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Come funziona il diritto al congedo matrimoniale per un lavoratore?

Il matrimonio è uno degli eventi più felici della vita. A migliorarlo ancora di più, c’è il diritto al congedo matrimoniale riconosciuto agli sposi. Vediamo di cosa si tratta e come funziona.

< Diritto di Famiglia e Successioni   # CongedoMatrimoniale   # Matrimonio   # DirittoDiFamiglia  

Si definisce congedo matrimoniale, il periodo di astensione retribuito dal posto di lavoro riconosciuto ad un lavoratore in occasione del proprio matrimonio. La durata corrisponde, in genere, a due settimane; tuttavia può essere di durata superiore, solo se così previsto all’interno del contratto. Tale diritto è esteso anche alle coppie che si uniscono civilmente ai sensi della legge 20 maggio 2016 n. 76 (legge sulle Unioni Civili, comunemente nota come Legge Cirinnà).

Inoltre, occorre subito sottolineare che il periodo di congedo va fruito in modo continuativo: i quindici giorni “di calendario” (come dice la legge) non possono essere spezzati. Si può invece - se vi acconsente il datore di lavoro e nei limiti delle esigenze imprenditoriali – aggiungere alle due settimane ulteriori giorni derivanti da ferie non godute.

Ai fini del diritto di congedo, ciò che conta è che il matrimonio sia valido ai fini civili. Difatti, il matrimonio celebrato con il solo rito religioso e quindi privo di effetti civili, non dà la possibilità di beneficiare del periodo di congedo retribuito.

1. Entro quando si può richiedere il congedo? È possibile richiedere il congedo “posticipato”?

Ferma restando l’impossibilità di far ricadere il congedo durante il periodo delle ferie e men che meno durante il periodo di preavviso di licenziamento, la normativa in materia non è chiara circa la decorrenza e quindi, relativamente al termine entro il quale si possa beneficiare del congedo. Il congedo matrimoniale deve quindi seguire immediatamente le nozze. Su ciò ha fatto chiarezza una pronuncia della Corte di Cassazione (Cass. n. 9150/2012), che ha sottolineato che il periodo di congedo deve essere correlato al matrimonio come diretta conseguenza del matrimonio stesso, e non necessariamente deve essere fruito nei giorni immediatamente successivi, bensì, in un periodo “ragionevolmente connesso” in termini temporali al lieto giorno. Tuttavia, vi sono alcuni contratti nazionali di categoria che prevedono espressamente un termine entro il quale poter fruire della possibilità di congedo: di norma, entro 30 giorni dal matrimonio.

In entrambi i casi il periodo di congedo va concordato con il datore di lavoro, e richiesto con congruo anticipo. Ma come funziona la richiesta? Ed entro quando va avanzata?

2. La richiesta di congedo

Il lavoratore, che sta per sposarsi, deve: inoltrare la domanda di fruizione del congedo matrimoniale al proprio datore di lavoro con un congruo e ragionevole anticipo che, in genere, corrisponde ad almeno 6 giorni, o anche di più, se previsto dai contratti nazionali (taluni prevedono un anticipo di almeno 10 o 15 giorni). All’interno della domanda, vanno indicati i giorni di astensione lavorativa e il datore di lavoro è obbligato a concedere il congedo nel periodo richiesto, a meno di gravi e comprovate esigenze imprenditoriali che lo impediscano.  Al ritorno a lavoro ed entro 60 giorni dal termine del congedo, il lavoratore dovrà consegnare al datore di lavoro il certificato matrimoniale oppure, qualora non fosse possibile produrlo, una documentazione sostitutiva che attesti il matrimonio o l’unione civile. Qui troviamo un fac-simile del documento per richiedere il congedo matrimoniale.

3. Congedo matrimoniale e assegno INPS

Il periodo di congedo matrimoniale è retribuito: in parte tale retribuzione deriva dall’INPS, che concede un assegno del valore pari, in genere, a 8 giorni di retribuzione. La parte restante di retribuzione è a carico del datore di lavoro. La richiesta dell’assegno INPS può essere avanzata tramite il portale web dell’istituto, tramite i patronati o, ancora, mediante il contact center.

Vi sono tuttavia delle categorie di lavoratori escluse dall’assegno matrimoniale INPS. Non ne possono beneficiare, ad esempio, gli impiegati e i dirigenti di aziende artigiane o industriali; i dipendenti di aziende agricole; gli impiegati di enti statali locali e, in generale, gli impiegati di tutte le aziende che non versano il contributo alla Cassa Assegni Familiari (CUAF).

Al contrario, il congedo viene garantito ai lavoratori disoccupati, purché dimostrino che nei 90 giorni antecedenti al matrimonio abbiano lavorato alle dipendenze altrui per almeno 15 giorni.

L’assegno viene conteggiato ai fini del calcolo del TFR e, inoltre, la retribuzione ricevuta durante il congedo è utile per la maturazione delle ferie e della tredicesima.

Fonti normative

- RDL 1334/1937, convertito in L. n. 2387/37

- Corte di Cassazione, sent. 6 giugno 2012, n. 9150

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