Riforme Pensioni INPS: Notizie 2017

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Il tema della pensione di vecchiaia in Italia, oltre ad essere da anni al centro del dibattito mediatico e politico, è oggetto ricorrente delle preoccupazioni dei cittadini

L’età pensionabile sembra un miraggio a molti lavoratori. Quando si va in pensione, poi, ci si deve spesso accontentare di somme insufficienti a sostenere le necessità quotidiane personali e familiari. Le ultime notizie sull’argomento arrivano dal dibattito parlamentare di questi giorni.

Il testo del Disegno di Legge di Bilancio 2017 approvato dal Governo; è arrivato, seppure con ritardo, all’attenzione del Parlamento, che cercherà di esaminarne contenuto ed emendamenti nel più breve tempo possibile. La norma contiene, tra le altre, novità sulle pensioni ancora al centro delle discussioni di Camera e Senato. Esse toccano molti argomenti, tra cui l’Opzione Donna, l’APE (Anticipo Pensionistico), i lavori usuranti e precoci.

L’iter di approvazione della Legge è ancora in fase di “lavori in corso”; è necessario, pertanto, tenersi in costante aggiornamento perché anche in tema di pensioni, le novità di oggi potrebbero subìre sino all’approvazione definitiva della Legge piccole modifiche od integrazioni.

Pensioni: news ed approfondimenti

Vediamo nello specifico quali sono le misure principali attraverso cui il Parlamento intende intervenire in ambito pensionistico.

L’Opzione Donna

L’ultima novità della Legge in tema di pensione delle donne dovrebbe essere la proroga, fino al 31 luglio 2016, del periodo utile alle lavoratrici per maturare i requisiti necessari ad accedere al regime pensionistico “Opzione Donna”.

Opzione Donna è uno speciale regime pensionistico sperimentale introdotto nel 2004 da una norma transitoria la cui efficacia si è protratta sino ad oggi e, a quanto sembra, verrà ulteriormente prolungata dalla Legge di Bilancio 2017. Questo regime sperimentale permette alle donne di andare in pensione a 57 anni (58 se si tratta di lavoratrici autonome), purché abbiano accumulato nell’arco della loro carriera almeno 35 anni di contributi.

Se la donna decide di avvalersi di questa possibilità, il suo assegno pensionistico sarà calcolato con il metodo contributivo, meno vantaggioso per la lavoratrice rispetto al metodo retributivo. Con il metodo contributivo, infatti, il calcolo della pensione INPS tiene conto dei contributi versati durante tutta la carriera del lavoratore; con il metodo retributivo, al contrario, si considerano solo le ultime retribuzioni ricevute.

La differenza dell’assegno pensionistico che può venir fuori a seconda del metodo di calcolo dipende dalla carriera che la singola lavoratrice ha fatto; in linea di massima l’utilizzo del metodo contributivo al posto del metodo retributivo può determinare un assegno pensionistico inferiore in una percentuale tra il 25% ed il 40%.

L’emendamento all’esame del Parlamento, quindi, permetterebbe l’accesso a questo particolare regime pensionistico anche alle donne che entro il 31 luglio 2016 hanno raggiunto i requisiti necessari (35 anni di contributi e 57 di età).

L’Anticipo Pensionistico

Altra novità che potrà incidere sul calcolo della data della pensione dei lavoratori è l’introduzione dell’APE (Anticipo Pensionistico).

Si tratta di una misura transitoria (sarà efficace da maggio 2017 a dicembre 2018) che consente ai lavoratori in possesso di determinati requisiti di anticipare la data della loro pensione: il pensionamento, per i fruitori dell’APE, potrà avvenire fino a 3 anni e 7 mesi prima della normale scadenza.

L’APE dovrebbe essere introdotto in due forme diverse:

L’APE volontario, rivolto a quei lavoratori che, in possesso di determinati requisiti, decidano di usufruirne e L’APE social, indirizzato a categorie svantaggiate di lavoratori.

Vediamo nel dettaglio caratteristiche e differenze delle due misure.

