Oggi giorno sono tantissimi i giovani che decidono di indossare la toga per calarsi nei panni dell’avvocato. La strada dell’avvocatura è lunga e tortuosa, per questo motivo esistono nel nostro sistema delle agevolazioni per i giovani avvocati che si ritrovano a dover aprire una Partita IVA. Vediamo come si fa.

partita iva giovani avvocati

1. L’apertura della Partita IVA: più semplice di quel che sembra!

Uno dei primi passi per poter svolgere la professione è sicuramente l’apertura della Partita IVA, che può far paura, ma in realtà non è nulla di impossibile anche perchè può essere aperta molto facilmente on-line, tramite una procedura del tutto gratuita. Prima di fare ciò, il professionista si dovrà iscrivere all’albo dell’ordine di appartenenza, e solo dopo potrà aprire una Partita IVA.

Per iniziare la procedura di apertura, bisognerà compilare in modo adeguato il modulo AA9/12 con i seguenti dati: 

  • residenza;
  • dati fiscali;
  • sede dell’attività;
  • codice ATECO (una sorta di codice fiscale che identifica l’attività);
  • regime fiscale che si vuole adottare.

Il codice ATECO, essendo identificativo dell’attività professionale, dovrà essere inserito con attenzione, per questo è auspicabile il supporto di un consulente fiscale, di un CAF o di un servizio telematico come Fiscozen.

2. Cos'è il regime forfettario

Il regime forfettario è quel tipo di regime fiscale che risulta essere tra i più convenienti, per varie ragioni.
La franchigia IVA, renderà molto più semplice la vita non solo all’avvocato stesso, che potrà quindi abbassare le tariffe delle sue prestazioni, ma anche al commercialista che tiene la contabilità dell’avvocato.

Altro vantaggio prezioso è la presenza di un’imposta sostitutiva con un’aliquota dal valore assolutamente basso, che va dal 5 al 15 % a seconda che l’attività sia una start up o meno. La presenza di un’unica imposta significa che il possessore della Partita IVA non pagherà l’IRPEF, l’IRAP, né imposte di altra natura.

Il regime forfettario non prevede nemmeno la ritenuta d’acconto, quindi l’avvocato andrà ad incassare praticamente il 100 % della fattura. Vi sono però ovviamente delle condizioni da rispettare affinché si possa accedere a questo regime agevolato: la soglia del fatturato lordo incassato infatti è quella di 65.000 Euro annui.

A questo punto una domanda sorge spontanea: cosa succede se questa soglia viene superata? In questo caso, si potrà continuare a godere del regime forfettario fino a fine anno, ma a partire dal primo gennaio dell’anno successivo, il regime dovrà essere abbandonato.

3. Quante imposte si pagano con il regime forfettario?

La base imponibile su cui versare le imposte è il 78% del fatturato annuo incassato. Pertanto, il rimanente 22%, non considerato base imponibile, si deduce per le spese forfettarie che lo Stato riconosce agli avvocati, a prescindere che le abbiano sostenute e rendicontate.

Per essere un po’ più pratici, si presti attenzione a quanto segue: se l’avvocato ha un fatturato di 30.000 Euro, l’imponibile su cui si pagano tasse e contributi si calcola sottraendo il 22 % al fatturato lordo, su cui si pagheranno le tasse in base al coefficiente di redditività (quindi avremo 30.000 - ( 30.000 x 22%) = 23.400).

Così facendo l’avvocato dovrà pagare 23.400 x 5 % = 1.170 Euro di tasse. A queste, ovviamente, si deve aggiungere quanto dovuto alla cassa forense che non è compresa nel regime forfettario.

Pietro Luigi Stellaccio

Fonti Normative

www.agenziaentrate.gov.it

Il sole 24Ore

Legge 24.12.07 n. 244

 

Le informazioni fiscali presenti in questo articolo, sono state revisionate dai consulenti fiscali specializzati di Fiscozen.

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