allo stesso modo si procede senza bisogno di una denuncia anche quando lo stalking viene commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità.

2. Esempio di querela

Come sottolineato in precedenza, la presentazione formale di una denuncia per stalking non è differente da un qualsiasi tipo di querela che possa riguardare un qualunque ambito penale.

Una volta indicati i propri dati, è fondamentale descrivere nel miglior modo possibile le vicende del fatto che costituisce reato, allegando anche qualsiasi documento possa essere utile a questo scopo, così come le dichiarazioni di eventuali testimoni che possono contribuire alla ricostruzione dell’accaduto. Si è già specificato come, affinché si configuri il reato di stalking, è necessario dimostrare che la vittima abbia dovuto modificare le proprie abitudini come conseguenza delle violenze subite, anche se solo verbali.

Ad esempio, potrebbe essere divenuto impossibile compiere il consueto e normale percorso verso il supermercato senza subire apprezzamenti poco graditi e reiterati da parte del molestatore: la vittima di stalking verrebbe quindi costretta a percorrere un tragitto più lungo, e dunque ad un cambiamento non voluto della propria routine quotidiana.

Ecco perciò che diventa decisivo poter contare sull’aiuto di testimoni che confermino l’effettiva modifica delle proprie abitudini come conseguenza dello stalking.

È importante infine richiedere anche l’istanza di punizione, che consiste in una semplice richiesta formale che il colpevole venga processato e punito per i reati commessi. Pur essendo, appunto, una mera formalità, se questa istanza non viene richiesta diventa materialmente impossibile processare e punire lo stalker (salvo nei casi visti precedentemente in cui è prevista la procedura d’ufficio).

Fonti normative

Art. 612 bis Codice penale

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