La capacità d’agire concerne l’aspetto dinamico delle relazioni tra i soggetti dell’ordinamento e consiste nella capacità di porre in essere atti e negozi giuridici attraverso cui disporre del proprio patrimonio o alienando diritti e assumendo doveri.

privo capacità di agire

Tale liberalità nel compiere atti e negozi giuridici, a differenza della capacità giuridica che si acquista con la nascita, è subordinata al raggiungimento della maggiore età.

Possono intervenire, tuttavia, cause di esclusione parziale o totale di tale capacità di agire. La principale ipotesi di incapacità legale è costituita dall’interdizione legale ex art. 32 c.p. che può conseguire alla condanna all’ergastolo o alla pena della reclusione superiore ai cinque anni, dunque, essa è prevista come conseguenza automatica di determinati presupposti individuati dalla legge.

A differenza dell’incapacità naturale, che consegue ipso iure al verificarsi dei presupposti individuati dalla legge, l’incapacità naturale necessita, per produrre i suoi effetti, dell’accertamento da parte del Giudice dello stato di incapacità di intendere e di volere in costanza del quale sia stato posto in essere un atto o un contratto.

La perdita della capacità a seguito dell'interdizione è assoluta: l'interdetto è incapace di compiere validamente qualsiasi atto patrimoniale, anche di piccola entità: non può fare testamento; non può contrarre matrimonio; non può riconoscere un figlio naturale.

Tuttavia, il giudice può stabilire che l'interdetto conservi la capacità con riguardo a taluni atti di ordinaria amministrazione. Dall’accertamento dell’incapacità naturale, inoltre, deriva un effetto invalidante relativo ai singoli atti che siano stati compiuti in tale stato di fatto.

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