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Qual è la procedura per contestare una multa da Autovelox?

Oggigiorno sono sempre più numerosi i conducenti che si trovano a pagare multe da autovelox per eccesso di velocità, talvolta anche salate. Basti pensare, del resto, come in alcuni periodi dell’anno, per esempio, d’estate, molti Comuni riescono a fare cassa grazie agli introiti derivanti dalle multe.

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 contestare multa Autovelox approfondimento AvvocatoFlash

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1. Autovelox: caratteristiche tecniche

Gli autovelox devono avere determinate caratteristiche per poter essere considerati regolarmente istituiti, altrimenti le multe che da essi scaturiscono non sono valide. Essi, infatti, devono essere:

  • omologati dal Ministero dei Trasporti;
  • segnalati in modo evidente agli automobilisti mediante cartelli e/o segnali luminosi;
  • segnalati anche se si tratta di autovelox mobili in dotazione a una pattuglia;
  • tarati, collaudati e verificati;
  • riconoscibili anche di notte;
  • utilizzati solo dagli organi che svolgono funzioni polizia stradale.
  1. Le segnalazioni devono essere posizionate in modo da permettere all’automobilista di rallentare e devono essere visibili, quindi non nascoste o coperte da oggetti o vegetazione. La segnaletica deve essere sistemata a una distanza adeguata, infatti, i cartelli che segnalano la presenza dell’autovelox possono trovarsi, al massimo, a 4 km di distanza dell’apparecchio. Anche se i limiti minimi sono differenti a seconda del tipo di strada: si parla di 80 metri sulle strade urbane; 250 metri sulle extraurbane e sulle autostrade e 150 metri sulle extraurbane secondarie e sulle strade urbane di scorrimento. Il Ministero dei Trasporti ha da poco ammesso, con il parere n.2071 del 6 maggio 2015, al c.d. Scout Speed: si tratta di un autovelox per il controllo dinamico della circolazione che, invece, non ha bisogno di segnalazione. La nota ministeriale specifica che le foto dovranno comunque assicurare la privacy dei passeggeri e del guidatore, soprattutto per quanto riguarda gli scatti frontali. Non solo, ma sul tema della segnalazione degli autovelox è intervenuta anche la direttiva Minniti, con la quale si stabilisce che devono essere eliminati anche quei cartelli che segnalano la possibile presenza di autovelox in strade in cui, invece, i controlli non vengono svolti;
  2. Per quanto riguarda il punto n. 4, la questione della taratura dell’autovelox è stata a lungo discussa dai Tribunali, i quali di prima battuta sembravano sostenere la teoria della non necessità della verifica dei dispositivi, respingendo conseguentemente i ricorsi presentati dagli automobilisti che lamentavano l’assenza di verificazione del corretto funzionamento dell’apparecchio. Fondamentale a questo proposito è stato l’intervento della Corte di Cassazione che, con la sentenza 11 maggio 2016 n. 9645, ha stabilito espressamente che “le apparecchiature di rilevazione automatica della velocità devono tassativamente essere sottoposte a tarature e verifiche del buon funzionamento, con cadenza periodica (deve essere tarato al massimo un anno prima del momento della rilevazione) e senza eccezioni”, per garantire una maggior tutela all’automobilista stesso. Infatti, se si sospetta che siano scaduti i termini per la taratura, è possibile anche presentare un’istanza di accesso agli atti amministrativi e richiedere di visualizzare il verbale rilasciato dalla società che ha svolto l’operazione: è importante ricordare che l’esperimento di tale facoltà non interrompe i termini per poter presentare il ricorso.

2. Le multe da Autovelox

Se è vero che le multe sono più che legittime in tutti i casi in cui si pone in essere un comportamento scorretto alla guida del proprio veicolo, mettendo in pericolo non solo la propria vita ma anche quella degli altri (conducenti e pedoni), altrettanto non può dirsi per chi rispetta le regole del codice della strada. Per gli imprudenti, infatti, la multa rappresenta solo una blanda sanzione, a cui si aggiunge la sospensione o il ritiro della patente nonché una condanna penale per i casi più gravi di omicidio stradale.

La multa da autovelox, tuttavia, viene usata spesso come mezzo per incrementare le entrate dei singoli Comuni a dispetto dei poveri automobilisti, rispettosi del codice della strada. Allora questi come possono reagire? Sono costretti a pagare oppure possono opporsi?

La risposta è abbastanza semplice. Si deve, innanzitutto, leggere attentamente quanto è riportato nel verbale, cioè la violazione contestata e, se si è certi della correttezza del proprio comportamento, rivolgersi immediatamente ad un avvocato. L’ausilio dell’avvocato, infatti, è fortemente consigliato giacché indicherà la strada migliore da seguire (ricorso al prefetto o al giudice di pace o, in alternativa, il pagamento della multa).

Vediamo ora nello specifico come si propone un ricorso avverso una multa da autovelox.

3. Elementi della multa

Fondamentale per l’automobilista che vuole contestare una multa a suo carico è procedere ad un’adeguata verifica della stessa, ovvero ad un controllo dettagliato del suo contenuto. Infatti, per essere valido, il verbale deve contenere fornire alcune indicazioni fondamentali, quali, ad esempio:

  • il modello dell’apparecchio utilizzato e la sua omologazione rilasciata dal Ministero dei Trasporti;
  • la tollerabilità in percentuale dello strumento;
  • la verifica della funzionalità del rilevatore;
  • tipo di postazione utilizzata;
  • modalità di utilizzo di rilevatori (in particolare per i Telelaser).

Ci sono poi degli ulteriori elementi che possono invalidare il verbale, quali la mancata indicazione del giorno, del luogo o della località dell’infrazione, della targa o della norma violata.

