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Congedo matrimoniale: come funziona e quando farne richiesta

Il congedo matrimoniale, permette al lavoratore di godere di quindici giorni, di astensione dal lavoro, in occasione del matrimonio o unione civile, considerandolo regolarmente in servizio. Vediamo i dettagli.

< Diritto del Lavoro   # CongedoMatrimoniale   # DurataCongedo  

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1. Congedo matrimoniale: di cosa si tratta?

L’argomento che tratteremo oggi, riguarda il tema del diritto del lavoro, e più precisamente la disciplina relativa al congedo matrimoniale.

Il congedo matrimoniale è un periodo di astensione dal lavoro regolarmente retribuito, di cui il lavoratore può usufruire in occasione della celebrazione del matrimonio, sia civile che religioso (purché in tal caso, avvenga la registrazione dell’atto nei registri dello stato civile) oppure a seguito della formazione di una unione civile.

Durante la fruizione del congedo matrimoniale, il lavoratore è considerato come se fosse regolarmente in servizio, e pertanto ha diritto a ricevere l’assegno per il congedo, il cui importo è a carico dell’INPS o del datore di lavoro, a seconda della categoria produttiva a cui appartenga il lavoratore medesimo (operaio, impiegato, ecc.).

Il congedo matrimoniale, deve essere usufruito in maniera continuativa, non essendone permesso il suo frazionamento, e tale periodo temporale concorre nella computazione sia della tredicesima che dei giorni di ferie riconosciuti al lavoratore, nonché al calcolo del trattamento di fine rapporto spettante a quest’ultimo.

Il godimento del congedo matrimoniale, non può però avvenire né durante i giorni di ferie e né nel periodo di preavviso accordato al lavoratore in caso di licenziamento.

1.1 Chi ha diritto al congedo matrimoniale

Per usufruire del periodo di congedo matrimoniale, il lavoratore che intende beneficiarne deve effettuare un'apposita richiesta al proprio datore di lavoro.

Hanno diritto al congedo matrimoniale:

  • i lavoratori che abbiano intrapreso un rapporto di lavoro da almeno una settimana;
  • coloro che pur se disoccupati, abbiano nei tre mesi precedenti alla celebrazione del matrimonio o alla costituzione dell’unione civile, svolto l’attività lavorativa in qualità di dipendenti in aziende del settore industriale, artigianale o cooperativo;
  • parimenti anche chi non è in servizio per malattia o sospensione del lavoro oppure per richiamo alle armi, può presentare l’istanza di richiesta del congedo fermo restando l’esistenza del rapporto di lavoro.

Non beneficiano invece del congedo matrimoniale, i lavoratori assunti da meno di una settimana e quelli ancora in prova mentre viene concesso anche in caso di seconde nozze.

1.2 Durata del congedo matrimoniale

La durata di godimento del congedo matrimoniale è generalmente di quindici giorni, salvo che specifici accordi sindacali stipulati con le rappresentanze di categoria, a cui appartenga il lavoratore interessato prevedano una durata maggiore.

Come detto, tale periodo deve essere goduto in maniera continuativa, non potendo frazionare i giorni utili al congedo in diversi archi temporali, ed inoltre la durata di quindici giorni del congedo matrimoniale comprende anche i giorni festivi, essendo rapportata ai giorni del calendario e non ai giorni di lavoro, al fine di escludere l’estensione del diritto oltre la durata prestabilita.

1.3 Congedo matrimoniale posticipato

Il diritto al congedo matrimoniale, sorge in occasione del matrimonio o dell’unione civile contratta dal lavoratore e di conseguenza la sua decorrenza deve essere collegata a tali eventi.

Normalmente alcuni contratti di categoria, prevedono espressamente che il periodo del congedo debba essere fruito entro 30 giorni dalla data di celebrazione del matrimonio.

Tuttavia, può accadere che in alcuni casi, il congedo matrimoniale deve essere posticipato, se pur in un arco temporale non troppo distante dalla celebrazione del matrimonio o costituzione dell’unione civile.

Ciò può verificarsi, in presenza di concrete esigenze del lavoratore oppure per esigenze collegate all’organizzazione o all’attività produttiva dell’azienda presso cui è impiegato, che non permettano il godimento immediato del congedo matrimoniale.

2. L’assegno per il congedo matrimoniale: come richiederlo?

Il pagamento dell'assegno per il congedo matrimoniale, avviene con modalità diverse a seconda della categoria produttiva a cui appartenga il lavoratore interessato, dal momento che:

  1. per gli operai, l’assegno è corrisposto da parte dell’INPS (l’importo è anticipato dal datore di lavoro, rimborsato successivamente dall’ente previdenziale) per i primi sette giorni, spettando invece al datore di lavoro in base agli accordi sindacali, integrare l’assegno per i restanti otto giorni lavorativi;
  2. per gli impiegati, invece l’onere è totalmente a carico del datore di lavoro.

Da non dimenticare che al rientro dal viaggio di nozze o comunque dopo aver fruito del periodo di congedo bisogna provvedere a consegnare al datore di lavoro, entro 60 giorni dalla data di matrimonio, il certificato di matrimonio oppure il certificato sullo stato di famiglia, rilasciato dal comune di residenza.

Il lavoratore, tuttavia, può anche sottoscrivere una dichiarazione sostituiva della certificazione richiesta, comprovante lo stato coniugale, indicando gli estremi del matrimonio.

La dichiarazione sostitutiva della certificazione necessaria ad ottenere l’assegno per il congedo matrimoniale può essere rivolta all’INPS, anche da parte dei lavoratori in cerca di occupazione alla data del matrimonio o unione civile, oppure richiamati alle armi.

In tal caso, entro un anno dal matrimonio o unione civile, il lavoratore, può presentare la richiesta di pagamento dell’assegno per il congedo matrimoniale, direttamente all’INPS indicando nella dichiarazione sostitutiva:

  • il suo stato coniugale oppure unito civilmente;
  • lo stato di lavoratore disoccupato o richiamato alle armi, al momento del matrimonio o unione civile;
  • allegando la copia della busta paga, nel caso di lavoratori che abbiano svolto l’attività lavorativa nei settori industriali, artigianali o cooperativi, in qualità di dipendenti, nei tre mesi antecedenti alla celebrazione, per un periodo di almeno quindici giorni.

Roberto Ruocco

Fonti normative

Regio decreto n. 1334 del 1937: articolo 1.

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