Può accadere che la situazione economica contingente richieda la necessità di un ricorso ai servizi offerti dagli istituti di credito.

In passato l’unico strumento messo a disposizione dalle banche nei confronti dei clienti era quello del prestito bancario. Negli ultimi anni, tuttavia, a tale istituto è andato aggiungendosi quello dell’affidamento, meglio noto come fido bancario.

Orbene, mediante esso il singolo cliente si assicura la possibilità di utilizzo di una somma di denaro che la banca si obbliga a mettere a sua disposizione in conto corrente e che potrà essere utilizzata.

In base alle proprie esigenze il cliente può utilizzare tutta la somma o solo una parte di essa, obbligandosi personalmente al pagamento degli interessi – che, in base agli accordi stipulati con l’istituto di riferimento, possono essere a scadenza trimestrale, semestrale ovvero annuale – commisurati per il singolo periodo alla cifra di cui si è effettivamente usufruito.

La somma prevista dal contratto di fido bancario può essere utilizzata una sola volta, anche se con prelievi parziali – si parla in tal caso di “apertura semplice” – ovvero può essere utilizzata in una o più soluzioni e ripristinata con versamenti successivi – si avrà in tal caso “apertura in conto corrente”.

In base a quanto sin qui affermato si può concludere, quindi, che l’elemento di differenziazione rispetto ad un normale prestito o finanziamento bancari consiste nel fatto che nell’affidamento il cliente può fare uso anche di una sola parte della somma che la banca mette a sua disposizione e corrispondere, salvi i costi fissi di gestione, gli interessi per la sola cifra di cui abbia effettivamente disposto.

Per meglio comprendere tale discrasia può essere utile ricorrere ad un esempio. Si ponga il caso che l’istituto di credito metta a disposizione del cliente 20.000 euro e che la corresponsione degli interessi per tale operazione debba avvenire su base annuale.

Tale cifra, pertanto, sarà quella che andrà ad aggiungersi a quanto già disponibile sul conto corrente del cliente e della quale quest’ultimo potrà usufruire qualora le personali esigenze economiche siano tali da richiedergli uno “sforamento”.

Alla scadenza del termine pattuito nel contratto per la restituzione della somma il cliente al quale sia stato concesso l’affidamento dovrà corrispondere gli interessi relativi alla cifra alla quale abbia effettivamente fatto ricorso in eccedenza a quanto effettivamente già presente sul conto corrente.

Risulta di tutta evidenza, pertanto, che l’affidamento può essere concesso esclusivamente da una banca presso la quale il singolo abbia già un conto corrente aperto. A questo punto della trattazione resta da chiedersi quali siano i costi per un affidamento.

La prima voce è quella che attiene ai costi di gestione e che non può eccedere lo 0,5% ogni trimestre e che viene addebitata a prescindere dall’impiego della somma concessa dalla banca. La seconda voce attiene, invece, agli interessi di commissione di massimo scoperto e viene addebitata al correntista allorché si verifichi uno scoperto oltre il limite concesso per il fido.

In questo caso la percentuale è stabilita direttamente dalla banca. Tabella riassuntiva costi medi per un affidamento bancario:

Città Costo fisso fissato ex lege Costo variabile medio
MILANO Circa 0,5% a trimestre per un massimo del 2 % su base annua 15,4% su base annua
ROMA ROMA Circa 0,5 % a trimestre per un massimo del 2 % su base annua 11,76 % su base annua 11,76 % su base annua
NAPOLI NAPOLI Circa 0,5% a trimestre per un massimo del 2% su base annua. 15,27% su base annua 15,27% su base annua