Quali funzioni svolge un tutore legale?

// Diritto Civile  
# Tutore  

La tutela è uno strumento di protezione a favore di coloro che necessitano dell'assistenza di un soggetto che compia gli atti in nome e per loro conto. Vediamo meglio di cosa si tratta.

1. Il tutore

L'argomento che tratteremo oggi riguarda il tema del diritto tutelare e, più precisamente, che funzioni svolge un tutore legale.

La tutela si rende opportuna qualora il soggetto tutelato, a causa della minore età o a seguito della sentenza che ne dichiari l’interdizione, non sia in grado di provvedere autonomamente alla cura dei propri interessi personali e patrimoniali.

Il tutore, quindi, è un rappresentante legale preposto alla cura e gestione del patrimonio; è nominato dal giudice quando occorre fornire tutela giuridica a soggetti considerati dall'ordinamento incapaci d’agire.

La tutela, può riferirsi:

  • Ai minorenni, qualora i genitori siano deceduti o, per qualsiasi causa, non possano esercitare la responsabilità genitoriale;
  • Ai soggetti interdetti, ossia i maggiorenni ed i minori emancipati che non siano grado di provvedere ai loro bisogni, trovandosi in uno stato di abituale infermità di mente (a cui si applicano le disposizioni previste per i minori).

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1.1 Chi lo può nominare?

La nomina del tutore nei confronti di minori è di competenza del giudice tutelare del tribunale ove il minore è domiciliato.

Egli procede d’ufficio a seguito della notizia di un fatto che comporta l’apertura della tutela da parte:

  • Dell’ufficiale di stato civile, in caso di decesso del genitore con figli minorenni o nascita da genitori sconosciuti;
  • Dal notaio, qualora un testamento preveda la nomina del tutore;
  • Dai parenti entro il terzo grado del tutelato, quando apprendano una circostanza meritevole di tutela.

A seguito della comunicazione, il giudice tutelare nomina il tutore con decreto motivato d’ufficio dal giudice tutelare o su istanza di interessati.

La nomina del tutore nei confronti dell’interdetto avviene su ricorso dei suoi prossimi congiunti (coniuge, convivente, dai parenti o affini entro il quarto e secondo grado, dal tutore o dal pubblico ministero). Qualora i genitori esercitino la responsabilità genitoriale sul tutelando, il ricorso può essere promosso soltanto da essi e dal pubblico ministero.

A seguito del ricorso (ove è necessaria l’assistenza legale di un professionista) il giudice provvede all’ascolto dell’interessato e all’assunzione dei mezzi istruttori necessari all’emanazione della sentenza di interdizione.

1.2 Chi può ricoprirlo?

Il giudice tutelare provvede alla scelta del tutore per i minori, individuandolo:

  • Nella persona indicata nel testamento, in un atto pubblico, in una scrittura privata autenticata o dal genitore che ha esercitato per ultimo la responsabilità genitoriale;
  • Nei nonni o altri parenti o affini (zii, fratelli o sorelle), in mancanza di indicazione del genitore o qualora sussistano gravi motivi ostativi alla nomina della persona indicata.

È necessario, infatti, l’ineccepibile condotta e capacità di educare e istruire il minore. In mancanza di parenti o altri soggetti presso il domicilio del minore, il giudice può affidare l’incarico ad enti di assistenza o strutture presso cui egli si trovi.

La tutela degli interdetti può essere ricoperta dal soggetto indicato (direttamente dal tutelando) in un atto pubblico o in una scrittura privata autentica o dai suoi genitori in previsione di una futura incapacità.

In mancanza di questo, la scelta ricade tra i prossimi congiunti del tutelato come il coniuge non separato (o la persona stabilmente convivente) oppure gli altri parenti entro il quarto grado.

Il giudice può nominare un soggetto diverso dai familiari, ove sussistano gravi motivi, anche se resta esclusa la designazione a favore degli operatori delle strutture che abbiano in cura il soggetto.

Per quanto riguarda i costi, l’incarico si presume gratuito anche se il giudice può disporre un’indennità per il tutore, in caso di complessità dell’incarico.

È esclusa la nomina per incapacità:

  • Per i minori interdetti o inabilitati;
  • Per i soggetti esclusi direttamente dal genitore che ha esercitato per ultimo la responsabilità genitoriale;
  • Per chi ha o potrebbe avere una controversia con il tutelato;
  • Per chi ha perso la responsabilità genitoriale o rimossi da un’altra tutela;
  • Per i soggetti falliti ancora non cancellati dal relativo registro.

In alcuni casi è possibile proporre domanda di dispensa:

  • Per chi ricopre alte cariche istituzionali o ecclesiastiche;
  • Per chi abbia compiuto 65 anni o abbia tre figli;
  • Per chi svolga già un incarico di tutore;
  • Per chi sia impossibilitato all’incarico per infermità mentale.

2. Le funzioni del tutore

A seguito della nomina, il tutore presta giuramento ad esercitare l’incarico con diligenza rispondendo, in caso d’inadempienza, dei danni provocati.

Egli deve prendersi cura del tutelato provvedendo all'istruzione ed educazione, a rappresentarlo negli atti personali e patrimoniali, amministrare i beni e tenere regolarmente la contabilità di gestione, dandone conto annualmente al giudice tutelare.

Per alcuni atti è necessaria l’autorizzazione del giudice tutelare, ossia:

  • Per l’investimento di capitali o assunzione di obbligazioni;
  • Per l’acquisto di beni (tranne per quelli mobili necessari alle esigenze quotidiane);
  • Per accettare o rinunciare eredità, donazioni o legati modali;
  • Per concludere locazioni immobiliari ultra-novennali;
  • Per promuovere giudizi, salvo per azioni possessorie e procedimenti conservativi.

Per altri atti, occorre invece l’autorizzazione del tribunale, su parere del giudice tutelare:

  • Per le alienazioni sia a titolo oneroso che gratuito dei beni del tutelato;
  • Per costituire pegni, ipoteche o procedere a divisione;
  • Per stipulare compromessi o transazioni.

Gli atti compiuti senza l'autorizzazione del giudice tutelare o del tribunale, possono essere annullati su istanza del tutore, del tutelato, dei suoi eredi o aventi causa.

L’incarico di tutore può terminare:

  • Per rimozione, in caso di negligenza o incapacità a gestire l’incarico, per abuso di potere, nel caso in cui sia pregiudizievole per la tutela o perché divenuto insolvente;
  • Per esonero dall’incarico qualora sia particolarmente gravoso;
  • Decorsi dieci anni dalla tutela, fatta eccezione per i prossimi congiunti;
  • Qualora sia venuta meno la causa dell’interdizione.

In questi casi, deve rendere il conto finale al giudice tutelare che provvederà ad approvarlo.

Fonti normative

Codice civile: art. 343 - 389

Codice civile: art. 414 - 432.

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