È inoltre possibile presentare il ricorso anche se qualora si ritenga che sulla strada non sia stata posizionata la segnaletica necessaria ovvero che i segnali non rispettino le distanze minime e massime previste dalla legge. Non solo, ma anche la scarsa visibilità dell’autovelox è una motivazione a cui appellarsi per non pagare la multa. La direttiva Minniti chiarisce che:

  • Per gli autovelox fissi è necessario che venga riportato il simbolo o l’indicazione dell’organo di polizia che effettua il controllo;
  • Per gli autovelox mobili è necessaria la presenza dell’agente in divisa e, se possibile, dell’auto con colori istituzionali.

4. Notifica della multa

Affinché la multa da autovelox sia valida, questa dovrà essere contestata all’automobilista immediatamente o, comunque, entro e non oltre i 90 giorni da quando il fatto è stato commesso. Ai fini del calcolo del termine di cui sopra, è importante ricordare che farà fede la data di spedizione della raccomandata e non quella di ricevimento. Ciò significa che la multa spedita oltre il novantesimo giorno sarà nulla per difetto di notifica.

In altri termini, se il verbale non è stato consegnato subito all’automobilista che ha commesso l’infrazione, esso dovrà essere spedito nel termine inderogabile di 3 mesi dalla data dell’infrazione stessa. In caso contrario, decorso il termine consentito dalla legge, il conducente non dovrà pagare nulla di quanto eventualmente richiestogli.

5. Come fare ricorso

Una volta ricevuta la multa, all’automobilista che vuole contestare il verbale, si prospettano due possibilità:

  • Ricorso al prefetto;
  • Ricorso al giudice di pace.

Ovviamente se il conducente vuole fare ricorso, nel frattempo non deve procedere al pagamento della multa: infatti, non è possibile pagare la multa e presentare ricorso in un momento successivo.

I termini per fare ricorso, che devono necessariamente essere osservati a pena di decadenza, sono diversi:

  • qualora si voglia presentare Ricorso al prefetto, deve essere fatto entro e non oltre i 60 giorni che decorrono dal giorno successivo all’infrazione (se il verbale è stato consegnato subito) o dal ricevimento della raccomandata (se, invece, il verbale è stato spedito);
  • in alternativa, la proposizione del Ricorso al giudice di pace, deve essere effettuato entro e non oltre i 30 giorni che decorrono a loro volta dal giorno successivo all’infrazione (se il verbale è stato consegnato subito) o dal ricevimento della raccomandata (se il verbale è stato spedito).

Tali diverse modalità di proposizione si differenziano anche per i costi che l’automobilista dovrà sostenere: nel caso si proponga ricorso al giudice di pace è previsto un contributo unificato pari ad € 43,00 per tutte le multe d’importo pari o inferiore ad € 1.033,00. Se, invece, l’importo della multa sale fino ad € 1.100,00 oltre al contributo unificato è richiesto il pagamento di un bollo pari ad € 27,00. Qualora il ricorso sia poi accolto, le somme versate saranno restituite.

Nel caso, invece, di ricorso al prefetto, i costi saranno minimi in quanto non sono previsti contributi e marche da bollo, ma la conseguenza gravosa per l’automobilista consiste nel fatto che se il ricorso sarà respinto, l’importo da pagare indicato nella multa ricevuta verrà raddoppiato.

È bene, inoltre, che il conducente abbia chiaro che non è possibile proporre contemporaneamente sia il ricorso al giudice di pace sia al prefetto, infatti, i due mezzi sono alternativi. Il consiglio migliore è quello di rivolgersi ad un avvocato, l’unico in grado di scegliere consapevolmente la strada più adeguata da percorrere.

6. Differenza tra ricorso al prefetto e ricorso al giudice di pace

È giocoforza precisare che se si vuole fare ricorso non si deve procedere al pagamento della multa. Non è possibile, infatti, pagare la multa e poi fare ricorso.

I termini per fare ricorso, che devono essere osservati a pena di decadenza, sono diversi:

  • Ricorso al prefetto: entro e non oltre i 60 giorni che decorrono dal giorno successivo all’infrazione (se il verbale è stato consegnato subito) o dal ricevimento della raccomandata (se il verbale è stato spedito)
  • Ricorso al giudice di pace: entro e non oltre i 30 giorni che decorrono dal giorno successivo all’infrazione (se il verbale è stato consegnato subito) o dal ricevimento della raccomandata (se il verbale è stato spedito)

I non residenti in Italia hanno, invece, 60 giorni di tempo per proporre ricorso al giudice di pace o al prefetto.

Vi è, inoltre, una differenza riguardante i costi.

Nel caso del ricorso al giudice di pace è previsto un contributo unificato di 43 € per tutte le multe d’importo pari o inferiore a 1033 €. Se la multa arriva a 1100 € bisognerà aggiungere un bollo di 27 €.

A ben vedere, più è alto l’importo della multa, più alti sono gli importi del contributo e delle marche da bollo da versare. Qualora il ricorso sia accolto, le somme saranno restituite.

Nel caso del ricorso al prefetto, invece, i costi saranno minimi in quanto non sono previsti contributi e marche da bollo. Se, tuttavia, il ricorso sarà respinto, la multa da pagare sarà d’importo raddoppiato.

Deve osservarsi che non è possibile proporre contemporaneamente sia il ricorso al giudice di pace sia al prefetto. I due mezzi sono alternativi: o l’uno o l’altro. Per tale ragione potremmo definire necessario rivolgersi all’avvocato, l’unico in grado di scegliere consapevolmente il provvedimento più opportuno da adottare.

Alice Gottani

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