  1. L’APE volontario

L’Anticipo Pensionistico Volontario consiste in un meccanismo che permetterà ai lavoratori con i requisiti richiesti dalla norma di anticipare il proprio pensionamento grazie ad un prestito erogato dall’INPS per mezzo di Istituti Bancari od Assicurativi.

Tale prestito, la cui misura sarà rapportata all’entità della futura pensione del lavoratore, servirà a pagare gli assegni del lavoratore per il periodo in cui lo stesso “godrà” dell’anticipo pensionistico.

Sarà poi attraverso un prelievo (ventennale) sulla futura pensione del medesimo lavoratore che la somma prestata verrà restituita al soggetto erogatore.

Per poter accedere alla misura, i lavoratori debbono essere in possesso dei seguenti requisiti:

  1. Avere almeno 63 anni di età;
  2. Aver versato contributi per almeno 20 anni;
  3. Trovarsi a non più di 3 anni e 7 mesi dalla data di pensionamento;
  4. Avere diritto ad una futura pensione superiore almeno 1,4 volte alla soglia minima INPS (quindi pari a 700,00 euro circa).

Al lavoratore in possesso di questi requisiti, converrà fare un calcolo della pensione anticipata prima di richiedere l’accesso all’APE. Come già accennato, infatti, i suoi assegni mensili verranno poi decurtati dell’importo necessario a ripagare il prestito ricevuto durante il periodo di pensione anticipata.

  1. L’APE Social

L’Anticipo Pensionistico Sociale consentirà ai lavoratori, al pari dell’APE volontario, di anticipare la propria pensione fino a 3 anni e 7 mesi.

La particolarità di questa misura è che, essendo rivolta a categorie svantaggiate di lavoratori, il peso dell’anticipo pensionistico resta interamente a carico dello Stato, senza l’intervento di Banche od altri Istituti.

L’APE Social nel 2017 sarà rivolta alle seguenti categorie di lavoratori:

  1. Disoccupati che non godono di ammortizzatori sociali ma che hanno almeno 30 anni di contributi;
  2. Lavoratori con almeno 30 anni di contributi che assistano parenti di primo grado con disabilità grave;
  3. Lavoratori con almeno 30 anni di contributi che soffrano di particolari condizioni di salute;
  4. Lavoratori con almeno 36 anni di contributi occupati in attività gravose (macchinisti, insegnanti d’asilo, etc.).

Per poter avere accesso all’APE Social, i lavoratori appartenenti a queste categorie devono avere una soglia di reddito inferiore ad euro 1.500,00.

La RITA

La RITA (Rendita Integrativa Temporanea Anticipata) sarà una misura dall’applicazione poco estesa. Essa è infatti diretta solo ai lavoratori che abbiano fatto ricorso ai Fondi di Pensione Integrativa, ovverosia meno di un quarto degli aventi diritto.

Tra questi, inoltre, potranno accedervi solo i lavoratori di almeno 63 anni di età con 20 anni di contributi.

La RITA permetterà, a chiunque abbia una rendita integrativa, di disporre del “reddito ponte” prima di arrivare all’età effettivamente prevista per il loro pensionamento. Viste le caratteristiche strutturali di tale istituto, pare evidente che sia stato ideato col fine di ridurre l’impatto dell’APE. Il lavoratore in possesso della rendita integrativa potrà, difatti, grazie alla RITA, fare a meno (del tutto od in parte) del prestito per il Pensionamento Anticipato.

Lavoro precoce

Altra novità che dovrebbe essere introdotta è il riconoscimento del Lavoro precoce, la cui disciplina si applicherà ai lavoratori che abbiano lavorato almeno 12 mesi prima del diciannovesimo anno di età, e che rientrino in una delle seguenti categorie svantaggiate e particolarmente meritevoli di tutela:

  1. disoccupati;
  2. invalidi;
  3. con parenti affetti da disabilità grave da assistere;
  4. chi ha svolto lavori pericolosi;
  5. chi ha svolto lavori usuranti alla stregua del Dlgs n. 67/2011

Dal 1 maggio 2017, se la; misura sul Lavoro precoce verrà approvata, i lavoratori in possesso di questi requisiti potranno andare in pensione semplicemente avendo accumulato 41 anni di contributi, indipendentemente cioè dalla loro età anagrafica.

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